Si avvicinava l'ora terribile, l'ora in cui Dio avrebbe sigillato ciò che Egli aveva scritto ed in cui il registro del destino annuale sarebbe irrevocabilmente chiuso.
Attraverso le grate vedeva disegnarsi forme mistiche che si muovevano nei loro bianchi lenzuoli ed oscillavano come fantasmi, prima avanti, poi indietro, curvi sotto un potente soffio.
All'improvviso si fece un profondo silenzio; nessun rumore venne neppur dal di fuori a romper quella calma terribile. Si sarebbe detto che tutta la Creazione si raccogliesse ad ascoltar meglio la parola fatidica: «Ascolta, o Israele, il Signore nostro Dio, il Signore è uno» gridò il Cantore con accento frenetico. E tutta l'assemblea dei fantasmi rispose con un alto grido, chiudendo gli occhi e dimenandosi: «Ascolta, o Israele, il Signore nostro Dio, il Signore è uno».
Si sarebbe detto che fosse quello un grande esercito di morti risuscitati, nei loro lenzuoli funebri, per affermare l'Unità di Dio. Lo spavento magnetico che si impossessò di tutta la Sinagoga ridestò la giovane solitaria fino nel profondo del suo essere. Ancora una volta la sua personalità morta si ridestò, i suoi avi defunti che non volevano essere rinnegati rivivevano e si esprimevano in lei.
Trasportata da un grande slancio di fede appassionata, le sue labbra, obbedendo all'irresistibile impulso, formularono la veemente apostrofe: «Ascolta, o Israele, il Signore nostro Dio, il Signore è unico».
Nel breve intervallo in cui il pubblico dei fedeli, in una rapsodia sempre più sostenuta, benedice Iddio fino al parossismo della dichiarazione ripetuta sette volte: «Il Signore è Dio», tutta la storia della sua strana ed infelice razza attraversò il suo spirito in un turbine d'emozioni invincibili.
L'idea che tutti i figli di quella razza, in tutti gli angoli del mondo, proclamavano, nell'ora triste del crepuscolo, quella fede per la quale intere generazioni avevano offerto la vita, la opprimeva: gli Ebrei russi che singhiozzavano nella loro schiavitù; gli Ebrei del Marocco nei loro mellah; quelli dell'Africa meridionale sotto le tende, accanto alle miniere di diamanti; gli Ebrei del Nuovo Mondo nelle grandi città libere, nelle foreste vergini del Canadà, nelle savanne dell'America meridionale; quelli dell'Australia nei pascoli di montoni e nei campi d'oro, nelle città che sorgono in una notte; gli Ebrei dell'Asia confinati nei luridi quartieri, circondati da popolazioni barbare.
L'ombra d'un alto destino misterioso pareva sospesa su quei miserabili fanatici, di cui ella conosceva tanto bene la vita in tutta la sua prosa quotidiana e sembrava rivestire i figli del ghetto d'una grandezza tragica.
Nella notte grigia le ombre dei profeti, dei martiri, dei sapienti e dei poeti si animavano, alzando le mani piene di tenerezza e di pietà, per benedire.
Per quali grandi strade e per quali sentieri della storia erano giunti fin là quei poveri «ebrei erranti» sazi di disprezzo, quei poveri fanatici sagaci e avidi, quegli asceti sensuali, quei paradossi umani, che s'adattavano a tutti gli ambienti ed erano attivi in tutti i campi?
Onnipresenti, come una gran forza naturale, indistruttibile e quasi inconvertibile, sopravvivente – coll'incurabile ottimismo che prevale a tutte le loro poetiche tristezze – a Babilonia, a Cartagine, alla Grecia e a Roma, resistente all'Inquisizione, incrollabile di fronte alle persecuzioni, insieme la più grande e la più abietta delle stirpi.
L'Ebreo non era dunque giunto tanto lontano altro che per scomparire alla fine, per annegare nelle paludi del dubbio moderno, trascinando irresistibilmente con sé il Cristiano e il Musulmano, oppure era destinato a succedere ad ambedue, testimonio eterno d'una mano che plasma misteriosamente la vita dell'Umanità?
Israele avrebbe formato una falange sacra oppure quella gente che per la prima aveva proclamato – con Mosè per il mondo antico, con Spinoza per il mondo moderno –: «Un Dio, una Legge, una Sostanza» diventerebbe, come nel gran sogno, più vasto e più libero, dell'idealista russo, il fattore principale di quel «divino evento» a cui tutta la Creazione aspira?
Il mormorio si calmò in un silenzio solenne. Poi dal corno di montone uscì un suono grave e sostenuto che si allargò e si trasformò in un alto grido di gioia sacra.
L'Espiazione era compiuta.
ISRAEL ZANGWILL
Dai Children of the Ghetto