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# Salvare il mondo non basta
- URL: https://www.torah.it/salvare-il-mondo-non-basta/
- Published: 2026-10-14T15:55:24.000Z
- Updated: 2026-10-14T15:55:24.000Z
- Description: Perché il Signore impartisce a Noach due ordini diversi sugli animali da salvare? Una differenza che rivela il significato profondo dell'arca e della misericordia divina. Una riflessione particolarmente attuale ora che, concluso Tishrì, dobbiamo dare concretezza ai propositi del nuovo anno.
- Author: Jonathan Pacifici
- Tags: Noach, #Derasha, Rabbenu Bechayè, Reggio, Bertinoro, Maharal di Praga, Kli Yakar, Kasherut, #social

La Torà racconta due volte che il Signore ordina a Noach di introdurre gli animali nell'arca. La prima volta, nel sesto capitolo di Bereshit, quando gli viene annunciata la distruzione del mondo e comandata la costruzione dell'arca; la seconda, nel capitolo successivo, quando l'arca è ormai pronta e mancano soltanto sette giorni all'inizio del diluvio. Secondo la tradizione dei Maestri, la costruzione dell'arca si protrasse per 120 anni: un intervallo che, pur non essendo indicato esplicitamente dalla Torà come distanza cronologica tra i due ordini, rende ancora più significativa la loro successione. I due ordini sono simili, ma presentano una differenza sostanziale, che a prima vista potrebbe sembrare una contraddizione.

Nel primo leggiamo:

> **וּמִכָּל הָחַי מִכָּל בָּשָׂר שְׁנַיִם מִכֹּל תָּבִיא אֶל הַתֵּבָה לְהַחֲיֹת אִתָּךְ זָכָר וּנְקֵבָה יִהְיוּ**  
>  
> «Di ogni essere vivente, di ogni carne, ne porterai due nell'arca per conservarli in vita con te; saranno maschio e femmina» (Bereshit 6,19).

Nel secondo, invece, il Signore precisa:

> **מִכֹּל הַבְּהֵמָה הַטְּהוֹרָה תִּקַּח לְךָ שִׁבְעָה שִׁבְעָה אִישׁ וְאִשְׁתּוֹ וּמִן הַבְּהֵמָה אֲשֶׁר לֹא טְהֹרָה הִוא שְׁנַיִם אִישׁ וְאִשְׁתּוֹ**  
>  
> «Di ogni animale puro ne prenderai sette coppie, maschio e femmina, e degli animali che non sono puri, due, maschio e femmina» (Bereshit 7,2).

Perché il Signore non comunica fin dall'inizio a Noach che dovrà prendere sette coppie degli animali puri? Perché attendere fino agli ultimi sette giorni, dopo tutto il tempo impiegato nella costruzione dell'arca, per introdurre una distinzione tanto importante? E soprattutto, che cosa è cambiato tra il primo ordine e il secondo?

La spiegazione più immediata è che il primo ordine stabilisca il numero minimo necessario alla sopravvivenza di ogni specie, mentre il secondo aggiunga gli animali destinati a uno scopo particolare. Rashì spiega che gli animali puri erano necessari perché Noach potesse offrirne alcuni in sacrificio dopo il diluvio. Rabbenu Bechayè osserva che per conservare una specie sarebbe stata sufficiente una coppia, mentre per gli animali destinati al sacrificio occorreva un numero maggiore. In questa prospettiva non vi sarebbe una vera contraddizione, ma una precisazione successiva di un comando precedente.

Rimane tuttavia da comprendere il significato di questa precisazione e, soprattutto, il motivo per cui la Torà abbia voluto presentarla come un secondo ordine divino.

Rabbenu Bechayè richiama la nostra attenzione su un particolare che potrebbe facilmente sfuggire. Nel primo ordine il Signore si presenta con il Nome **אֱלֹהִים**, che esprime la *middat hadin*, l'attributo della giustizia. Il racconto comincia con le parole **וַיֹּאמֶר אֱלֹהִים לְנֹחַ קֵץ כָּל בָּשָׂר בָּא לְפָנַי**, «E D-o disse a Noach: è giunta davanti a Me la fine di ogni carne» (Bereshit 6,13), e si conclude con **כְּכֹל אֲשֶׁר צִוָּה אֹתוֹ אֱלֹהִים כֵּן עָשָׂה**, «Secondo tutto ciò che D-o gli aveva comandato, così fece» (Bereshit 6,22).

