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Parashat Lech Lechà 5765


Parashat Lech Lechà

"[1] Ed avvenne, al tempo di Amrafel re di Shinnar, Arioch re di Elasar, Kedorlaomer re di Elam e Tidal re delle Genti. [2] Fecero una guerra contro Bera re di Sdom, Birshà re di Amorà, Shinav re di Admà, Shemever re di Zvoim ed il re di Bela, cioè Zoar. [3] Tutti questi si raccolsero nella Valle della Calce, ossia il Mar Morto." (Genesi XIV, 1-3)

"della Calce: come "e le intonacherai con la calce…"(Deuteronomio XVII, 2-4)" (Ibn Ezrà in loco)

Il quattordicesimo capitolo del libro di Bereshit, la Genesi, ci introduce in una strana guerra mediorientale di circa quattromila anni fa. Il nesso tra questo capitolo e quanto immediatamente prima narrato non è affatto chiaro, così come non è chiaro che cosa la Torà voglia insegnarci. Generalmente poniamo l’accento sul sequestro di Lot ivi narrato e sull’incredibile salvataggio da parte di Avram. Di questa linea e delle sue ripercussioni morali ci siamo occupati nelle derashot degli scorsi anni definendo questa guerra come Milchemet Chinuch, una guerra di educazione, una guerra sul concetto dell’educazione.

Quest’anno vorrei proporre un’altra lettura del capitolo in questione, basandomi su una lezione di Rav Mordechai Elon Shlita. Innanzitutto dobbiamo analizzare attentamente il Testo giacchè esso racchiude una miniera di dati interessanti che troppo spesso sorvoliamo. I primi tre versi si occupano di definizioni. Da una parte quattro re tra i più potenti del mondo. Shinnar è la Babilonia, ossia il luogo della Torre ed i Saggi appunto dicono che Amrafel non è altri che Nimrod, di cui la Torà dice che la Babilonia non era che il centro del suo vasto impero. Anche gli altri tre sono dei "pezzi grossi", tanto che per Tidal non si sa neppure se il termine "Goim", "Genti" indichi una popolazione/zona particolare o se voglia sottolineare la molteplice composizione del suo impero. Dall’altra parte della barricata troviamo la Pentopoli del Mar Morto: Sdom & Company. Chiunque abbia qualche rudimento di geografia di Erez Israel sa bene che si tratta di cinque piccole città che distano pochi minuti l’una dall’altra. Si tratta dunque di un confronto tra i maggiori imperi mondiali da una parte e cinque piccole città stato dall’altra. Città minuscole, senza alcuna speranza militare dinanzi agli eserciti imperiali, ma città estremamente ricche. Una prima testimonianza sulla situazione economica della Pentopoli l’abbiamo al capitolo precedente (XIII,10) quando proprio sulla base della ricchezza della zona Lot decide di stabilirvisi. Ricchezza d’acqua e di risorse naturali come la calce e l’asfalto, materiali per costruzione di cui si parla nei nostri versi. Questa ricchezza fa gola agli imperi ed i re della Pentopoli infatti pagano la tranquillità dei loro "emirati" e la "protezione degli imperi" con moneta contante. Fino al punto di rottura.

[4] Per dodici anni servirono Kedorlaomer e nel tredicesimo anno si ribellarono. [5] E nel quattordicesimo anno venne Kedorlaomer ed i re che erano con lui e colpirono i Refaim a ad Ashtarot Karnaim, i Zuzim ad Am e gli Emim a Shavè Kiriataim. [6] Ed i Chorim nel loro monte di Seir fino ad El Paran che si trova nel deserto.

Un impero che si rispetti non può tollerare ribellioni ed ecco allora i quattro re guidati da Kedorlaomer giungere dalle loro terre, e rincalzare il loro dominio sulla zona partendo da nord verso sud. Dai Refaim sul Golan scendendo via via fino al deserto di Paran al sud di Erez Israel. Poi i re tornano indietro.

