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# Una nuova visione per la Hevrà
- URL: https://www.torah.it/una-nuova-visione-per-la-hevra/
- Published: 2026-11-03T09:17:44.000Z
- Updated: 2026-11-03T09:17:44.000Z
- Description: Quattro proposte per rilanciare l'ebraismo italiano in Israele
- Author: Jonathan Pacifici
- Tags: Hevrat Yehudè Italia

Tra pochi giorni si chiuderanno le candidature per il rinnovo del Consiglio Direttivo della Hevrat Yehudé Italia be-Israel. Credo sia arrivato il momento di parlare con chiarezza del futuro della nostra Comunità.

La situazione della Hevrà è estremamente preoccupante. La partecipazione è ridotta ai minimi termini, le attività sono estremamente limitate e la situazione economica presenta problemi strutturali che non possono essere ignorati. Siamo di fronte a un'istituzione che, senza un cambiamento profondo, rischia di esaurire progressivamente la propria funzione.

Non ho alcuna intenzione di infierire sull'amministrazione uscente. Chi dedica il proprio tempo alla collettività *leshem shamaim* merita riconoscenza, e la mia non manca.

Ma la gratitudine non può impedirci di guardare i fatti.

Gli amministratori uscenti si ricandidano proponendo, sostanzialmente, la continuità. Non viene presentata una visione diversa, perché il programma è proprio il mantenimento dello *status quo*.

**Il problema è che di status quo si muore.** È già successo all'Irgun Olè Italia. Non possiamo permettere che accada anche alla Hevrà.

Nel mio intervento di Rosh Hashanà, [*Dobbiamo tornare ad osare*](https://www.torah.it/dobbiamo-tornare-ad-osare/), ho cercato di spiegare perché ritengo che l'ebraismo italiano abbia ancora un ruolo importante da svolgere in Israele e nel mondo ebraico. La nostra storia non può ridursi a un patrimonio da conservare: deve continuare a produrre vita ebraica, cultura, studio e comunità.

Oggi vorrei tradurre quella visione in una proposta concreta.

## Una vera comunità ebraica italiana in Israele

La mia ambizione è trasformare la Hevrà in una **grande istituzione comunitaria nazionale**, capace di rappresentare l'ebraismo italiano in Israele nella sua interezza.

Una comunità che riunisca sotto un quadro istituzionale comune sinagoghe, minianim, organizzazioni, iniziative culturali e sociali, rispettandone le autonomie. Non diversamente da quanto avviene nelle grandi comunità ebraiche italiane, come Roma e Milano, dove realtà e attività differenti contribuiscono a una medesima vita comunitaria.

Non dobbiamo inventare tutto da zero. In Israele esistono già comunità italiane vive, iniziative importanti, persone capaci e nuove generazioni che hanno costruito qui la propria vita. Dobbiamo metterle in relazione, offrendo loro una casa comune e una rappresentanza adeguata.

Per riuscirci propongo un programma articolato in quattro punti.

### 1\. Crescere: da poche centinaia a migliaia di soci

Oggi la Hevrà conta circa duecento iscritti, con un'età media molto elevata. È una dimensione che non consente di sostenere nel tempo né una vita comunitaria significativa né una struttura organizzativa ambiziosa.

**Il nostro pubblico potenziale è costituito da tutti gli ebrei italiani che vivono in Israele.** Non da una piccola frazione di essi.

Propongo quindi di **azzerare le quote associative obbligatorie**, sostituendole con un sistema di offerte volontarie, e lanciare una grande campagna nazionale di iscrizioni, con l'obiettivo di portare rapidamente il numero dei soci nell'ordine delle migliaia.

Non si tratta semplicemente di aumentare un numero. Una base associativa ampia significa nuove energie, competenze, volontari, donatori, rappresentatività e capacità di dialogare con le istituzioni israeliane.

Ho già discusso questa prospettiva con esponenti di altre realtà comunitarie italiane in Israele, ricevendo riscontri molto positivi.

**Prima allarghiamo la comunità. Poi chiediamo alla comunità di contribuire a costruire il proprio futuro.**

### 2\. Cambiare radicalmente il modo di lavorare

Un'istituzione nazionale non può essere gestita con metodi informali, facendo affidamento sull'impegno personale di pochissimi individui.

Serve un vero Consiglio Direttivo, che lavori collegialmente, con riunioni regolari, ordini del giorno, responsabilità definite, decisioni verbalizzate e verificabili, obiettivi e tempi di esecuzione.

Dobbiamo utilizzare gli strumenti che oggi abbiamo a disposizione: riunioni su Zoom, collaborazione a distanza, condivisione dei documenti, procedure semplici e tempi decisionali rapidi. Una comunità distribuita in tutto Israele non può dipendere dalla presenza fisica di pochi soci a Gerusalemme.

Allargando la base associativa potremo inoltre coinvolgere molti più volontari, distribuendo il lavoro secondo competenze e disponibilità.

Esistono anche risorse che oggi non utilizziamo. Ho già avuto contatti con diverse università israeliane, disponibili a indirizzarci studenti per attività di volontariato curricolare, senza costi per la Hevrà.

