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# Il patto che allargò il cuore di Avraham
- URL: https://www.torah.it/il-patto-che-allargo-il-cuore-di-avraham/
- Published: 2026-10-26T09:54:21.000Z
- Updated: 2026-10-26T09:54:21.000Z
- Description: Dopo la circoncisione, Avraham affronta prove che coinvolgono la famiglia, la giustizia e la fede. Dall'ospitalità verso gli sconosciuti alla legatura di Izchak, il patto diventa una responsabilità che richiede compassione, coraggio e maturità morale.
- Author: Rav Meni Even-Israel
- Tags: Vaierà, #Derasha, Milà, Rav Adin Even-Israel Steinsaltz, #social

> «Poiché Io l'ho scelto affinché ordini ai suoi figli e alla sua famiglia dopo di lui di seguire la via del Signore». (Bereshit 18,19)

La Parashà di Vajerà si apre immediatamente dopo la circoncisione di Avraham. Egli è ancora convalescente quando D-o gli appare, eppure la Parashà non gli permette di rimanere chiuso nel proprio dolore. Corre ad accogliere degli sconosciuti, intercede per gli abitanti di Sodoma, allontana Hagar e Ishmael per ordine di D-o, tratta con Avimelech e infine cammina insieme a Izchak verso il monte Moriah. La successione degli eventi è sorprendente. Il segno del patto impresso sul corpo di Avraham non è seguito dal riposo, ma da una serie di prove che richiedono un cuore più grande, una fede più salda e una più profonda capacità di agire.

La circoncisione è dunque molto più di un segno privato di appartenenza. Cambia i termini del rapporto di Avraham con D-o. Prima del patto, Avraham aveva già dimostrato un'obbedienza straordinaria. Aveva lasciato la propria terra natale, attraversato territori sconosciuti, sopportato la carestia, raggiunto l'Egitto, combattuto contro dei re e creduto in promesse che sembravano impossibili. Dopo la circoncisione, tuttavia, la sua fede viene messa alla prova in modo più intimo e doloroso. La sfida non consiste più soltanto nel seguire D-o verso l'ignoto. Consiste nel rimanergli fedele quando ciò che gli viene richiesto coinvolge la sua famiglia, il suo giudizio morale e il futuro che gli è stato promesso.

La prima espressione di questo patto trasformato è l'ospitalità. Avraham siede all'ingresso della propria tenda nella calura del giorno, fisicamente indebolito ma attento ai bisogni degli altri. Quando vede tre viandanti, corre loro incontro. Il commento di Steinsaltz sottolinea il contrasto tra le sue condizioni e la sua sollecitudine: Avraham non permette che la propria sofferenza lo chiuda al mondo. Il patto non lo rende più preoccupato di proteggere sé stesso. Lo rende più disponibile verso gli altri.

Lo stesso ampliamento del cuore emerge nella sua intercessione per Sodoma. Avraham conosce la crudeltà della città. Aveva già rischiato la vita per salvarne gli abitanti, e nulla nel racconto lascia intendere che si fossero pentiti. Eppure, quando D-o gli rivela il giudizio imminente, Avraham si avvicina e domanda:

> «Davvero distruggerai il giusto insieme al malvagio?» (Bereshit 18,23)

Comincia chiedendo che siano risparmiati per merito di cinquanta giusti e prosegue fino ad arrivare a dieci. La sua supplica non nega la corruzione di Sodoma. Insiste sul fatto che il giudizio debba lasciare spazio alla possibilità che anche un piccolo numero di persone giuste possa fare la differenza.

È per questo che il versetto che descrive l'elezione di Avraham è così importante:

> «Poiché Io l'ho scelto affinché ordini ai suoi figli e alla sua famiglia dopo di lui di seguire la via del Signore, praticando la giustizia e il diritto». (Bereshit 18,19)

Avraham viene scelto non soltanto perché obbedisce a D-o, ma perché è capace di costruire una famiglia e un popolo intorno a due principi: *zedakà* e *mishpat*, giustizia e diritto. La giustizia senza compassione può diventare fredda. La compassione senza giustizia può trasformarsi in indulgenza. La vocazione di Avraham consiste nel tenerle insieme.

La stessa tensione ritorna quando Sarà chiede che Hagar e Ishmael vengano allontanati. Avraham ne è profondamente addolorato, ma D-o gli dice di ascoltare Sarà, promettendogli al tempo stesso che anche Ishmael diventerà una nazione. Il commento di Steinsaltz mette in evidenza la complessità della Provvidenza divina in questo episodio: D-o conferma il giudizio di Sarà riguardo al futuro di Izchak, ma ascolta anche il grido di Ishmael e lo protegge «là dove si trova». Il patto non cancella le esigenze umane in conflitto tra loro. Obbliga Avraham a confidare nel fatto che D-o vede più lontano di quanto egli stesso possa vedere e si prende cura anche di coloro dai quali Avraham deve separarsi.

La prova finale, la legatura di Izchak, porta ogni contraddizione al suo punto più estremo. D-o aveva promesso che Izchak avrebbe portato avanti il patto, eppure Avraham riceve l'ordine di condurlo sul monte. La Torà non descrive i pensieri di Avraham durante i tre giorni di cammino. Il suo silenzio fa parte della prova. Egli deve continuare a camminare senza possedere una spiegazione capace di conciliare il comando con la promessa. La sua risposta, «Eccomi», non è assenza di sentimenti. È presenza di una responsabilità totale.

La circoncisione segna dunque il passaggio dalla fede come adesione alla fede come maturità del patto. Avraham diventa capace di agire quando il cammino è doloroso, di intercedere quando il giudizio sembra definitivo, di lasciare andare quando l'amore vorrebbe trattenere e di obbedire quando la comprensione viene meno. Nessuna di queste qualità annulla le altre. La sua compassione non indebolisce la sua fede, e la sua fede non mette a tacere la sua voce morale.

Il patto trasforma Avraham perché amplia l'orizzonte della sua responsabilità. Non è più soltanto un uomo che crede in D-o. Deve diventare il padre di un popolo che porterà la via di D-o nella storia. Questo richiede coraggio, ma anche tenerezza; obbedienza, ma anche capacità di discutere; fermezza, ma anche misericordia. Il segno del patto viene impresso sul corpo, ma la sua vera misura si trova nel cuore che esso contribuisce a formare.