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# La avdalà di Noach
- URL: https://www.torah.it/la-avdala-di-noach/
- Published: 2019-10-31T22:00:00.000Z
- Updated: 2026-08-04T07:37:04.000Z
- Description: Perché nei siddurim italiani la avdalà si conclude con il versetto «E Noach trovò grazia agli occhi del Signore»? Attraverso fonti liturgiche, talmudiche e midrashiche, un percorso alla scoperta dell'origine e del significato di un'antica usanza del rito italiano.
- Author: Jonathan Pacifici
- Tags: Noach, #Derasha, Shibolè Haleqet, Benè Romi, Avdalà, Vite

> **«E Noach trovò grazia agli occhi del Signore»** (Genesi VI,8), così possiamo trovare grazia e buon discernimento agli occhi di D. e dell’uomo. **«E seminò Izchak in quel paese, e trovò in quello stesso anno il centuplo e lo benedisse il Signore»** (ivi, XXVI,12).

Nei *siddurim* di rito italiano stampati negli ultimi tre secoli, al termine della *avdalà* del sabato sera si è “intrufolata” una formula che non compare nelle edizioni più antiche.

Si tratta evidentemente di una formula augurale, recitata nel momento nel quale si lascia la serenità dello *Shabbat* e ci si reimmerge nel mondo della materialità. Ma perché proprio questi versi e come sono finiti qui?

Come detto nei formulari antichi questa formula non c’è. Almeno non esattamente. Un primo indizio lo troviamo nel *Machazor* di Soncino (1485): dopo la *avdalà* sono riportate alcune regole che la riguardano che terminano con l’espressione:

> «E colui che sta attento a fare la *avdalà* sul vino all’uscita del Sabato ed all’uscita delle feste, “porterà benedizione dal Signore e giustizia dal D. della sua salvezza” (Salmi XXIV,5) e troverà grazia e buon discernimento agli occhi di D. e dell’uomo.»

![](https://storage.ghost.io/c/11/37/11374717-58cd-443f-abcf-315b1332d7c1/content/images/2026/08/data-src-image-b136c6a8-8887-4fc3-93a6-4dfd02cc4602.jpeg)

Lo stesso sul *Machazor* di Bologna.

La fonte per Soncino e Bologna è nello *Shibbolè Haleqet* (130). Rabbì Zidkià Anav cita la Ghemarà in *Berachot* 33a:

> «Gli uomini della Grande Assemblea stabilirono per Israele benedizioni e preghiere, santificazioni e separazioni... all’inizio stabilirono (la *avdalà*) nella preghiera, si arricchirono e la stabilirono sul bicchiere (di vino), tornarono ad impoverirsi e la stabilirono sulla preghiera, e loro dissero: colui che fa la *avdalà* nella preghiera deve fare la *avdalà* (anche) sul bicchiere.»

A nome del fratello, Rabbì Biniamin, aggiunge che il divieto di mangiare prima della *avdalà* si riferisce ad un luogo nel quale è possibile trovare del vino, ma in assenza di questo e nell’impossibilità di restare a digiuno la *avdalà* torna alla sua formula originale nella *tefillà* (*Attà Hivdaltà*), anche se uno dovrebbe sforzarsi di avere del vino sul quale fare la *avdalà*. Il motivo per Rabbì Biniamin è da ricercarsi nella Ghemarà in *Pesachim* 113a.

> ״אמר רבי יוחנן שלשה מנוחלי העולם הבא אלו הן הדר בארץ ישראל והמגדל בניו לתלמוד תורה והמבדיל על היין במוצאי שבתות מאי היא דמשייר מקידושא לאבדלתא״ (פסחים קיג.)

> «Ha detto Rabbì Jochannan: “Tre sono tra coloro che ereditano il mondo futuro e questi sono: colui che risiede in *Eretz Israel*, colui che cresce i suoi figli nello studio della Torà e colui che fa la *avdalà* sul vino nelle uscite dei Sabati, cioè che lascia dal *Kiddush* per la *avdalà*”.»

Chi, come spiega Rav Steinsaltz, ha poco vino in casa e lo lascia per la *avdalà*.

E così anche in *Pirkè DeRabbì Eliezer*:

> «Ha detto Rabbì Zadok: “Chiunque non faccia la *avdalà* sul vino e non ascolti da coloro che la fanno all’uscita del Sabato, non vedrà mai un segno di benedizione. E chiunque faccia la *avdalà* sul vino all’uscita del Sabato o ascolti da coloro che la fanno, il Santo Benedetto Egli Sia lo chiama Santo e lo fa Suo tesoro come è detto (Esodo XIX,6): ‘E voi mi sarete come reame di sacerdoti (e nazione santa)’ ed è scritto (Levitico XX,26): ‘E mi sarete santi poiché Santo sono Io’.”»

In un mondo nel quale il vino costava caro e le disponibilità erano limitate, serve uno sforzo per fare la *avdalà* sul vino, sforzo che viene però premiato con una benedizione. Tutto questo ragionamento è accennato quindi già nei *machazorim* antichi e ad un certo punto viene messo in versi. Già nel *Siddur Berachà* di Roma del 1690 compare quasi la stessa formula.

