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# La perfezione di non essere mai arrivati
- URL: https://www.torah.it/la-perfezione-di-non-essere-mai-arrivati/
- Published: 2026-08-07T07:07:03.000Z
- Updated: 2026-08-07T07:07:03.000Z
- Description: La teshuvà non è una destinazione né uno stato di perfezione raggiunto una volta per tutte. Rav Kook la descrive come un movimento continuo: crescere, riparare e avvicinarsi senza fine a D-o.
- Author: Rav Johnny Solomon
- Tags: Elul, Teshuvà, Rav Kook, #social

Questo Shabbat è *Shabbat Mevarchim*, quando annunciamo l’imminente nuovo mese di Elul, e nelle comunità di Spinka e Munkatch è consuetudine aggiungere l’espressione «e per una teshuvà completa» (*u’leteshuvah sheleima*) alla preghiera *Yechadshehu*. Recitano quindi:

> «Possa il Santo, benedetto Egli sia, rinnovare questo nuovo mese per noi e per tutto il Suo popolo, la Casa d’Israele, ovunque si trovino, per il bene e per la benedizione, per la gioia e la letizia, per la salvezza e la consolazione, per un buon sostentamento e nutrimento, per una buona vita e la pace, per buone notizie e lieti annunci, per una guarigione completa, per una teshuvà completa e per una pronta redenzione. E diciamo: Amen!»

Naturalmente, il significato della richiesta di una guarigione completa (*refuà shelemà*) è facilmente comprensibile: preghiamo affinché tutti coloro che non stanno bene, sia nella nostra comunità sia nel mondo intero, possano guarire e recuperare la salute. Ma qual è il significato dell’aggiunta della richiesta di una «teshuvà completa» (*teshuvà shelemà*)?

Rav Kook z”l utilizza l’espressione *teshuvà shelemà* («teshuvà completa») in *Orot HaTeshuvà* (5:3), dove scrive:

> «Il mondo è destinato ad arrivare a una teshuvà completa.»

Ma che cosa significa esattamente «teshuvà completa», e che cosa dobbiamo fare per raggiungere questo obiettivo?

Rabbì Ze’ev Sultanovich spiega il significato dell’affermazione di Rav Kook nel suo commento a *Orot HaTeshuvà*:

> «A prima vista, se il mondo è in continuo sviluppo, sembrerebbe che non possa mai arrivare a una teshuvà completa – vale a dire, alla perfezione. Possiamo raggiungere risultati straordinari e conseguire obiettivi elevati, ma se c’è sempre la possibilità di progredire ulteriormente e qualcosa che può essere migliorato, allora la teshuvà non potrà mai essere veramente completa. Rav Kook spiega che è proprio questo processo a costituire la “teshuvà completa”. Se la nostra aspirazione fosse semplicemente quella di raggiungere uno stato perfetto dell’esistenza, prima o poi il movimento verso questo obiettivo giungerebbe alla sua conclusione. La teshuvà, invece, per sua stessa natura, non è una condizione fissa o definita. È piuttosto un movimento dinamico. Da un lato, è sempre legata alla realtà presente, nella quale rimane qualcosa da riparare e migliorare. Dall’altro, è sempre rivolta verso l’infinita perfezione di D-o, che non ha limiti e quindi non ha un punto d’arrivo. L’ascesa spirituale senza fine è essa stessa l’aspirazione. Pertanto, la “teshuvà completa” è una crescita continua.»

In altre parole, la teshuvà non è una destinazione. È invece un impegno continuo alla crescita personale e spirituale e un’espressione della nostra volontà di rimodellare le nostre vite in modo da rafforzare sia il nostro rapporto con D-o sia quello con gli altri.

Eppure, come tutti sappiamo, la natura umana fa sì che spesso ci aggrappiamo a ciò che ci è familiare.

Per questo motivo, l’uso delle comunità di Spinka e Munkatch è particolarmente bello perché, inserendo la richiesta di una «teshuvà completa» tra quella di una «guarigione completa» e quella di una «pronta redenzione», ci viene ricordato che la teshuvà è sia una forma di guarigione sia una fonte di redenzione. E quindi, se desideriamo la guarigione, e se desideriamo la redenzione, dovremmo desiderare anche la teshuvà.