Il secondo ordine si apre invece con **וַיֹּאמֶר ה׳ לְנֹחַ**, «E il Signore disse a Noach» (Bereshit 7,1), e si conclude con **וַיַּעַשׂ נֹחַ כְּכֹל אֲשֶׁר צִוָּהוּ ה׳**, «E Noach fece tutto ciò che il Signore gli aveva ordinato» (Bereshit 7,5). Questa volta viene utilizzato il Nome divino che esprime la *middat harachamim*, l'attributo della misericordia.

Non è dunque soltanto il numero degli animali a cambiare, ma anche il modo in cui viene presentato il rapporto tra il Signore e la creazione. Il primo ordine appartiene al momento del giudizio. Il mondo è stato condannato alla distruzione e occorre preservare almeno una coppia di ogni specie affinché la vita non scompaia. Il secondo appartiene già alla prospettiva della ricostruzione. Non si tratta più soltanto di impedire l'estinzione degli esseri viventi, ma di preparare le condizioni nelle quali il mondo potrà ricominciare.

La differenza emerge anche dai verbi utilizzati dalla Torà. Nel primo ordine il Signore dice a Noach **תָּבִיא אֶל הַתֵּבָה**, «Porterai nell'arca», aggiungendo che gli animali **יָבֹאוּ אֵלֶיךָ לְהַחֲיוֹת**, «Verranno a te per essere mantenuti in vita» (Bereshit 6,20). Nel secondo ordine, invece, troviamo **תִּקַּח לְךָ**, «Prenderai per te». Rabbenu Bechayè osserva che gli animali destinati semplicemente alla sopravvivenza sarebbero arrivati spontaneamente, mentre Noach avrebbe dovuto impegnarsi personalmente nella ricerca di quelli destinati ai sacrifici. Il Signore, nella Sua misericordia, non volle che gli animali destinati a essere sacrificati venissero spontaneamente incontro alla propria morte.

Il primo ordine garantisce quindi la conservazione della vita, mentre il secondo richiede a Noach di assumersi una responsabilità ulteriore. Gli animali che entrano nell'arca non sono soltanto ciò che rimane del mondo precedente: alcuni di essi sono destinati a rendere possibile il rapporto tra l'uomo e il Signore nel mondo che nascerà dopo il diluvio.

Ma proprio qui sorge una nuova difficoltà. La Torà distingue gli animali puri da quelli impuri molti secoli prima che siano state date a Israel le norme alimentari. Come poteva Noach conoscere una distinzione che sarebbe stata rivelata soltanto al Sinai?

Rashì, commentando le parole **מִכֹּל הַבְּהֵמָה הַטְּהוֹרָה**, risponde:

> **העתידה להיות טהורה לישראל, למדנו שלמד נח תורה**  
>  
> «Quella che in futuro sarà pura per Israel. Impariamo da qui che Noach studiava la Torà».

Anche il commento di Yashar alla Torà, opera di Yitzchak Shemuel Reggio, considera questo versetto una prova del fatto che Noach fosse un profeta e conoscesse la Torà prima che venisse consegnata, poiché senza questa conoscenza non avrebbe potuto distinguere gli animali puri dagli impuri.

La Ghemarà, nel trattato di Zevachim (116a), sembra però proporre una spiegazione diversa. Noach avrebbe fatto passare gli animali davanti all'arca e introdotto quelli che l'arca era disposta ad accogliere. Se la selezione avveniva miracolosamente, perché era necessario che Noach conoscesse la Torà?

Bertinoro risolve la difficoltà distinguendo tra due significati della purità. La distinzione tra animali puri e impuri dal punto di vista alimentare era conosciuta da Noach attraverso lo studio della Torà. L'arca, invece, distingueva gli animali che avevano conservato la propria condotta da quelli che avevano partecipato alla corruzione della generazione del diluvio, accoppiandosi con animali di specie diverse. Anche questa forma di corruzione viene descritta dalla Torà attraverso il linguaggio della *tumà*, come leggiamo nella Parashà delle relazioni proibite: **אַל תִּטַּמְּאוּ בְּכָל אֵלֶּה**, «Non contaminatevi con tutte queste cose» (Vayikrà 18,24).

