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# La pubblicità della mizvà
- URL: https://www.torah.it/la-pubblicita-della-mizva/
- Published: 2013-11-23T09:24:00.000Z
- Updated: 2026-10-18T08:24:39.000Z
- Description: Perché il Midrash dice che Reuven avrebbe salvato Josef con maggiore decisione se avesse saputo che la Torà avrebbe raccontato il suo gesto? Una riflessione sul valore della pubblicità delle mizvot, dalle dediche nelle nostre Scole al significato più profondo del dono.
- Author: Jonathan Pacifici
- Tags: Vaieshev, #Derasha, Rashba, Ramà

> «Ed ascoltò Reuven e lo salvò dalla loro mano e disse: “Non colpiamo persona”. E disse loro Reuven: “Non spargete sangue, gettatelo in questo pozzo che è nel deserto, e non mandate la mano su di lui”; al fine di salvarlo dalla loro mano, e riportarlo da suo padre».  
>  
> (Bereshit 37,21–22)

La Parashà di questa settimana ci presenta la drammatica frattura tra i figli di Jacov. È la Parashà di Josef e dei suoi sogni ma anche la Parashà di Jeudà e della sua leadership. Ed è anche la Parashà della tragedia di Reuven e della sua mancanza di carisma. Già in passato abbiamo visto come Reuven non venga ascoltato dai fratelli mentre è proprio Jeudà a godere del rispetto degli altri. Eppure faremmo un grande torto a Reuven, liquidando il suo disperato tentativo. La Torà, così schietta e diretta ci dice che Reuven non è capace di farsi ascoltare ma testimonia al contempo la purezza del suo operato.

Rashì in loco sottolinea che il Ruach Hakodesh, lo Spirito Santo Divino che parla nella Torà testimonia l'intenzione di Reuven al fine di salvarlo dalla loro mano. Ed aggiunge che Reuven sentiva anche il peso della primogenitura e sapeva che comunque fosse andata egli sarebbe stato responsabile.

Il Talmud nel trattato di Makot (10a) associa il fatto che Reuven sia stato il primo a provare a salvare Josef con il fatto che è la prima tribù della quale la Torà comincia ad occuparsi delle città rifugio. Reuven è il simbolo della salvezza.

Eppure non basta. Il Midrash Rabbà dice che quando si fa una mizvà la si deve fare in maniera completa. Se Reuven avesse saputo che il Signore avrebbe scritto nella Torà «Ed ascoltò Reuven e lo salvò dalla loro mano», se lo sarebbe caricato in spalla e lo avrebbe riportato dal padre. E il Midrash prosegue dicendo che se Aron avesse saputo che la Torà avrebbe descritto la sua gioia nell'incontro con Moshè, avrebbe tirato fuori i tamburi. Ed ancora se Boaz avesse saputo che il Testo avrebbe descritto il suo dono a Rut, gli avrebbe dato della carne grassa.

Il senso è chiaro. A volte facciamo delle mizvot, ma non andiamo fino in fondo. Se avessimo la piena percezione dell'importanza delle nostre azioni, se pensassimo al fatto che Iddio stesso rende pubblica ogni nostra buona azione, allora andremmo in fondo. E c'è da chiedersi, ma che sistema è? Noi forse facciamo le mizvot per il prime time che ci viene dedicato? Reuven avrebbe fatto di più se avesse saputo che la Torà avrebbe parlato di lui... e allora? Ma possibile mai che un giusto di quel livello abbia bisogno della pubblicità?

Nella Ghemarà si narra la morte di Rabbì Jochannan ben Zakai.

> «Gli dissero (i discepoli): “Nostro Maestro, dacci una benedizione!”. Disse loro: “Sia la Volontà che abbiate timore del Cielo come il timore (che si ha) per le persone”. Gli dissero: “Tutto qua?”. Disse loro: “E magari fosse! Sappiate che quando un uomo compie una trasgressione dice ‘che non mi veda un altro uomo’”».

Il Grande Rabbì Jochannan ben Zakai insegna in punto di morte a dei discepoli stupiti che dinanzi all'immensità Divina noi dovremmo aspirare ad un livello nel quale il metro da cercare nel Divino è il rapporto con il prossimo. Dicendo quasi: magari riusciste ad avere per D. la considerazione che si ha per il prossimo. Magari riusciste a trovare nel rapporto orizzontale la chiave per la comprensione di quello verticale.

Siamo umani insomma e funzioniamo così, ma proprio per questo dobbiamo conoscere la nostra indole e massimizzare il nostro comportamento sulla base stessa delle nostre debolezze. Mi comporterei meglio davanti alle telecamere? Ed allora facciamo finta di essere sempre in onda!

Ed infatti il nostro Midrash continua dicendo che una volta un uomo faceva una mizvà e il Profeta la iscriveva nella Bibbia, ma oggi che succede? E risponde che sono il profeta Elia ed il re Messia che la scrivono ed il Santo Benedetto Egli Sia controfirma. Resta una traccia anche oggi.

Da qui il Rashba impara una cosa molto importante:

> «Da qui che è bene scrivere e pubblicizzare colui che compie una mizvà perché ecco che la Torà ha pubblicizzato la mizvà di Reuven che pensò di salvare Josef e riportarlo al padre».

E non è solo teoria perché il Ramà nello Shulchan Aruch (249,13) codifica che colui che dona qualcosa per zedakà ha il diritto di scriverci sopra il proprio nome ed il pubblico non può protestare.

Per capire l'impatto di questa regola basta guardare le straordinarie collezioni dei nostri musei. Per secoli i doni alle varie Scole sono stati accompagnati da dediche ed iscrizioni volte a segnalare l'autore della mizvà. Spesso compare anche il simbolo della famiglia.

È molto interessante che la stessa Torà che ci insegna come la più alta forma di zedakà sia il *matan baseter*, il dono segreto nel quale chi dà non sa a chi dà e chi riceve non sa da chi riceve, ci dice che è bene e permesso evidenziare un atto di mizvà.

A mio modesto avviso il tema è molto più profondo di quanto sembri. C'è una radice profondissima nell'idea dell'incisione di un nome, di un sigillo personale nella mizvà. Iddio stesso incide il suo timbro nella carne dell'ebreo nella mizvà del brit milà. E viceversa è il volto di Jacov ad essere inciso nel Trono della Gloria Divina.

È un'idea che torna poi anche nei vessilli del deserto. Lì ogni tribù ha un suo stemma, una sua bandiera, che pubblicizza una particolarissima via al servizio del Signore. Eppure anche l'altra idea, l'idea del celare, persiste. Perché Israele tutto non ha vessillo. Forse c'è tra questi due aspetti un percorso chiaro. Miriamo ad un mondo di matan baseter nel quale si fa la mizvà nella sua completezza a prescindere dalla pubblicità. Eppure meglio la mizvà con dedica della non mizvà. E se è la dedica a spingere a fare di più, ben venga.