![](https://storage.ghost.io/c/11/37/11374717-58cd-443f-abcf-315b1332d7c1/content/images/2026/08/data-src-image-fafa6f18-0add-46ed-8088-3a064f0e0353.jpeg)

Chi fa la *avdalà* sul vino riceve benedizione. Va bene. È chiarissimo perché usare il verso di Izchak per la benedizione: Izchak pianta e raccoglie cento volte il dovuto. Meglio di così? Ma perché nella trasposizione in versi Noach dovrebbe rappresentare chi fa la *avdalà* sul vino?

Forse una possibile spiegazione è da cercare su un commento un po’ criptico al verso **«E Noach trovò grazia agli occhi del Signore»** che fa il *Midrash Bereshit Rabbà* a nome di Rabbì Simon.

> רבי סימון פתח (ישעיה סה, ח): כֹּה אָמַר ה' כַּאֲשֶׁר יִמָּצֵא הַתִּירוֹשׁ בָּאֶשְׁכּוֹל וְאָמַר אַל תַּשְׁחִיתֵהוּ כִּי בְרָכָה בּוֹ, מַעֲשֶׂה בְּחָסִיד אֶחָד שֶׁיָּצָא לְכַרְמוֹ בְּשַׁבָּת וְרָאָה עוֹלֵלָה אַחַת וּבֵרַךְ עָלֶיהָ, אָמַר כְּדַאי הִיא הָעוֹלֵלָה הַזּוֹ שֶׁנְּבָרֵךְ עָלֶיהָ, כָּךְ כֹּה אָמַר ה' כַּאֲשֶׁר יִמָּצֵא הַתִּירוֹשׁ בָּאֶשְׁכּוֹל וגו'.

Rabbì Simon usa un verso di Isaia per paragonare Noach ad un chicco buono che contiene benedizione in un grappolo marcio che altrimenti sarebbe stato distrutto. Così anche Rashì su Isaia. Interessante paragone perché noi diciamo sempre che Noach salva se stesso ma non salva la sua generazione. In effetti il Midrash stravolge un po’ tutta la logica e sembra dire che in realtà Noach non è un chicco buono di per sé ma forse proprio in funzione di ciò che genererà.

Ed infatti continua Rabbì Simon:

> אָמַר רַבִּי סִימוֹן: מָצִינוּ שֶׁהַקָּדוֹשׁ בָּרוּךְ הוּא עוֹשֶׂה חֶסֶד עִם הָאַחֲרוֹנִים בִּזְכוּת הָרִאשׁוֹנִים, וּמִנַּיִן שֶׁהַקָּדוֹשׁ בָּרוּךְ הוּא עוֹשֶׂה עִם הָרִאשׁוֹנִים בִּזְכוּת הָאַחֲרוֹנִים? **וְנֹחַ מָצָא חֵן בְּעֵינֵי ה׳**, בְּאֵיזוֹ זְכוּת? בִּזְכוּת תּוֹלְדוֹתָיו.

Iddio concede grazia a Noach per il merito di coloro che verranno dopo, per merito della sua discendenza.

Anche il commento di Sforno *ad loc.* verte sui figli. La grazia fatta a Noach è di aver salvato i suoi figli e le sue figlie.

> ונח מצא חן להציל גם בניו ובנותיו לא מפני שהיה ראוי לכך אבל על צד חנינה זכהו האל ית' לזה

Al di là del Midrash non dimentichiamo che Noach è il primo che pianta una vigna: questa diviene da una parte causa del suo degrado ma dall’altra l’occasione per definire la rettitudine almeno di un pezzo della sua discendenza, con Shem e Jefet che lo coprono.

Forse Noach fa la *avdalà* con il vino, nel senso che il vino di Noach causa la prima separazione tra i suoi figli e fa emergere Shem che diviene progenitore di Israele e da qui la benedizione che “separa tra Israele ed i popoli” assieme al “settimo giorno dai sei giorni dell’opera”.

Mi sembra molto bello che le tre condizioni di Rabbì Jochannan si manifestano in Noach: il vino della *avdalà*, i figli da crescere nella Torà e l’abitare in *Erez Israel*. Secondo il Rambam in *Hilchot Melachim* infatti Noach costruisce il suo altare a Jerushalaim e da lì parte anche la lotta tra Shem e la discendenza di Cham con Kenaan per il possesso di *Erez Israel* che circonda tutta la storia di Avraham.

Il *Divrè Emet* commenta il nostro verso così:

> ונח מצא חן כו' דאיתא לזכור בכל יום שבת קודש וזה ונח לשון מנוחה גם בויו הוא ששה ימים עי״ד זה מצא חן גם בעיני ה׳ המשוטטות בכל הארץ שלא יקטרגו עליו. ויש לומר \[עוד\] בעיני ה׳ להמשיך השפעות רחמים כמו ואבוא אל העין:

Cioè bisogna ricordare lo *Shabbat* ogni giorno e trascinare nella settimana l’influenza della sua grazia. Noach diventa la *menuchà* dello *Shabbat*.

Un'ultima nota. Mi incuriosisce il fatto che tutto il ragionamento dello *Shibbolè Haleqet* e quindi la fonte per questo sottolineare l’attenzione che si deve porre nella *avdalà* si basi su un insegnamento di Rabbì Zadok, perché proprio di *Shabbat* noi romani, e solo noi, ancora usiamo l[a sua formula della *Amidà* del venerdì sera, *Umeahavatach*.](https://www.torah.it/una-perla-nascosta-nellarvit-romano-di-shabbat/) Un caso?