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# Connettere Dio e l'uomo attraverso lo Shofar
- URL: https://www.torah.it/connettere-dio-e-luomo-attraverso-lo-shofar/
- Published: 2016-08-31T21:00:00.000Z
- Updated: 2026-07-19T12:12:23.000Z
- Description: Lo Shofar è davvero soltanto una preghiera rivolta a Dio? Rav Ariel Di Porto propone una lettura originale della mitzvà, mostrando come il suo suono sia un dialogo a due vie: una chiamata dell'uomo verso HaShem e, allo stesso tempo, un messaggio che HaShem rivolge al Suo popolo.
- Author: Rav Ariel Di Porto
- Tags: Rosh Hashanà, Shofar, #Derasha

Nel trattato di *Rosh HaShanà* (16a), Rabbi Yitzchaq pone una domanda: perché lo Shofar si suona quando si è seduti (vale a dire prima della *Tefillà* di *Musaf*) e quando si è in piedi (durante la *Tefillà* di *Musaf*)? Certamente, in base a quanto stabilito dalla Torà, sarebbe necessario suonarlo solamente una volta e non due.

La Ghemarà, in maniera criptica, spiega che i due gruppi di suoni servono a confondere il *Satan*.

In che modo il *Satan* viene confuso dal suono dello Shofar?

Per rispondere a questa domanda le *Tosafot* e altri commentatori ricorrono a un passo del Talmud Yerushalmì, secondo il quale attraverso il primo gruppo di suoni il *Satan* viene parzialmente confuso, perché ascoltando il suono dello Shofar ha l'impressione che si tratti del "Grande Shofar", quello che verrà suonato con l'arrivo del Mashiach. Con il secondo gruppo di suoni riceve una conferma ulteriore e rinuncia così ad accusare il popolo d'Israele.

Non è chiaro, tuttavia, come la semplice ripetizione di una mitzvà possa avere l'effetto di confondere il *Satan*.

Per comprendere questo punto è necessario riflettere sulla natura dello Shofar.

Anzitutto esso è una forma di comunicazione, che nell'antichità permetteva di trasmettere un messaggio contemporaneamente a un gran numero di persone. A ciascun tipo di suono corrispondeva un significato preciso e, ogni volta che lo Shofar veniva suonato, ciascuno sapeva come comportarsi.

Troviamo qualcosa di simile per le *Chatzotzerot*: se suonate con una *teqi'à* servivano a radunare il popolo; se invece venivano suonate con una *teru'à*, indicavano all'accampamento che era giunto il momento di partire.

Anche oggi un suono continuo di sirena ha un significato ben preciso, purtroppo ben conosciuto in Israele, mentre un suono intermittente indica il passaggio di un mezzo di soccorso o della polizia.

Quando però ascoltiamo il suono dello Shofar dobbiamo domandarci: **chi comunica con chi?**

Le risposte possibili sono principalmente due:

1. Noi comunichiamo con HaShem.
2. HaShem comunica con noi.

Secondo la prima prospettiva, lo Shofar costituisce una forma di *Tefillà*.

Normalmente comunichiamo con HaShem attraverso le parole della preghiera; a Rosh HaShanà, invece, ci avvaliamo anche del suono dello Shofar come forma di preghiera. Non a caso il secondo gruppo di suoni è inserito all'interno della *Tefillà* di *Musaf*.

È però possibile sostenere anche il contrario: attraverso il suono dello Shofar è HaShem a comunicare con noi.

Usando le parole del Rambam nelle *Hilkhot Teshuvà*, il suono dello Shofar viene a risvegliarci dal nostro torpore, invitandoci a esaminare la nostra condotta, a pentirci, a ricordarci del nostro Creatore, migliorando il nostro comportamento e abbandonando le cattive azioni e i cattivi pensieri.

Secondo questa lettura, la mitzvà dello Shofar assomiglia a quella dello studio della Torà: nello studio è l'uomo che riceve un messaggio da HaShem, attraverso la Torà stessa.

Quindi nello Shofar convivono due forme di comunicazione fra HaShem e l'uomo, e il *Toqea'* svolge una duplice funzione: è contemporaneamente inviato di HaShem e inviato del popolo.

I *Poseqim*, in particolare Rambam e Rabbenu Tam, discutono su quale sia l'aspetto principale della mitzvà dello Shofar: l'ascolto oppure il suono.

Anche questa discussione riflette le due prospettive appena descritte.

Se lo Shofar è una forma di preghiera, l'elemento decisivo è la produzione del suono.

Se invece rappresenta una comunicazione di HaShem nei confronti dell'uomo, allora l'aspetto centrale diventa l'ascolto.

In particolare, la seconda serie di suoni, eseguita durante la *Tefillà* di *Musaf*, richiama la dimensione della preghiera, mentre la prima serie, eseguita subito dopo la lettura della Torà, rappresenta un messaggio proveniente da HaShem.

Non è casuale che anche il dono della Torà sul Sinai sia stato accompagnato dal suono dello Shofar.

Il collegamento fra lettura della Torà e Shofar emerge anche da altri elementi della tradizione.

Contrariamente a quanto scrive il Rambam, le suonate vengono eseguite prima del rientro del *Sefer Torà* nell'*Aron ha-Qodesh*.

Il *Kol Bo* aggiunge inoltre che al *Toqea'* viene assegnata una *'Alià* alla Torà: certamente come forma di onore nei suoi confronti, ma anche per rafforzare il legame fra la Torà e il suono dello Shofar.

Attraverso questa lettura possiamo comprendere anche il significato della "confusione" del *Satan*.

Con il primo gruppo di suoni il *Satan* comprende l'intenzione di HaShem di redimere il popolo d'Israele, ma questa chiamata potrebbe ancora rimanere senza risposta.

Quando però il popolo ebraico risponde attraverso il secondo gruppo di suoni, il *Satan* comprende che la redenzione è davvero in cammino e rinuncia alla propria accusa.

Che HaShem possa presto suonare il **Grande Shofar** che annuncerà la redenzione finale.

**Shanà Tovà u-Ghemar Chatimà Tovà a tutti voi.**