[7] E tornarono e giunsero a Ein Mishpat, ossia Kadesh e colpirono tutto il campo dell’Amalekita ed anche l’Emoreo che si trova a Chazezon Tamar.

E questo è un verso straordinario per una serie di motivi: intanto si parla di Amalek, quando questi nascerà solo tra diverse generazioni. Rashì in loco dice che il nome compare perché in futuro lì vi sarà Amalek. Quanto ad Ein Mishpat – Kadesh, Rashì nella sua linea lo lega al futuro evento della fonte di Mè Merivà di Kadesh sulla quale saranno giudicati Moshè ed Aron, Ein Mishpat significa appunto la Fonte del Giudizio. Il Ramban sottolinea che Rashì sta facendo solo una associazione midrashica perché non può certo essere lo stesso Kadesh. Il Kadesh in questione è Kadesh-Barnea nel deserto di Paran, il luogo da cui verranno inviati gli esploratori, mentre il Kadesh di Mè Merivà è Kadesh del deserto di Zin. Anche Rashì sa dell’inesattezza geografica di quando propone ed infatti suggerisce subito una seconda lettura sulla base della traduzione aramaica di Onkelus che deriva il termine Ein Mishpat dal fatto che in quel luogo le popolazioni locali si riunivano a giudizio. Una sorta quartiere-tribunale. Assolutamente esatta invece, prosegue Rashì, la collocazione di Chazezon Tamar che è espressamente identificata nel libro delle Cronache come Ein Ghedi sulla sponda occidentale del Mar Morto. È evidente che la conformazione della zona è drasticamente mutata dopo la distruzione di Sdom, tant’è che prima si parla di una zona ricca d’acqua come l’Egitto e come l’Eden (Genesi XIII, 10) che poi diviene un arido lago salato.

[8] Ed uscì il re di Sdom, il re di Amorà, il re di Admà, il re di Zvoim. il re di Bela, cioè Zoar, e fecero contro di loro la guerra nella Valle della Calce. [9] Con Kedorlaomer re di Elam, Tidal re delle Genti, Amrafel re di Shinnarm, Arioch re di Elasar; quattro re contro cinque. [10] E la Valle della Calce è piena di pozzi di asfalto, e fuggirono il re di Sdom e quello di Amorà e vi caddero dentro, ed il resto cercarono rifugio sui monti.

Rav Elon shlita ritiene che questi versi sarebbero ripetitivi se non fossero "comici". La disparità dello scontro è talmente evidente che l’unico dato veramente notevole è come l’elemento economico torni così spesso: valle della calce, pozzi di asfalto. La battaglia si risolve comunque in pochissime battute con la totale disfatta della pentopoli.

[11] E presero tutti i beni di Sdom ed Amorà e tutto il loro cibo e se ne andarono. [12] E presero Lot ed i suoi beni, nipote di Avram e se ne andarono, ed egli risiedeva a Sdom.

L’ordine non è affatto chiaro. Sembrerebbe che in un primo momento i quattro re depredino Sdom ed Amorà e poi tornino nuovamente a Sdom appositamente per prendere Lot sottolineandone la parentela con Avram. Notevole che nessuno dei re-fantoccio che si erano ribellati venga sequestrato. Sarebbe stato molto più logico che i rivoltosi fossero incarcerati. Invece questi si accontentano di Lot il quale, risiedeva a Sdom. Termine interessante sul quale torneremo.

[13] E venne il superstite e narrò ad Avram l’ebreo, ed egli risiedeva nel querceto di Mamrè l’Emoreo, fratello di Eshkol e fratello di Aner, ed essi sono alleati di Avram. [14] Ed ascoltò Avram che era stato rapito suo fratello e mise fretta ai suoi iniziati, che erano nati in casa sua, trecentodiciotto, ed inseguì fino a Dan. [15] E divise [le sue truppe] contro di loro durante la notte egli ed i suoi servi e li colpì e li inseguì fino a Chovà che è alla sinistra di Damasco.