Il problema viene affrontato anche dal Maharal, nel Gur Aryeh. Egli osserva che l'arca poteva certamente respingere gli animali che avevano corrotto la propria natura, ma non avrebbe potuto respingere tutti gli animali impuri secondo le norme alimentari, perché anche questi dovevano essere salvati. La loro impurità non costituiva un motivo per escluderli dalla creazione. Il Maharal distingue inoltre tra la conoscenza della Torà e la capacità pratica di riconoscere ogni specie: Noach poteva conoscere i segni distintivi degli animali puri senza possedere necessariamente l'esperienza richiesta per identificarli tutti.

Questa distinzione ci permette di comprendere meglio anche un'altra particolarità del secondo ordine. La Torà non parla semplicemente di maschio e femmina, come nel primo, ma utilizza per gli animali l'espressione **אִישׁ וְאִשְׁתּוֹ**, letteralmente «un uomo e sua moglie». La Ghemarà in Sanhedrin (108b) domanda: **אישות לבהמה מי אית לה**, «Esiste forse il matrimonio tra gli animali?». Rabbì Shemuel bar Nachmani, a nome di Rabbì Yonatan, risponde che il versetto si riferisce agli animali che non avevano commesso trasgressioni, accoppiandosi con altre specie.

Rabbenu Bechayè spiega che proprio perché questi animali non avevano corrotto il proprio comportamento, la Torà conferisce loro l'onore di utilizzare un linguaggio normalmente riservato all'uomo. L'Agra deKallà sottolinea a sua volta che Noach doveva prendere precisamente gli animali che erano rimasti fedeli alla propria specie.

La distinzione è fondamentale. Un animale impuro dal punto di vista alimentare poteva essere perfettamente degno di entrare nell'arca, mentre un animale appartenente a una specie pura, ma che avesse partecipato alla corruzione generale, non lo era. La purità alimentare e la fedeltà all'ordine della creazione sono due categorie differenti. La prima distingue ciò che in futuro sarà permesso o proibito a Israel; la seconda riguarda la possibilità stessa di preservare un mondo nel quale ciascuna creatura conservi la propria identità.

Il secondo ordine non si limita dunque ad aggiungere un certo numero di animali al primo. Esso introduce una prospettiva nuova, nella quale la salvezza della vita deve essere accompagnata dalla conservazione dell'ordine che rende possibile la vita stessa.

Il Kli Yakar aggiunge a questa riflessione un elemento sorprendente. La spiegazione secondo cui le sette coppie di animali puri sarebbero state necessarie esclusivamente per i sacrifici non gli sembra sufficiente. Non tutti gli animali puri sono infatti adatti a essere offerti sull'altare. Il cervo e il capriolo, per esempio, sono animali permessi al consumo, ma non possono essere offerti come sacrifici secondo le norme della Torà. Lo stesso vale per numerose specie di uccelli puri.

Perché allora il Signore avrebbe ordinato di introdurne sette coppie?

Secondo il Kli Yakar, occorre distinguere tra ciò che Noach poteva comprendere e ciò che il Signore sapeva del futuro. Noach non aveva ancora ricevuto il permesso di mangiare carne, e poteva quindi pensare che gli animali puri fossero destinati ai sacrifici. Il Signore, invece, sapeva che dopo il diluvio avrebbe consentito all'uomo di nutrirsi degli animali e che, di conseguenza, le specie destinate al consumo avrebbero avuto bisogno di una maggiore capacità di riproduzione.

La spiegazione del Kli Yakar introduce una dimensione ulteriore nel rapporto tra i due ordini. Il primo riguarda un mondo che sta per scomparire, mentre il secondo tiene già conto delle condizioni di un mondo che ancora non esiste. Noach riceve un comando del quale non può comprendere pienamente la finalità, perché quella finalità appartiene a una realtà futura che non gli è stata ancora rivelata.

Non è necessario immaginare che Noach comprendesse fin dall'inizio tutte le ragioni delle istruzioni ricevute. Egli doveva costruire l'arca, raccogliere gli animali e predisporre le condizioni della loro sopravvivenza, anche se il significato completo di quelle azioni sarebbe diventato chiaro soltanto dopo il diluvio.

