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Parashat Vajerà 5765
Parashat Vajerà
"E chiamò Avraham il nome di quel luogo: ‘Il Signore Vedrà’ del quale verrà detto oggi: ‘Sul Monte del Signore verrà visto’" (Genesi XXII, 14)
"‘Il Signore Vedrà’: il suo senso semplice è secondo la sua traduzione [aramaica]: ‘Il Signore sceglierà e vedrà per Se questo luogo per farvi risiedere la Sua Presenza e per offrire qui i korbanot." (Rashì in loco)
Per quanto l’ebraismo anteponga la sacralità della parola e del tempo rispetto ad ogni altra forma, la Torà stessa inizia con un fondamentale insegnamento sulla sacralità della Terra d’Israele così come spiega Rashì nel suo primo commento che più volte abbiamo visto. Il compito del popolo d’Israele è quello di riversare la santità della Torà come idea, parola e tempo, nella fisicità della Terra d’Israele costituendo una società giusta e santa.
Da questo punto di vista la Torà indica espressamente molte volte un epicentro geografico, un perno attorno al quale tutta questa nazione del Santo deve ruotare: il Bet Amikdash. La Torà indica questo luogo come "Il luogo che sceglierà il Signore per far risiedre il Suo Nome là", senza per altro nominarlo espressamente. Solo più avanti nella Bibbia verrà fatto riferimento a Jerushalaim come luogo eterno per il Santuario.
Il Rambam, (Hilchot Bet HaBechirà II, 1-2) codifica:
"1) Il luogo dell’Altare è assolutamente intenzionale, e non lo si cambia in eterno come è detto: ‘E questo è l’Altare per l’olocausto per Israele’. E nel Santuario è stato legato Izchak nostro padre, come è detto: ‘E vai per te verso la Terra di Morià’, ed è detto nel Libro delle Cronache: ‘Ed iniziò Shelomò a costruire la Casa del Signore a Jerushalaim, sul Monte Morià, dove si era mostrato [il Signore] a David suo padre, [ossia] nel luogo che David aveva preparato nell’aia di Ornan il Jevuseo. 2) Ed è tradizione universale che il luogo nel quale hanno costruito David e Shelomò l’altare nell’aia di Ornan, esso è il luogo nel quale aveva costruito Avraham l’Altare e vi aveva legato Izchak, ed esso è il luogo nel quale costruì Noach [il suo Altare] quando uscì dall’arca, ed esso è l’Altare sul quale sacrificò Kain ed Evel, e su di esso presentò Adam HaRishon un korban quando fu creato, e da esso fu creato. Hanno detto i Saggi: ‘L’uomo è stato creato dal luogo della sua espiazione’.
Esiste dunque un filo che lega tutta la storia dell’umanità, esiste un luogo che è teatro principale dell’incontro tra i grandi del mondo ed il sacro, ed il Creatore. In effetti questo luogo è poi il luogo stesso dal quale Iddio ha preso la terra per formare il Primo Uomo. Dunque c’è una tendenza al ritorno, una sorta di teshuvà perenne dell’umanità verso il luogo della creazione di Adam. Il Rambam però, nella sua estrema precisione dedica a questo concetto due Halachot separate. Se la seconda appare "storicamente" più completa, essa è una riflessione filosofica su quanto detto nella prima. Nella prima Halachà infatti il Rambam menziona solo due eventi a controprova di una regola precisa: la regola è che l’Altare non può essere spostato per nessun motivo, David e Shelomò lo hanno costruito nel luogo nel quale:
Non c’è menzione di quel richiamo alla tradizione universale che lega Jerushalaim anche ad Adam ed ai suoi figli ed a Noach, che verrà esposto solo nella seconda Halachà, a titolo informativo, ma non a motivazione halachica.
A ben vedere il legame tra Noach e Jerushalaim è molto radicato. Nella Parashà della scorsa settimana abbiamo letto:
"Ed uscì il re di Sdom incontro a lui dopo il suo ritorno dall’aver colpito Kedorlaomer ed i re che erano con lui, presso la Valle dell’Uguaglianza, essa è la Valle del Re. E Malki-Zedek re di Shallem tirò fuori pane e vino ed egli era sacerdote del D-o Eccelso. E lo benedisse e disse: 'Benedetto sia Avram per il D-o Eccelso padrone del cielo e della terra; e benedetto sia il D-o Eccelso che ha consegnato i tuoi nemici nelle tue mani.' Ed egli gli diede una decima di tutto." (Genesi XIV, 17-20)
Malki-Zedek, secondo Rashì in loco (che riporta il Midrash Rabbà, Bereshit 43,6) sarebbe Shem, figlio di Noach. Shallem è secondo i Saggi Jerushalaim, di cui Shem è re. Jerushalaim era dunque universalmente accettata come luogo del Santo ed era appunto residenza del Patriarca della Generazione, Shem che allo stesso tempo è Sacerdote del D. Eccelso.
