Una beraita insegnata nella scuola di Rabbì Yishmael, riportata nel Daf Yomi di oggi (Chullin 140a), distingue tra le offerte portate “all’interno” del Tempio (bifnim — בִּפְנִים) che “rendono idonei” (machshir — מַכְשִׁיר) a consumare cibi sacrificali e quelle che “espiano” (mechaper — מְכַפֵּר), e le offerte portate “all’esterno” del Tempio (bachutz — בַּחוּץ), che a loro volta possono “rendere idonei” o “espiare”.

Quando pensiamo a Yom Kippur, l’atmosfera stessa del giorno, le sue diverse restrizioni e l’intensità della Tefillà al Bet HaKnesset fanno sì che il giorno stesso ci aiuti a raggiungere un particolare livello spirituale e ci conduca verso l’espiazione.

È così che comprendo il concetto di “dentro”.

Ma proprio come la beraita stabilisce una corrispondenza tra ciò che avviene “dentro” il Tempio e ciò che avviene “fuori”, deve esserci una corrispondenza anche tra la persona spirituale che siamo a Yom Kippur e quella che siamo negli altri giorni dell’anno.

Come ci comportiamo al Bet HaKnesset quando non è Yom Kippur? Come ci comportiamo a casa negli altri giorni dell’anno? Come parliamo agli altri quando non siamo immersi nell’atmosfera di Kippur?

Mentre ci prepariamo quindi a entrare “dentro” Yom Kippur, sperando e pregando che questo giorno ci conduca all’introspezione, al cambiamento personale e all’espiazione, dobbiamo pensare anche ai cambiamenti che intendiamo portare “fuori” da Yom Kippur: oggi, domani e, soprattutto, nei giorni e nei mesi che seguiranno.