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# Grazie, Fabietto
- URL: https://www.torah.it/grazie-fabietto/
- Published: 2026-10-11T08:27:49.000Z
- Updated: 2026-10-11T08:27:49.000Z
- Description: Pensavamo di fare un regalo a Fabietto scegliendolo come Hatan Bereshit. Dopo mesi di preparazione, uno sforzo straordinario e una lettura indimenticabile, abbiamo scoperto che il regalo più grande lo aveva fatto lui a noi. Una storia di Torà, amicizia e gratitudine.
- Author: Jonathan Pacifici
- Tags: Scola Tempio, #social

Ci sono persone alle quali pensiamo di fare un regalo, salvo scoprire, alla fine, che siamo noi ad aver ricevuto molto più di quanto abbiamo dato. È una sensazione che conosco, ma raramente l'ho provata con la stessa intensità di questo Shabbat Bereshit, alla Scola Tempio di Gerusalemme.

Quest'anno abbiamo scelto come Hatan Bereshit Fabio Sonnino, Fabietto per tutti noi. Fabio è disabile e vive in sedia a rotelle. È una persona alla quale vogliamo molto bene e ci sembrava bello affidargli l'onore di inaugurare il nuovo ciclo di lettura della Torà. Sapevamo che per lui sarebbe stata una sfida importante, ma forse non avevamo compreso fino in fondo quanto lavoro, quanta determinazione e quanta inventiva sarebbero stati necessari.

Fabio si è preparato per mesi insieme all'amico Gianni Di Porto. Chi ha letto la Torà sa quanto sia importante il ruolo del *segan*, che segue la lettura e aiuta il lettore a orientarsi nel testo attraverso i segni convenzionali. Per Fabio, però, seguire quei segni nel modo abituale è particolarmente difficile. Così, insieme a Gianni, ha sviluppato un sistema tutto loro: Gianni gli avrebbe trasmesso le indicazioni attraverso piccoli segnali sulla spalla.

![](https://storage.ghost.io/c/11/37/11374717-58cd-443f-abcf-315b1332d7c1/content/images/2026/10/IMG_0258.JPG)

È una di quelle soluzioni che sembrano semplici soltanto dopo che qualcuno le ha inventate. Dietro c'erano mesi di studio, di prove, di pazienza e soprattutto la volontà condivisa di arrivare fino in fondo. Non si trattava di trovare una scorciatoia, ma di rendere possibile una lettura vera, accurata, all'altezza dell'onore che Fabio aveva ricevuto.

C'era poi un'altra difficoltà, più immediata: il tavolo sul quale appoggiamo normalmente il Sefer Torà era troppo alto. Ne abbiamo predisposto uno più basso, perché Fabio potesse leggere dalla sua sedia. Anche questo era necessario, ma era soltanto l'ultimo tassello di una preparazione ben più lunga.

Poi è arrivato Shabbat.

Fabio ha letto Bereshit magnificamente. Con una concentrazione, una determinazione e uno sforzo che hanno reso quella lettura indimenticabile. Accanto a lui c'era Gianni, con il loro linguaggio discreto di segnali sulla spalla, frutto di tante ore trascorse insieme. Chi ascoltava sentiva la voce di Fabio e le parole della Torà. Dietro quella voce c'era anche il lavoro silenzioso di un'amicizia.

Dopo la lettura, Fabio e Rav Igal Levi hanno tenuto una derashà a due voci, trasformandola in una conversazione vivacissima, piena di intelligenza, battute e risate. A un certo punto sembrava quasi il Maurizio Costanzo Show. La sinagoga era piena di persone venute a festeggiarlo, e l'affetto che si respirava era qualcosa di difficile da descrivere.

Avevamo immaginato quella mattina come un'occasione per rendere omaggio a Fabio. Volevamo dirgli, attraverso un gesto concreto, quanto fosse importante per noi. Ma proprio quando sembrava che fossimo noi a festeggiare lui, l'amico Sandro Di Porto ha trovato le parole che, credo, tutti avevamo nel cuore: **siamo noi a dover ringraziare Fabio**.

Era esattamente così.

Ringraziarlo per i mesi di preparazione, per la fatica affrontata senza risparmiarsi, per la bellezza della lettura. Per aver preso sul serio l'onore che gli avevamo affidato, trasformandolo in un dono per tutti i presenti. Fabio ci ha ricordato uno dei grandi insegnamenti dei Maestri.

La Ghemarà insegna che molte delle condizioni con cui veniamo al mondo sono stabilite prima ancora della nostra nascita, ma «צדיק ורשע לא קאמר» — se saremo giusti o malvagi non viene decretato (Niddà 16b). Non sempre possiamo scegliere le condizioni della nostra esistenza, ma possiamo scegliere che cosa farne. E Fabio, con la sua determinazione e la sua gioia, ce ne ha dato una lezione straordinaria.

È facile pensare alla generosità come a qualcosa che parte da noi e arriva a qualcun altro. Più difficile è accorgersi di quanto possiamo ricevere proprio dalle persone verso le quali crediamo di dover esercitare quella generosità. 

Fabio ce lo ha ricordato senza pronunciare una parola sull'argomento. Gli è bastato leggere Bereshit.

Ripenso a quel tavolo più basso, ai mesi di studio, ai segnali sulla spalla, alla voce di Fabio che attraversava la sinagoga. Tutti dettagli di una mattina che ricorderemo a lungo. Ma soprattutto ripenso alle parole di Sandro, perché hanno saputo dare un nome a ciò che stavamo vivendo.

Caro Fabietto, pensavamo di averti fatto un regalo scegliendoti come Hatan Bereshit. Ci sbagliavamo.

**Il regalo lo hai fatto tu a noi. Grazie.**