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# Elul, una città rifugio
- URL: https://www.torah.it/elul-una-citta-rifugio/
- Published: 2026-08-13T03:00:00.000Z
- Updated: 2026-08-13T15:49:18.000Z
- Description: Elul come una città di rifugio nel tempo: un mese in cui sottrarsi per un momento allo yetzer harà, ritrovare ciò che durante l’anno abbiamo smarrito e creare lo spazio per la Teshuvà, la riflessione e il cambiamento.
- Author: Rav Johnny Solomon
- Tags: Shofetim, Elul, Rav Shlomo Ganzfried, Arì z”l, Ir Miklat, Rebbe di Lubavitch, #Derasha, #social

In molti *sefarim* che trattano del mese di Elul viene spesso ricordato il *remez* (allusione) contenuto nel verso: *Ani ledodì vedodì li* – «Io sono del mio amato e il mio amato è mio» (*Shir HaShirim* 6:3), le cui iniziali formano la parola «ELUL».

Inoltre, parlando di Elul vengono spesso citati altri due versi: *Et levavechà ve’et levav* – «il tuo cuore e il cuore \[dei tuoi figli\]» (*Devarim* 30:6), e *Ish lerei’ehu umatanot la’evyonim* – «l’uno all’altro e doni ai poveri» (*Esther* 9:22).

Come spiega Rav Shlomo Ganzfried (vedi *Kitzur Shulchan Aruch* 128:1), ciascuno di questi tre versi esprime un diverso valore sul quale lavorare durante il mese di Elul: *Tefillà* (preghiera), *Teshuvà* (pentimento) e *Tzedakà* (carità).

Tuttavia, ancora prima di fare riferimento a questi tre versi, Rav Ganzfried cita un altro verso che, secondo l’Arì *z”l*, racchiude l’essenza del mese di Elul.

Nella *Parashà* di Mishpatim ci viene insegnata per la prima volta la legge delle «Città di rifugio» (*Arei Miklat*), nelle quali chi ha ucciso involontariamente può trovare un rifugio fisico, oltre che un luogo per la riflessione personale e spirituale e per la propria riabilitazione.

È interessante che questo verso (*Shemot* 21:13), parlando delle *Arei Miklat*, dica: «Se non gli ha teso un agguato, ma è stato D. a farglielo capitare tra le mani, allora Io ti stabilirò un luogo (*ina leyadò vesamtì lechà*) nel quale possa rifugiarsi». Anche le iniziali di queste quattro parole ebraiche formano «ELUL» e, secondo l’Arì *z”l*, si tratta di un *remez* al fatto che il mese di Elul è un momento propizio per il pentimento, la riflessione e la riabilitazione per i peccati che abbiamo commesso durante l’intero anno.

La legge delle *Arei Miklat* viene menzionata in diversi altri luoghi della Torà: nella *Parashà* di Massei (*Bemidbar* 35:9-15), nella *Parashà* di Vaetchannan (*Devarim* 4:41-43) e nella parashà di questa settimana, *Shoftim* (*Devarim* 19:1-10). Ma al di là del *remez* costituito dalle iniziali delle quattro parole *ina leyadò vesamtì lechà*, che formano la parola ELUL, esiste un ulteriore legame tra le *Arei Miklat* ed Elul?

La risposta è che certamente esiste! Il Rebbe di Lubavitch (*Torat Menachem*, 5714:3, p. 182) spiega che chi ha peccato viene considerato come se avesse involontariamente «ucciso» una parte o una potenzialità della propria anima. E così come chi ha accidentalmente ucciso un’altra persona fugge verso una città di rifugio fisica, dove può sottrarsi al «vendicatore del sangue» (*goel hadam*) e avere l’opportunità di una riflessione e di una riabilitazione personale e spirituale, allo stesso modo Elul è un rifugio spirituale nel tempo, nel quale chi ha peccato può sfuggire allo *yetzer harà* e cogliere le opportunità offerte dal mese di Elul per la propria riflessione e riabilitazione personale e spirituale.

Da qui impariamo che, così come le *Arei Miklat* sono luoghi fisici di rifugio, allo stesso modo il mese di Elul è un periodo spirituale di rifugio; e così come le *Arei Miklat* affermano e proteggono la vita, altrettanto fa il mese di Elul.

E così, mentre iniziamo il mese di Elul e questo Shabbat leggiamo la legge delle *Arei Miklat*, abbiamo il compito di cogliere le opportunità uniche di questo mese speciale: pentirci, riflettere e riabilitare noi stessi, fisicamente e spiritualmente.