Quando finalmente le acque si ritirano, Noach esce dall'arca e costruisce un altare. La Torà racconta:

> **וַיִּקַּח מִכֹּל הַבְּהֵמָה הַטְּהֹרָה וּמִכֹּל הָעוֹף הַטָּהוֹר וַיַּעַל עֹלֹת בַּמִּזְבֵּחַ**  
>  
> «Prese da ogni animale puro e da ogni uccello puro e offrì olocausti sull'altare» (Bereshit 8,20).

Il Signore accoglie il sacrificio e dichiara che non tornerà a colpire ogni essere vivente come aveva fatto. Poco dopo, rivolgendosi a Noach e ai suoi figli, permette loro di nutrirsi degli animali, introducendo una nuova condizione nella vita dell'umanità. Le due spiegazioni che avevamo incontrato, quella dei sacrifici e quella della futura alimentazione, trovano così entrambe il proprio posto nel mondo che nasce dopo il diluvio.

Possiamo ora tornare alla domanda iniziale. Perché due ordini? Perché prima due animali per ogni specie e soltanto in seguito sette coppie degli animali puri? Perché il passaggio da Elohim al Nome divino della misericordia?

Il primo ordine riguarda la salvezza della creazione dal giudizio. Il secondo prepara ciò che dovrà accadere quando il giudizio sarà terminato. Nel primo è sufficiente che la vita non scompaia; nel secondo occorre predisporre le condizioni perché essa possa continuare, moltiplicarsi e ritrovare un rapporto con il Signore. Il primo appartiene alla necessità di preservare ciò che esiste, il secondo alla responsabilità di costruire ciò che ancora non esiste.

E tuttavia, affinché questo futuro sia possibile, non basta conservare materialmente gli esseri viventi. Occorre anche distinguere tra la diversità delle creature, che appartiene all'ordine voluto dal Signore, e la corruzione di quell'ordine. Per questo nell'arca entrano sia animali puri sia animali impuri, ma soltanto quelli che hanno preservato la propria appartenenza alla specie. L'arca non elimina le differenze della creazione: le custodisce.

È significativo che tutto questo avvenga prima del diluvio. Noach deve preparare il mondo futuro mentre quello presente sta per essere distrutto. Non gli viene chiesto soltanto di sopravvivere alla catastrofe, ma di assumersi la responsabilità di una vita che ancora non può conoscere. La misericordia divina si manifesta proprio in questa preparazione: mentre il giudizio decreta la fine di un mondo, vengono già predisposte le condizioni della sua rinascita.

La Torà ci insegna così che salvare il mondo non significa semplicemente impedirne la distruzione. Significa conservare ciò che gli permetterà di avere un futuro. Noach non costruisce soltanto un rifugio per attraversare il diluvio, ma porta con sé ciò che sarà necessario quando le acque si saranno ritirate. Ed è forse per questo che il Signore gli parla una seconda volta: perché sopravvivere al diluvio e ricominciare a vivere dopo il diluvio non sono la stessa cosa.

Abbiamo appena concluso il mese di Tishrì, durante il quale siamo passati attraverso il giudizio di Rosh Hashanà, il perdono di Yom Kippur e la gioia di Succot e Simchà Torà. Anche per noi, ora che le feste sono terminate e siamo tornati alla vita ordinaria, si pone la distinzione che abbiamo incontrato nei due ordini rivolti a Noach. Durante i giorni del giudizio abbiamo cercato di salvare ciò che poteva essere salvato, di riconoscere i nostri errori e di preservare ciò che nella nostra vita meritava di continuare. Ma il giudizio non può essere il punto di arrivo. Come Noach, dobbiamo passare dalla *middat hadin* alla *middat harachamim*, dalla preoccupazione di salvare il salvabile alla responsabilità di costruire ciò che ancora non esiste. Non possiamo rimanere per sempre nell'arca, occupati soltanto a proteggerci dal diluvio. Le acque devono ritirarsi e dobbiamo prepararci a uscire, portando con noi non soltanto ciò che siamo riusciti a conservare, ma anche ciò che ci permetterà di costruire un anno nuovo. Perché il significato più profondo dei giorni che abbiamo appena vissuto non si misura soltanto in ciò che siamo riusciti a correggere durante Tishrì, ma soprattutto in ciò che sapremo costruire dopo Tishrì.