Avraham chiamerà invece quel luogo, pochi capitoli dopo in occasione della legatura, ‘Il Signore Vedrà’ del quale verrà detto oggi: ‘Sul Monte del Signore verrà visto’" (Genesi XXII, 14).
Notevole notare che con buona probabilità il luogo dell’incontro a tre tra Avraham, il re di Sdom e Malki-Zedek del quale ci siamo occupati la scorsa settimana è proprio Shallem. Dice infatti Rav Mordechai Elon shlita, sui cui insegnamenti questa derashà si basa, che ciò si può evincere dai versi sopra citati. Ed uscì il re di Sdom incontro a lui, quindi l’incontro non è presso Sdom. Inoltre il fatto che sia proprio Malki-Zedek a preoccuparsi del cibo e delle bevande fa presupporre che fosse lui il padrone di casa. Potremmo allora forse collocare la Valle dell’Uguaglianza, essa è la Valle del Re proprio nei pressi di Shallem, Jerushalaim. Questa ipotesi trova ampio riscontro nell’analisi del termine Valle dei Re che abbiamo proposto la scorsa settimana. Da una parte era il luogo delle esecuzioni e dunque dell’esercizio della "giustizia" (seppur nel suo stravolgimento) e d’altra parte è il luogo nel quale Avraham viene eletto a signore sulle nazioni, il che potrebbe riferirsi non solo alla guerra dei re, ma anche alla legatura di Izchak prova suprema di Avraham nostro padre. L’incontro tra Avraham e Shem e tra i loro due nomi per il luogo della creazione dell’Uomo sintetizza due diversi livelli di approccio al Sacro e non può che avvenire proprio nel luogo in questione.
Il Midrash (Bereshit Rabbà LVI) in maniera straordinaria sintetizza i due nomi:
"Shem l’ha chiamata Shallem, come è detto ‘E Malki-Zedek re di Shallem’. Ha detto il Santo Bendetto Egli Sia: ‘Se Io la chiamo Jarè, così come l’ha chiamata Avraham, come è detto ‘E chiamò Avraham il nome di quel luogo: ‘Il Signore Jarè (Vedrà)’, Shem, un uomo giusto, si scuoterà; e se io la chiamo Shallem, Avraham, un uomo giusto si scuoterà. Allora ecco che la chiamo Jerushalaim così come l’hanno chiamata entrambi: Jarè, Shallem, Jerushalaim. "
Si tratta di una profonda riflessione su cosa debba essere Gerusalemme come luogo del Santo. Per Shem il luogo dell’Altare, il luogo del rapporto con D., è il luogo della completezza, dell’universalità. Shallem (completo) appunto. Eppure è un luogo nel quale si può essere al massimo sacerdoti di un D. che è ‘Elion’, Eccelso ed in qualche modo distante. È il luogo della Santità in quanto luogo di nascita dell’Umanità Adamitica prima (Adam vi viene creato) e Noachide poi (Noach inizia da lì la sua nuova umanità). Forse Shem intuisce che Shallem deve essere il luogo del Santo per tutta l’umanità, ma non sa come tradurre ciò in pratica.
Avraham rovescia questa ottica. Il luogo del Sacro è il luogo del contatto con la Divinità sulla base delle azioni soggettive. "E chiamò Avraham il nome di quel luogo: ‘Il SignoreVedrà’ del quale verrà detto oggi: ‘Sul Monte del Signore verrà visto’" (Genesi XXII, 14). Da una parte io mi mostro a D., mostro a Lui le mie azioni, dall’altra Lui si mostra a noi. Ciò ha valenza Halachica: noi abbiamo il precetto di farci vedere nel luogo del Santuario durante le tre feste. Il luogo del Santuario diviene allora il luogo nel quale io mi mostro per precetto. Ed il primo che viene ordinato di recarsi sul Monte Morià, il Monte del Tempio è Avraham nostro padre. Se quel luogo è veramente anche presso la Valle dell’Uguaglianza, la Valle del Re, vale allora anche tutto quanto abbiamo detto la scorsa settimana. Shem percepisce che la sua città è il luogo della Giustizia, ed infatti il suo titolo è Malki-Zedek, il mio Re è Giustizia. Ma se non si traduce questa giustizia accademica in halachà si può anche avere la migliore Yeshivà del mondo (e Shem l’aveva ed i patriarchi vi hanno studiato) ma non si va lontano.
