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Parashat Noach 5764
"E Cush generò Nimrod, egli inizò ad essere forte nella terra. Egli era forte nella caccia dinanzi al Signore, per questo verrà detto: 'Come Nimrod, forte nella caccia davanti al Signore'." (Genesi X, 8-9)
"ad essere forte: per far ribellare tutto il mondo contro il Santo Benedetto Egli Sia con la congiura della generazione della dispersione." (Rashì in loco)
Si fa un gran parlare di globalizzazione, di quanto il mondo sia sempre più un unico grande villaggio globale. La nostra Parashà ci porta in un mondo lontano (ma poi così tanto?) nel quale tutta l'umanità era riunita in una grande valle, che ha dato i natali al mondo civilizzato così come noi lo conosciamo. È il mondo della "generazione della dispersione", la generazione di coloro che volevano costruire una Torre che preservasse la loro unità e che furono invece dispersi ai quattro angoli della terra, separati ora non solo dalla distanza geografica ma anche da quella culturale della confusione delle lingue. La storia è nota, ma troppo spesso la leggiamo di corsa, immersi nei grandiosi eventi della Creazione e del Diluvio, ed appena prima di iniziare con Avraham la storia d'Israele. Ed invece è una Parashà fondamentale il cui approfondimento è imprescindibile per il nostro mondo, così piccolo e globalizzato ma allo stesso tempo così scisso e frammentato. Cosa successe effettivamente in quella Valle di Shinnar quattromila anni fa?
Il primo fatto degno di nota è la nascita di un personaggio singolare. Si tratta di uno dei figli di Cush, figlio di Cham, nipote di Noach. Cham mette su una bella famigliola sulla quale poi torneremo.
"Ed i figli di Cham: Cush e Mizraim e Put e Kenaan. Ed i figli di Cush: Sevà e Chavilà e Savtà e Raamà e Savtechà; ed i figli di Raamà: Sheva e Dedan." (Genesi X,7)
In modo assai sorprendente riprende il Testo: "E Cush generò Nimrod…". Tale stranezza non sfugge al Chizkuni: "Il fatto che non ha contato Nimrod con il resto dei suoi fratelli è per mostrare le sue azioni isolatamente."
Nimrod è quello che verrebbe definito un uomo nuovo. Uno che non viene neppure contato assieme ai propri fratelli giacché rappresenta la nascita di qualcosa di nuovo. "…egli inizò ad essere forte nella terra. Egli era forte nella caccia dinanzi al Signore, per questo verrà detto: 'Come Nimrod, forte nella caccia davanti al Signore'." (Genesi X, 8-9)
Secondo i Saggi questa forza è da intendere come l'esercizio del dominio politico ed in modo particolare il fatto che Nimrod diviene il primo re della storia. "…poiché fino a che sorse lui non ci fu uomo il cui cuore lo spingesse a dominare il popolo attraverso la propria forza, per questo ha detto [il verso] : '…nella terra'." (Radak in loco). Ma non è la forza bruta della violenza, apparentemente, a caratterizzare Nimrod, quanto la forza della caccia. L'insostituibile Rashì ci dice che egli "cacciava la mente delle creature con la sua bocca e le portava a ribellarsi al Luogo." Nimrod come cacciatore di consensi dotato di una particolare abilità oratoria è colui che attraverso la sua forza convince la sua generazione a ribellarsi a D-o, appena dopo il terribile diluvio. La forza in questione non è dunque una forza coercitiva, almeno non nel senso comune del termine. Nimrod non forza gli altri. Forza se stesso, ed infatti dice Rashì nello spiegare il senso della fine del verso, "per questo verrà detto: 'Come Nimrod, forte nella caccia davanti al Signore'.": "di ogni uomo che fa del male con forza, che conosce il suo Creatore e che intende ribellarsi contro di Lui, verrà detto: 'Come Nimrod, forte nella caccia'". Dunque la ghevurà, la forza di Nimrod è una forza autodistruttiva. La forza di cui si deve armare colui che è malvagio non per caso, per maleducazione o comunque con attenuanti. Di colui che conosce il suo Creatore e che intende ribellarsi contro di Lui.