In questo quadro dobbiamo anche ridefinire il rapporto con il Museo di Arte Ebraica Italiana. Il Museo ha una propria autonomia gestionale, che va rispettata. Ma non è, né può essere, una realtà concettualmente estranea alla Hevrà. Le due istituzioni condividono storia, patrimonio e missione e devono tornare a lavorare in modo coordinato.

**Una struttura più grande non deve significare più burocrazia. Deve significare più persone che lavorano, meglio e con maggiore efficacia.**

### 3\. Tornare a essere protagonisti dell'ebraismo italiano

L'ebraismo italiano non finisce ai confini dell'Italia.

In Israele vivono ormai diverse generazioni di italkim. Esistono sinagoghe, famiglie, giovani professionisti, studenti, nuovi olim e persone che mantengono legami profondi con le comunità di origine.

Questa realtà dovrebbe avere una voce riconoscibile nel dibattito sul futuro dell'ebraismo italiano. Oggi quella voce si sente troppo poco.

La Hevrà deve diventare un **ponte permanente tra l'ebraismo italiano in Italia e quello in Israele**: promuovere iniziative comuni, collaborazioni culturali ed educative, occasioni di studio, rapporti istituzionali e progetti rivolti alle nuove generazioni.

Deve inoltre tornare a essere un punto di riferimento per chi compie l'alyà dall'Italia: non sostituendosi alle istituzioni israeliane competenti, ma offrendo relazioni, orientamento, accompagnamento e il patrimonio di esperienza di chi vive qui da molti anni.

L'ebraismo italiano attraversa una fase storica delicata. Proprio per questo non possiamo permetterci che le sue componenti in Italia e in Israele procedano ciascuna per conto proprio. 

Di fronte al dilagare dell’antisemitismo e del pregiudizio contro Israele, anche in Italia, il silenzio della Hevrà è stato assordante. Un’istituzione che ambisce a rappresentare l’ebraismo italiano in Israele non può restare spettatrice proprio quando il rapporto tra le nostre due realtà attraversa una delle fasi più difficili della sua storia. **Non possiamo continuare a tacere. La Hevrà deve tornare a essere una voce autorevole, presente e capace di intervenire.**

### 4\. Far sentire la nostra voce nella società israeliana

L'ebraismo italiano ha quasi duemila anni di storia e ha sviluppato una tradizione religiosa, culturale e intellettuale originale.

Eppure, quanto di questa ricchezza arriva oggi alla società israeliana?

Troppo poco.

La Hevrà deve tornare a essere un luogo di incontro e di produzione culturale: conferenze, seminari, lezioni, visite, iniziative pubbliche, occasioni di dialogo con il mondo accademico, culturale e istituzionale israeliano.

Non soltanto eventi dedicati alla memoria, per quanto importante, ma occasioni per portare il nostro contributo alle grandi questioni della vita ebraica e israeliana contemporanea.

Dobbiamo produrre contenuti anche in ebraico, coinvolgere interlocutori israeliani e far conoscere la nostra tradizione ed il nostro modello a chi non proviene dall'Italia.

Come ho scritto a Rosh Hashanà, il valore dell'ebraismo italiano non dipende dai suoi numeri. Dipende da ciò che ha ancora da dire.

**Ma se abbiamo qualcosa da dire, dobbiamo cominciare a dirlo.**

## La scelta è tra amministrare il declino e costruire un futuro

Negli ultimi anni si è cercato di far passare l'idea che gestire la Hevrà significhi soprattutto occuparsi di un immobile, dei suoi lavori, della manutenzione e degli affitti.

Sono questioni importanti, naturalmente. Ma sono strumenti, non la ragione per cui la Hevrà esiste.

**La Hevrà non è una società di gestione immobiliare. È un'istituzione del popolo ebraico.**

E un'istituzione del popolo ebraico ha bisogno, prima di tutto, di una missione e di una visione.

Tra pochi giorni si chiuderanno le candidature al Consiglio. E sta accadendo qualcosa che dovrebbe preoccupare tutti: la nostra base associativa è diventata così piccola che si fatica persino a trovare persone disponibili a candidarsi.

È forse il segnale più evidente che il modello attuale ha esaurito la propria capacità di coinvolgere.

Io mi candido proponendo questa visione e questo programma. Non pretendo che tutti lo condividano, ma credo che i soci abbiano il diritto di scegliere tra prospettive differenti.

E rivolgo un appello a chi, leggendo queste righe, pensa che la Hevrà possa e debba tornare a essere qualcosa di più.

**Fatevi avanti. Candidatevi al Consiglio.**

Non servono persone che siano d'accordo con me su tutto. Servono persone che abbiano voglia di lavorare, idee da portare, competenze da offrire e il coraggio di immaginare un futuro diverso.

Non possiamo continuare a lamentarci del declino dell'ebraismo italiano e poi rassegnarci a gestire quello delle nostre istituzioni.

**L'alternativa esiste. Adesso bisogna costruirla.**