Avraham però accede al Morià per elezione. Jshmael ed Eliezer, i quali secondo il Midrash non vedono la presenza Divina sopra il Monte, come invece si manifesta ad Avraham ed Izchak, rimangono assieme all’asino alle falde della montagna. Non possono salire. E qui c’è tutto il dilemma. C’è un percorso che è quello che mi avvicina a D. ma che è propriamente "ebraico" (Yarè), ed un altro che mi avvicina al prossimo (Shallem) universalistico: quale dei due si deve scegliere?
Tale dilemma si ripropone molte volte nella vita di Avraham ed è in effetti la prova più difficile tanto per il nostro patriarca che per noi.
Quando il cattivo comportamento di Jshmael diventa evidente Sarà chiede il Giudizio Divino tra lei ed Avraham. Il Midrash spiega che Avraham teme che allontanando Jshmael potrebbe provocare una profanazione del Nome di D.. Si potrebbe dire che Avraham è riuscito ad avvicinare il mondo a D. ma ha fallito con suo figlio. Sarà ribatte che se Izchak venisse rovinato dall’esempio di Jshmael la profanazione del Nome di D. sarebbe ancora maggiore. Ed il Signore dà ragione a Sarà.
Ed ancora il Midrash afferma che Avraham si consigliò con i suoi alleati Aner, Eshkol e Mamrè circa il precetto della Milà. È un Midrash stranissimo. Che bisogno c’è di parlarne con loro, è una mizvà, non una proposta commerciale!
Il Gaon di Vilna spiega che Avraham non va in cerca di consiglio su come applicare il precetto, egli vuole capire come cambia il suo ruolo dopo il precetto. Fino ad ora Avraham è stato colui che ha avvicinato il mondo a D. ma era un Noachide come gli altri. Ora Iddio stipula con lui un patto, brit. Il brit milà. Avraham comincia ad avere precetti che gli altri non hanno, ed in ciò è precursore del popolo ebraico. Come cambia il suo rapporto con gli altri? Ed ecco Avraham al quale viene affidato il brit andare da quelli che la Torà chiama i suoi baalè brit, alleati, padroni del patto, letteralmente.
Avraham, nel ricevere le prime mizvot aggiuntive che caratterizzeranno poi Israele deve ripensare e riprogrammare il proprio ruolo. Come rimanere Avraham, con una hei in più ed allo stesso tempo continuare l’opera universale che può e deve rimanere scollegata dal mondo delle seicentotredici mizvot e ruotare attorno alle leggi Noachidi. È di questo che Avraham va a parlare con i suoi alleati.
Queste due tendenze debbono coesistere in seno ad Israele. Jerushalaim deve sì essere quella casa di preghiera per tutte le genti che auspica il Profeta, ma essa è altresì il luogo dell’Altare dell’olocausto per Israele, e non per gli altri. Capiamo allora l’ordine del Maimonide. Dal punto di vista halachico ciò che conta è che l’Altare è il luogo dell’esperienza "eletta" d’Israele. Avraham ed Izchak, David e Shelomò. Padri e figli, D. e uomo. Rapporto verticale. Quel luogo è anche universalmente il lugo di Kain ed Evel, il luogo orizzontale dei fratelli, che troppo spesso si uccidono anziché condividere.
Come fa Avraham ed Israele a barcamenarsi tra queste due visioni? Bisogna fonderle in Jerushalaim ma con qualche accorgimento. Rav Elon sottolinea che grammaticalmente la fusione Divina di Yarè e Shallem pone due problemi: il primo è l’ordine il secondo la persona plurale. Innanzitutto Shallem viene prima cronologicamente, ed anche il termine fuso sarebbe dovuto iniziare così. In secondo luogo, seppure in ordine inverso, il nome sarebbe dovuto essere Jerushallem. Jerushalaim è la forma plurale. È la comprensione del fatto che c’è una Jerushalaim celeste dirimpetto a quella terrestre. Che Jerushalaim è il luogo della dualità: del rapporto con il Divino sulla base del rapporto umano. Altare del Signore, ma anche sede del Sinedrio.
L’Alshich HaKadosh individua proprio nel tentativo di separare queste due Jerushalaim, l’operazione della Generazione della Dispersione.
