Se cerchiamo il significato della parola «Emirato», scopriamo che indica un paese o una regione governata da un «Emiro», termine arabo che significa principe, comandante o monarca.
Forse può sembrare un modo strano per iniziare un Dvar Torà. Eppure, conoscere il significato di questa parola ci aiuta a rivelare il significato più profondo di due espressioni particolari presenti nella nostra Parashà.
Cominciamo osservando che la Parashà di Ki Tavò viene letta nelle settimane immediatamente precedenti Rosh Hashanà e che la parola Hayom compare 14 volte nella Parashà di Ki Tavò. La troviamo, in particolare, in tre versetti consecutivi (Devarim 26:16-18):
«(16) Il Signore tuo Dio ti comanda oggi (Hayom) di osservare questi statuti e queste leggi. Abbi cura di osservarli con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima.
(17) Oggi (Hayom) hai proclamato (He’emarta) il Signore come tuo Dio, impegnandoti a camminare nelle Sue vie, a osservare i Suoi statuti, i Suoi comandamenti e le Sue leggi e ad ascoltare la Sua voce.
(18) E oggi (Hayom) il Signore ti ha proclamato (He’emir’cha), come ti aveva promesso, Suo popolo prediletto, che osserva i Suoi comandamenti».
Come dovrebbe essere chiaro, questi tre versetti esprimono magnificamente la missione dell’ebreo: accettare fedelmente Dio, seguire la Torà, camminare nelle Sue vie ed essere il Suo popolo fedele e prediletto. Ma all’interno di questi versetti è racchiuso un ulteriore messaggio.
Abbiamo una tradizione, riportata nello Zohar (Parashat Bo e Parashat Pinchas) e ricavata da Iyov 1:6 e Melachim II 4:11, secondo cui l’espressione Vayehi Hayom si riferisce a Rosh Hashanà. Ciò ha portato alcuni commentatori a suggerire che persino la parola Hayom, da sola, contenga un’allusione a Rosh Hashanà (si veda, ad esempio, Baruch Yomru, Devarim, p. 517; Mei Marom, vol. 7, cap. 19). Questo indica che nella nostra Parashà vi sono numerose allusioni a Rosh Hashanà.
Dopo aver osservato questo punto, vorrei tornare alla parola «Emiro», perché in due dei versetti appena citati incontriamo parole che le assomigliano: He’emarta e He’emir’cha.
Prese da sole, queste parole significano «hai proclamato» e «Egli ti ha proclamato». Ma, come vediamo dal Targum Yerushalmi, esse contengono un significato più profondo: la prima viene resa con Amlichtun Aleichon («Mi farete Re su di voi»), mentre la seconda con Amlach Aleichon («Io sarò Re su di voi»). Ma perché il Targum Yerushalmi interpreta queste parole in questo modo?
La risposta è legata al fatto che la parola «Emiro» si riferisce a un monarca e all’atto di nominare un re che, come sappiamo, è uno dei temi centrali delle Tefillot di Rosh Hashanà, nelle quali ci riferiamo ripetutamente a Dio come HaMelech e dedichiamo un terzo della Tefillà di Musaf al tema delle Malchuyot.
Inoltre, come osserva Rabbì Baruch Rosenblum (si veda Baruch Yomru, Devarim, p. 517), conoscere il significato della parola «Emiro» ci aiuta anche a comprendere un verso del bellissimo canto che ripetiamo più volte a Yom Kippur:
Anu Amecha V’Atà Malkeinu – «Noi siamo il Tuo popolo e Tu sei il nostro Re»,
seguito da:
Anu Ma’amirecha V’Atà Ma’amireinu – che possiamo forse tradurre: «Noi siamo i Tuoi sudditi e Tu sei il nostro Sovrano».
Mettendo insieme tutti questi elementi, Devarim 26:16-18 non soltanto esprime magnificamente la missione dell’ebreo, ma contiene anche un’allusione a Rosh Hashanà, quando incoroniamo Dio come Re e riaffermiamo il nostro impegno a servirLo «con tutto il nostro cuore e con tutta la nostra anima».