Ed è monumentale il commento del Marhal di Praga in Gur Ariè su quanto dice Rashì:
"Il senso semplice del Testo è che era un re risoluto; in ogni modo il fatto che lo Scritto ricorda la sua risolutezza e la sua forza dinanzi al Signore, significa che egli faceva ribellare contro il Santo Benedetto Egli sia, giacchè non è inerente la forza dinanzi al Signore, ed egli iniziò ad essere forte dinanzi al Signore in luogo della più degna sottomissione. Questo indica che la sua risolutezza, la risolutezza nella rivolta è una questione di idolatria, e che per mezzo di ciò egli faceva ribellare contro il Santo Benedetto Egli Sia, e per questo è chiamato forte nella caccia, giacché il forte nella caccia è caratterizzato dall'inganno e dal raggiro e non procede per la via semplice e retta. E questa era anche la loro fede. E dal fatto che è scritto 'dinanzi al Signore' viene a dire che non era solo forte nella caccia come gli altri forti cacciatori, ma anche raggiratore nelle questioni Divine fino a che faceva ribellare le creature contro di Lui, benedetto Sia. E così anche di Esav è detto "uomo di caccia", contrariamente a Jacov che è "semplice"; da ciò saprai che il cacciatore è ingannatore e raggiratore rispetto al retto."
Nimrord è colui che applica la strategia del raggiro tipica della caccia nelle questioni teologico-culturali. Ed ecco Ibn Ezra dirci che Nimrod costruiva altari e vi offriva olocausti al Signore. Ed in effetti il regno di Nimrod è un regno apparentemente ineccepibile. Non è un regno apparentemente idolatra ed a prima vista non si capisce da dove tiri fuori il Marhal l'idea dell'idolatria. Sì, il Midrash ci dice che erano idolatri, ma l'idolatria non sembra interessare più di tanto se lo stesso Ibn Ezra ci dice che Nimrod sacrificava al Signore.
Nimrod è un re risoluto, molto più carismatico ed ammaliatore che non prevaricatore con un chiaro programma politico. "Orsù costruiamo per noi una città ed una torre e la sua cima in cielo e facciamoci un nome, affinché non ci si disperda sulla faccia di tutta la terra." (Genesi XI, 4) Lavori pubblici, grandi lavori pubblici, grandi opere. E che male c'è? Non è forse un bene, anzi un precetto l'operosità umana? Non è la Torà a dirci (Bereshit Rabbà XI,7) "Tutto quanto è stato creato nei sei giorni dell'operosità richiede operosità"? L'ebraismo fa del lavoro umano uno dei pilastri della vita, Nimrod non ne può fare il suo programma di governo?
Don Izchak Abravanel dice che la questione della costruzione è in realtà la forma visibile della filosofia che li accompagnava, quella del lavoro umano, della amministrazione politica della statalizzazione, della modernizzazione. Chiudiamo gli occhi e cerchiamo di immaginarli, i nostri progenitori. Perché in quella valle c'era gente che faceva concorsi per un posto da ingegnere nella costruzione e nei giornali non si parlava di altro che della costruzione di una torre che per definizione, come dice Rav Mordechai Elon shlita, non deve finire mai. Per la prima volta in questi versi l'umanità è chiamata "benè Adam", i figli di Adam. Rav Elon spiega che questo ci richiama alla principale occupazione di Adam: dare nomi agli elementi del creato. Il nome, lo abbiamo detto più volte, rappresenta l'obiettivo, l'aspirazione. Adam e noi con lui, è preposto a dare un senso, uno scopo, agli elementi del creato, a dare i nomi. Nella valle di Shinnar sono tutti ad adoperarsi per un opera che non può e che non deve finire, perché essa è ciò che ci consente di farci un nome. L'uomo rinuncia al suo mandato Divino di dare un senso al mondo attraverso il suo utilizzo degli elementi del creato nel bene e cerca il proprio senso in quel lavoro che invece è solo strumento e mai obiettivo.
Ce lo spiega Rabbì Izchak Aramà nel suo Akedat Izchak:
"Gli uomini di quella generazione …decretarono nella loro mente che il loro obbiettivo specifico era l'unione politica e che questo è il più alto degli obbiettivi dell'umanità e loro non peccarono nel pensar ciò, quanto nel sedersi lì e nel vedere questa questione come un obbiettivo a sé e non lo fecero come percorso per un obbiettivo più grande di questo che è la questione del successo spirituale."
In questo mondo dove di globale c'è solo la materialità dell'incapacità di sapersi definire per ciò che si è piuttosto che per ciò che si fa, viene stravolta l'immagine Divina che è impressa nell'uomo. E la brutalità del sistema-torre dove si conta per il piano in cui si ha l'ufficio è espressa in maniera tremenda dal Midrash (Pirkè DeRabbì Eliezer su Bereshit XI,1) : "…se cadeva un uomo e moriva non se ne curavano, ma se cadeva un mattone si sedevano e piangevano e dicevano: 'Ohi a noi, quando ne salirà uno al suo posto?'."