"…ed in secondo luogo hanno visto ed ecco che la Porta del Cielo è corrispettiva a Zion e Jerushalaim, luogo predisposto per il Suo risiedere, Benedetto Sia, in Alto. E da lì Egli concatena la Sua Provvidenza per mantenere il Mondo, e da lì è preparata per Jerushalaim e Zion, come è noto a chi conosce la grazia, la ricezione della Sacra Provvidenza. Per questo motivo si sono consigliati ed hanno detto ‘orsù costruiamoci una città ed una torre’. Una città al posto di Jerushalaim ed una Torre al posto di Zion, giacchè la Torre di David è Zion, preparandole per concatenare la Provvidenza verso quei luoghi…"
Il tentativo è dunque quello di sostituirsi a Jerushalaim. A ben vedere essa era già all’epoca un richiamo per coloro che cercavano, a loro modo, il Sacro. Terach si mette in viaggio verso la Terra d’Israele senza invito Divino. Nimrod, l’Amrafel della scorsa Parashà, ha invece come scopo quello di sostituire Jerushalaim con Shinnar. La costruzione della Torre di Bavel è dunque un tentativo di sfasare l’allineamento tra la Jerushalaim terrestre e quella celeste, credendo di poter costringere la Divinità a piegarsi al volere del dittatore. Se Jerushalaim è il lugo della completezza e l’epicentro dell’umanità, Shinnar diviene il luogo della dispersione. Capiamo anche perché Shem, re di Shallem veda di buon occhio la caduta del re di Shinnar.
Quanto all’ordine inverso di JeruShalaim (piuttosto che ShallemJarè) esso indica l’ordine di precedenza che ci deve essere tra i due approcci. Appurato che in seno ad Israele ci debba essere tanto il percorso halachico-interno che quello filosofico-esterno, è sempre e solo l’halachà ad avere la precedenza. Avraham prima riceve il precetto e si prepara a metterlo in pratica, poi riflette su come adattare la politica estera. Prima si costruisce l’Altare per l’olocausto per Israele, e poi la Casa del Signore può divenire Casa di Preghiera per tutte le genti.
Il Midrash in Bereshit Rabbà che prima abbiamo citato in relazione alla fusione dei due nomi in Jerushalaim, prosegue in maniera straordinaria citando la stessa opinione del Santo Bendetto Egli Sia.
"Ha detto Rabbì Berechià a nome di Rabbì Chelbò: ‘Fino a quando è stata Shallem si è fatto il Santo Bendetto Egli Sia una Succà e pregava in essa, come è detto: ‘E fu in Shallem la Sua Succà e la Sua dimora a Zion’ (Salmi LXXVI,3). E che cosa diceva? ‘Sia la Volontà che Io veda [sheErè] nella Costruzione della Mia Casa."
In questa pittoresca e profondissima visione Iddio non si limita a decidere che Yarè e Shallem possono e debbono andare assieme, ma stabilisce anche come. Yarè è l’evoluzione di Shallem, e per quanto cronologicamente viene dopo, qualitativamente viene prima. Fino a che Jerushalaim è solo Shallem, Iddio non ha dimora fissa in essa. Prega in una Succà a Shallem, che possa vedere, Jarè, il luogo dove ci si vede e si "vede" la Presenza Divina, il Santuario.
Il verso citato è tratto dal Salmo che nella tradizione Italiana è associato appunto alla festa di Succot. Potremmo allora forse dire che l’anticipazione del Santuario che è la Succà, ha un illustre precedente nella Succà Divina. Il popoplo d’Israele si riunisce a Succot nel lasciare l’Egitto. Jacov si ferma a Succot nell’ingresso in Erez Israel. C’è dunque una fase nell’epoca di redenzione, o meglio nell’epoca che precede la redenzione completa nella quale Jerushalaim è ancora Shallem ed Iddio, e noi con lui, siamo ancora in Succà e preghiamo di vedere ed essere visti nella Jarè che diventerà Jerushalaim.
Le nubi della Gloria che Avraham ed Izchak vedono sul Morià sono allora forse quelle stesse nubi della Gloria che fanno da Succà al Signore così come ad Israele nel Deserto. Solo se si vede quella Succà, solo se si capisce come Iddio desideri la costruzione del Tempio e la nostra redenzione si può salire sul Monte ed iniziarne la costruzione. Non può partecipare ad essa invece chi non vedendo queste nubi, sia anche al livello di Shem, Jshmael o Eliezer, non capisce la situazione di imperfezione intrinseca che c’è nell’arroganza di una Shallem, completa della sua incompletezza, per la cui riparazione Iddio prega.
Sia allora la Volontà che possa Iddio vedere nella ricostruzione della Sua Casa, nella quale andremo a vedere ed essere visti, quando nelle parole del Profeta il nuovo nome della Città sarà "Ashem Shammà", "Il Signore è lì".
Shabbat Shalom,
Jonathan Pacifici