Avram entra in azione e coinvolge non solo i suoi alleati ma anche e soprattutto i suoi chanichim. Chanichav’, i suoi alunni. È l’unica volta in tutta la Bibbia che compare la radice della parola ‘Chinuch’, educazione in relazione agli alunni, all’educazione. E negli scorsi anni abbiamo approfondito questo tema. La domanda è se sia legittima l’operazione di Avram e non mancano tra i Saggi le voci critiche che accusano Avram di fare "un angheria sui Talmidè Chachamim". È giusto coinvolgere gli alunni in una questione "personale"? Rav Mordechai Elon shlita sostiene che se il motivo dell’intervento di Avram fosse veramente Lot il problema non si porrebbe. Certamente il riscattare un prigioniero è un’operazione altamente educativa. Il punto è che Avram non va in guerra per Lot, non solo almeno. Lot è marginale. La sua vicenda è in qualche modo esemplificativa dell’intera storia ma non è il centro dell’operazione di Avram. Tant’è che la Torà parla prima del bottino e poi di Lot.

[16] E restituì tutto il bottino ed anche Lot suo fratello ed i suoi beni restituì, ed anche le donne ed anche il popolo.

Interessante notare che non si era mai parlato di donne e di popolo rapito. Evidentemente questo rispecchia, dice Rav Elon, la filosofia dei quattro imperatori. Il rechush, il bene, il bottino, comprende tutto. Gli uomini, in un impero piramidale sono degli oggetti. Per non parlare delle donne. È Avram che ristabilisce la dignità di ogni persona restituendo le proprietà e le persone. Laddove persone e beni sono due cose distinte. Notevole eccezione è Lot il quale è percepito dagli stessi quattro re come un fenomeno a parte. Lot, è bene ricordarlo è il primo tra i discepoli di Avram. Sebbene sfiguri a fianco dello zio, e nonostante le sue debolezze, Lot è un giusto che viene descritto come: ed egli risiedeva a Sdom. Lot yoshev biSdom. Lo stesso termine compare più avanti nella Torà (XVIII,1) quando si dice che Lot sedeva alla porta di Sdom. Termine che indica sempre nella Bibbia la funzione di giudice. Rashì in loco commenta che in quello stesso giorno in cui giunsero gli angeli, era stato nominato giudice-capo. Nella stessa ottica va letto il primo risiedere di Lot. Lot introduce a Sdom il concetto di giustizia, Lot va Sdom con un’idea fissa: la giustizia che ha imparato a casa di Avram. Sottolinea Rav Elon come nella dichiarazione di intenti di Lot, Sdom è fertile come l’Egitto e come il Giardino del Signore. In qualche modo Lot vuole portare la società schiavistica di stile egiziano di Sdom ad essere come un Giardino del Signore. Anche gli abitanti di Sdom diranno "uno viene ad abitare qui e si mette a giudicare" (Genesi XIX,9)

Proprio per questo Avram non si imbarca nella guerra solo per Lot. Lot è il simbolo della filosofia per la quale Avram si batte: la giustizia. I signori della guerra venuti da lontano così come le loro marionette locali e lo stesso Egitto portato a paragone, sono in gran parte discendenti di Cham il quale viene maledetto da Noach con il termine "eved avadim", "schiavo degli schiavi". Le società che questi creano sono appunto delle piramidi schiavistiche nelle quali chi si trova ad un gradino superiore dispone di chi è sotto come se fosse un oggetto. Avram va in guerra contro questo mondo. Avram va in guerra contro l’idea che si possa disporre dei beni altrui solo perché si è più forti. Avram restaura la dignità personale, la dignità della proprietà privata contro un totalitarismo nato da tendenze di appiattimento globale ed universalismo da quattro soldi della Torre di Bavel voluta dagli stessi re che ora pretendono le ricchezze di Sdom.

[17] Ed uscì il re di Sdom incontro a lui dopo il suo ritorno dall’aver colpito Kedorlaomer ed i re che erano con lui, presso la Valle dell’Uguaglianza, essa è la Valle del Re.