Ed è in questa città dove si erge la torre dell'indifferenza che si aggira un uomo, Avraham nostro padre, che va predicando che c'è un "manigh laBirà", c'è Chi conduce la Capitale, e con buona pace del mondo intero che è al suo servizio, non si tratta di Nimrod.
Ed è quasi una fotografia della situazione il Midrash in Yalkut Shimonì che così commenta il verso dei Salmi (XXVI,4) "Non sono stato con le persone bugiarde…."
"Parla di Avraham. Non sono stato con le persone bugiarde, questi sono gli uomini della Torre. Vennero e dissero ad Avraham: 'Vieni ed aiutaci giacché tu sei forte e costruiremo una torre che arrivi in Cielo.' Disse: 'Avete lasciato: 'La torre della forza è il Nome del Signore (Proverbi XVIII,10) e voi dite 'facciamoci un nome' ?
Ma pensiamoci un attimo. Sapevano tutti chi era Avraham. Sapevano tutti che era l'unico che aveva fede nel D-o unico in un epoca che aveva lasciato il Signore per il culto degli elementi della natura, prima come strumento (errato) per servire Iddio e poi per idolatria vera e propria come spiega il Maimonide. Che vogliono da Avraham?
Vogliono il timbro di kasherut. Vogliono avere da Avraham l'avvallo a quanto stanno facendo. Sanno che Avraham è forte e risoluto se con ciò intendiamo la consapevolezza del potere enorme interno all'uomo in quanto tale. Non hanno capito che Avraham ha già intuito che la potenzialità dell'uomo è mirata a farne un servo di D-o e non un re degli altri e di se stesso. Quanto è forte la critica di Avraham verso la società nella quale vive: 'Avete lasciato: 'La torre della forza è il Nome del Signore (Proverbi XVIII,10) e voi dite 'facciamoci un nome' ?
Voi costruite una torre per trovare voi stessi attraverso la vostra forza ma non avete capito che fino a quando ripudiate la verità e cioè che Iddio ha instillato la forza nell'uomo affinché questi sappia dominare il proprio istinto e contribuire alla ricomposizione del Nome di D-o, non avete capito nulla. 'La torre della forza è il Nome del Signore, in Esso corre il Giusto ed è fortificato.'
E' uno scontro tra due mondi.
Il noto midrash ci dipinge Avraham nella sua ricerca del D-o unico, che giunto alla conclusione che gli idoli di suo padre Terach sono solo dei pezzi di legno, li brucia per poi lasciarne uno solo con la torcia in mano. Quando viene Terach e chiede spiegazioni Avraham incolpa l'idolo, al che Terach dice: 'Figlio folle, e che questi hanno forza o spirito vivente che posso fare tutto ciò, non li ho forse fatti io dal legno?' Disse lui: 'Ascoltino le tue orecchie quello che dice la tua bocca: e se non c'è forza in essi perché mi hai detto: il mio dio ha creato il cielo e la terra'?
Meno noto è il resto del Midrash come viene riportato da Rabbenu Bechaje su Genesi XV,7. Un Terach confuso dal figlio che scardina il sistema nel quale il divino è ciò che intaglio io nel legno e con cui magari decoro la grande torre, conduce il figlio ribelle dal grande re Nimrod per una ramanzina e magari qualche lezione di filosofia prima di essere buttato nel fuoco con il quale voleva distruggere il loro mondo idolatra.
"Che fece Terach? Andò da Nimrod e gli disse: 'Mio figlio ha bruciato il mio dio ed il tuo dio con il fuoco!"
Su Avraham pende ora l'accusa di deicidio. Avraham è scomodo perché mi sta dicendo che fino a quando faccio dell'uomo D-o (o di D-o l'uomo) sono fuori strada.
"Mandò Nimrod a cercare Avraham. Disse lui: 'Perché hai fatto ciò?' Disse lui: 'Io non ho fatto ciò, ma il più grande [degli idoli]'. Disse lui Nimrod: 'E che hanno spirito vivente che possono fare ciò?' Disse lui: 'Ascoltino le tue orecchie quello che tu parli con la bocca: e se non hanno forza perché lasciate Colui che ha creato il Cielo e la Terra e vi inchinate al legno?!"
Si ripropone la stessa scenetta, ma Nimrod, il teorico del sistema-torre non ha da chi fuggire come Terach e si rivela per quello che è. La sua risposta ad Avraham è la risposta che cova in fondo a tutti coloro che ripudiano il D-o unico incorporeo, immateriale, Santo nel senso di distinto, diverso e in nessun modo paragonabile all'uomo. È la risposta di coloro che fanno le acrobazie filosofiche per dimostrare che Iddio è in pezzi di legno o pietra o carne.
