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# Come un gregge
- URL: https://www.torah.it/come-un-gregge/
- Published: 2026-09-20T08:37:04.000Z
- Updated: 2026-09-20T08:37:03.000Z
- Description: Il trattato di Bechorot si apre parlando dei primogeniti, ma dietro le sue leggi emerge un’immagine di tutto Israel: un gregge nel quale ciò che accade a uno riguarda tutti. Alla vigilia di Kippur, la Teshuvà non può essere soltanto individuale.
- Author: Rav Johnny Solomon
- Tags: Su un solo piede, Kippur, Bechor, Scarpe, Rabbì Rephael Immanuel Ricchi, #social

Oggi, Erev Yom Kippur, iniziamo Massechet Bechorot, il cui tema centrale sono le leggi dei “primogeniti”.

È interessante notare che, come osserva Rabbì Rephael Immanuel Ricchi (1688-1743) nel suo commento *Hon Ashir* all’ultima Mishnà di Massechet Bechorot, la prima parola della prima Mishnà di Bechorot è **הלוקח**, la cui prima lettera è **ה**, mentre l’ultima parola dell’ultima Mishnà è **מקודש**, la cui ultima lettera è **ש**. Insieme formano **שה — seh**, pecora o capretto.

Come spiega:

> «Questo perché la maggior parte delle leggi discusse in questo trattato riguarda un *seh*: la legge del primogenito di un animale kasher si applica a un *seh*, mentre il primogenito di un animale non kasher viene riscattato con un *seh*.»

Rabbì Ricchi spiega poi il rapporto tra *seh*, gli esseri umani e, in particolare, il popolo ebraico, che è esso stesso definito primogenito (cfr. *Shemot* 4:22):

> «Anche l’essere umano è chiamato *seh*, come è scritto:  
> **שֶׂה פְזוּרָה יִשְׂרָאֵל**  
> “Israel è una pecora dispersa” (*Yirmeyahu* 50:17)… Vi è inoltre qui un’allusione al fatto che i primogeniti furono santificati al tempo della Piaga dei Primogeniti, quando furono risparmiati per merito del Korban Pesach, che era un *seh* e che veniva offerto a nome di tutti i primogeniti d’Israel.»

Ciò che impariamo da qui è che, sebbene Massechet Bechorot si concentri sui primogeniti e soprattutto sui primogeniti di pecore e capre, essa parla anche del popolo ebraico, che è esso stesso considerato primogenito ed è esso stesso descritto come una pecora.

Con questo in mente, vorrei rivolgere l’attenzione a un Midrash (*Vayikra Rabbà* 4:6), così come viene spiegato dal Chafetz Chaim (*Chomat HaDat, Ma’amar Chizuk HaDat*, Ma’amar 2):

> «Il Midrash in Vayikra Rabbà afferma: “Israel è una pecora dispersa” (*Yirmeyahu* 50:17): proprio come per una pecora, se viene colpito uno dei suoi arti, tutti ne risentono \[vale a dire: normalmente una pecora rimane insieme al gregge e quindi, quando una pecora si ferisce a una zampa e si ferma, l’intero gregge si ferma temporaneamente\], così è anche per il popolo ebraico. Quando un ebreo pecca, ne risentiamo tutti.»

E così, questo Yom Kippur, preghiamo per il popolo ebraico: che i nostri cuori siano toccati dalla forza di questo giorno santo, affinché possiamo riconoscere il profondo legame che ci unisce gli uni agli altri, sentire il dolore e le difficoltà dei nostri fratelli ebrei e tornare a Dio con amore.

Vorrei concludere con un’ulteriore osservazione di Rabbì Ricchi, che alla fine del suo commento alla Mishnà di Yomà scrive:

> «La prima parola della prima Mishnà di Massechet Yomà è **שבעת**, la cui prima lettera è **ש**, mentre l’ultima parola dell’ultima Mishnà di Massechet Yomà è **ישראל**, la cui ultima lettera è **ל**. Insieme formano **של — shal**, “togli”, un’allusione al versetto:  
>  
> **שַׁל נְעָלֶיךָ מֵעַל רַגְלֶיךָ**  
>  
> “Togliti le scarpe dai piedi” (*Shemot* 3:5), \[ciò che Dio disse a Moshè mentre si trovava presso il roveto ardente\]. Questo perché a Yom Kippur ci è proibito indossare scarpe di cuoio. Togliendo quindi le nostre normali scarpe, diminuiamo la forza fisica del corpo e ci rendiamo più simili agli angeli del servizio.»

Possano le nostre preghiere sincere di Yom Kippur essere ascoltate e accolte. Possiamo trovare ispirazione ed elevarci diventando, temporaneamente, un po’ più simili agli angeli del servizio. Possa Dio perdonare ciascuno di noi, e il popolo ebraico nel suo insieme, per le nostre trasgressioni.

E possiamo iniziare questo nuovo anno con un chiaro senso del nostro scopo e con un rinnovato impegno a vivere una vita buona e santa.