Rashì sulla scia del Midrash Rabbà commenta che quel luogo era prima la Valle del Re, nel senso che vi avvenivano le pene capitali, e diviene poi la Valle del Re in quanto nell’occasione qui narrata Avram fu incoronato da tutte le genti come principe su di loro. Forse potremmo anche intendere che questo avvenne proprio attraverso il fatto che Avram fece del Signore il Re su Sdom e consorelle e sui re degli imperi adiacenti. Così rendendo la Valle del Re una valle che si basa sulla sostanziale parità di tutti gli uomini.

[18] E Malki-Zedek re di Shallem tirò fuori pane e vino ed egli era sacerdote del D-o Eccelso. [19]E lo benedisse e disse: ‘Benedetto sia Avram per il D-o Eccelso padrone del cielo e della terra; [20] e benedetto sia il D-o Eccelso che ha consegnato i tuoi nemici nelle tue mani.’ Ed egli gli diede una decima di tutto.

Nel tutt’altro che semplice scontro-incontro che si prepara con il re di Sdom, compare un altro personaggio. Uno dei grandi della zona. Malki-Zedek. Secondo Rashì in loco (che riporta il Midrash Rabbà, Bereshit 43, 6) Malki Zedek sarebbe Shem, figlio di Noach (che sopravviverà a tutti i patriarchi) e quindi un avo di Avraham (la linea di discendenza è Noach/ Shem/ Arpachsad/ Shelah/ Ever/ Peleg/ Reu/ Serug/ Nachor/ Terach/ Avraham). Shem è re di Shallem che viene indicata dai Saggi come Jerushalaim ed è Sacerdote del D-o Eccelso. Shem riconosceva l’unicità di D-o ed era un grandissimo Maestro presso il quale studiarono tutti i patriarchi. Egli benedice Avraham nel nome del D-o Eccelso. Avraham accetta questa benedizione e riconosce il ruolo di Shem come sacerdote dandogli quella decima che proprio a Jerushalaim diverrà prerogativa della sua discendenza. Ma Avraham aggiunge il nome tetragrammato al D-o Eccelso di Shem. Avraham è prototipo del Chesed, della misericordia, è il primo che capisce l’importanza della misericordia alla quale si riferisce il nome tetragrammato. E questa dichiarazione pubblica fatta da Avraham segna un po’ la rottura o meglio l’evoluzione del mondo di Shem. Iddio smette di essere solo il D-o Eccelso e diventa anche e soprattutto il ‘D-o delle cose piccole’ per usare un’espressione moderna, ma forse ‘delle cose apparentemente piccole’. Shem concorda che Iddio è giustizia, ed il suo nome Malki-Zedek, "il mio Re – Giustizia" ne è una prova. Shem sancisce che nello scontro tra la sua discendenza e quella del fratello Cham è finalmente giunto colui che può scardinare il sistema di "schiavo degli schiavi".

[21] E disse il re di Sdom ad Avram: ‘Dai a me le persone e prendi il bottino per te’.

Ma Avram ha ancora un paio di cose da insegnare e da insegnaci. Il re di Sdom nella sua malvagità non si rende conto di ciò che Avram vuole dire. ‘Dai a me le persone’. Ossia posso rinunciare al possesso dei beni materiali fintantoché mantengo la proprietà sulle persone. Avram a questo gioco non ci sta.

 

[22] E disse Avram al re di Sdom: ‘Ho alzato la mano al Signore D-o Eccelso padrone del cielo e della terra [23] se dovessi prendere un filo o un laccio o qualunque cosa tu abbia, e non dirai: ‘Io ho reso ricco Avram’. [24] Senza di me! Soltanto ciò che hanno mangiato i ragazzi, e la parte della gente che è venuta con me: Aner, Eshkol, e Mamrè, loro prenderanno la loro parte.’"

Con quel suo "Senza di me!" che sarà poi lo slogan del bisnipote Josef, Avram insegna al re di Sdom che gli schemi che governavano il suo mondo si sono spaccati. Nella società dell’idolatria del potere e della persona che lo controlla Avram ripristina l’immagine Divina che è nella dignità di ogni singolo.