"Disse lui [Nimrod]: 'Sono io che ho creato il cielo e la terra con la mia forza!'"
È lo stesso Nimrod che secondo Ibn Ezrà offriva sull'altare al Signore, lo stesso che fa del raggiro la sua teologia e che pensa che un bel pezzo di legno [che io ho intagliato] dinanzi al quale mi inchino, può permettermi di continuare a pensare 'Sono io che ho creato il cielo e la terra con la mia forza!'
Noi pensiamo sempre che la discrepanza dell'idolatria sia prostrarsi ad una statua nonostante questa sia opera delle mie mani. Non capiamo che la radice dell'idolatria è piegarsi dinanzi alla statua perché opera delle mie mani. 'Mio figlio ha bruciato il mio dio ed il tuo dio con il fuoco!" Perché mio figlio ha bruciato l'idea che il divino è nel mio pezzo di legno e nella tua torre. Perché mio figlio sostiene che non è dal nostro lavoro che troviamo definizione ma piuttosto da quanto siamo capaci di definire ed indirizzare il mondo al servizio di D-o , e non al servizio del mio io. Perché mio figlio dice che dovemmo cominciare a chiamare con dei nomi e non a cercare di farcene uno!
È Avraham che insegna al mondo il concetto di timore di D-o, quello che Rav Elon shlita definisce come il timore che il mio Io diventi dio.
È lo stesso Avraham che rovescia la torre nel dire che sono più in alto quanto più mi lego a chi è in basso. È quell'Avraham del quale è detto "Poichè ho detto: 'Il mondo si costruirà sul chesed...". È sulla bontà dell'assistenza al prossimo di quell'Avraham che sa mettere in attesa il Signore quando ha degli ospiti alla porta, che si regge il mondo. E questa è la chiave del discorso. Che siamo veramente uomini nel senso pieno e santo del termine quando capiamo che il nostro compito è quello di servire Iddio, non di divenire noi stessi un dio o di fare di dio un uomo, o un'opera umana.
Perché lo stesso Avraham ha insegnato al mondo la fiducia nel D-o unico dando ai viandanti da mangiare, per poi rifiutare il loro ringraziamento invitandoli a 'benedire Colui del quale abbiamo mangiato.' Purché in quel mondo di filosofi dell'idolatria dell'uomo e di gente che cercava Iddio nei raggiri della costruzione della Torre, l'unico che parla veramente con D-o è colui che nello scegliere tra il parlare con l'Eterno e ricevere degli ospiti, sceglie senza il minimo dubbio di accogliere lo straniero.
Rav Elon shlita nota:
Quattro figli ha Cham, colui che vuole recidere la radice sacra di Noach: Cush, Mizraim, Put e Kenaan. Put, secondo il Midrash ( Bereshit Rabbà XXXVII,2) sparisce tra le genti. Con gli altri tre abbiamo un conto aperto. Mizraim , l'Egitto come regno del male e della schiavitù, e Kenaan i cui figli profanano la Terra del Signore bruciando i bambini nel fuoco per servire divinità di legno. Noi usciamo dall'Egitto ed entriamo in Erez Kenaan, perché dobbiamo imparare quanto dice la Torà nella Parashà di Acharè Mot (Levitico XVIII,3) "come le azioni della terra d'Egitto…e come le azioni della Terra di Kenaan…non farete".
Ma anche con Cush e suo figlio Nimrod il conto è aperto. Fino a quando non sapremo ricondurre il mondo al servizio globale, rispettoso delle differenze, del Signore. Allora Iddio restituirà la lingua sacra universale, l'ebraico del popolo d'Israele e della Torà, a tutto il mondo come preannuncia il profeta Zefanià:
"Allora farò voltare ai popoli una lingua chiara nel chiamare tutti nel Nome del Signore e nel servirlo assieme. Dal di là dei fiumi di Cush... porteranno la mia offerta." (III,9-10)
E noi lo vediamo così Avraham nostro padre, aivrì, colui che viene dal di là del fiume: ad insegnare Torà ad Eliezer figlio di Nimrod (Targum Jonathan ben Uziel XIV,14) e prima tra le anime fatte da Avraham a Charan. Ad insegnare al figlio di Nimrod che non posso farmi un nome, ma chiamando nel Nome di D-o posso creare l'anima di ognuno al quale ho insegnato una lettera della Torà.
La redenzione di Cush e del mondo intero è iniziata lì.
Shabbat Shalom,
Jonathan Pacifici
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