Questo è il pilastro della casa di Avraham. Quando si tratterà di distruggere Sdom, Iddio dirà:

"Posso io nascondere ad Avraham ciò che sto per fare. Ed Avraham sarà una grande ed imponente nazione e verranno benedetti in esso tutti i popoli della terra. Poiché lo ho conosciuto affinché comandi ai suoi figli ed alla sua casa dopo di lui, ed osserveranno la via del Signore di fare giustizia e diritto affinché Iddio porti su di Avraham quanto gli ha parlato." (XVIII, 17-19)

Molto prima che Israel riceva la Torà, Avraham ricorda al mondo che nelle sette leggi universali date ad Adam prima, e rinnovate a Noach poi, la richiesta Divina di amministrare la giustizia è conditio sine qua non per lo sviluppo dell’umanità.

Diciamo ogni giorno nella Amidà "Re che ama la giustizia ed il diritto". Solo per la giustizia è segnalato l’amore di D., non per la Teshuvà o per la redenzione.

Il Gaon di Vilna sancisce, lo abbiamo visto più volte, che per capire correttamente il senso di una parola nella Bibbia bisogna andare a vedere la prima volta in cui questa compare. Ebbene la prima volta che nella Torà compare la parola Mishpat, diritto, è proprio in quel Ein Mishpat, quel luogo le popolazioni locali si riunivano a giudizio, che è poi il luogo dove scaturisce la guerra dei quattro re contro i cinque.

Rashì con la sua lettura geograficamente forzata ci ha ricondotto ad un triste episodio che ci ricorda però che il sistema politico-giuridico al quale Israele tende è un sistema nel quale neppure i leader come Moshè o Aron sono esenti dal giudizio. Straordinario il fatto poi che quel Kadesh sia in realtà il luogo dal quale partono gli esploratori, essi stessi prinicpi e dignitari che pure vengono giudicati dal Signore.

La guerra di Avram è dunque una guerra per la legalità, una milchemet mishpat, e non solo una milchemet chinuch. E nella disputa che i Saggi hanno con Avram se sia permissibile portare gli studenti a fare la guerra per restituire ai Sodomiti, gente che tra qualche verso verrà definita "cattiva e peccatrice contro il Signore, molto", i loro beni è Avram che ha la meglio. Perché se manca la giustizia viene meno la prerogativa Avramitica di seguire la via del Signore. Ed osserveranno la via del Signore di fare giustizia e diritto.

Capiamo allora lo strano commento dell’Ibn Ezrà con cui abbiamo iniziato.

"della Calce: come "e le intonacherai con la calce…"(Deuteronomio XVII, 2-4)" (Ibn Ezrà in loco)

Si tratta delle pietre che Israele deve estrarre dal Giordano nell’entrare in Erez Israel, impilare sulla sponda occidentale del fiume, intonacare con la calce e scrivervi sopra la Torà. La Torà deve esservi scritta chiaramente e Rashì intende: in settanta lingue. Tutto questo presso Gerico, pochi chilometri a nord di Sdom.

Nell’entrare in Erez Israel noi abbiamo un compito che viene prima di costruire quel Santuario che ruoterà attorno al Sinedrio, alla Corte Suprema, dalla quale uscirà il giudizio. Prima ancora di edificare il luogo che rappresenterà il legame con D. come funzione della nostra capacità di fare giustizia tra gli uomini, dobbiamo prendere quella stessa calce che serviva a cementare l’impalcatura Chamitica degli "schiavi degli schiavi" e scriverci sopra la Torà in tutte le lingue. Dobbiamo spiegare al mondo il senso profondo della guerra per la giustizia de nostro Padre Avraham.

Solo quando si avvererà "Restituiscici i nostri Giudici come in principio, ed i nostri politici come in principio" sarà possibile "e regna su di noi presto, da solo, con bontà e con misericordia con giustizia e con diritto".

O nelle parole del Profeta Isaia:

"Sion sarà redenta con il diritto e coloro che tornano ad essa con la giustizia" (I,27)

 

Shabbat Shalom,

Jonathan Pacifici


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