Il Talmud, nel trattato di Bavà Mezià (101b), ricorda che nel periodo invernale è estremamente difficile trovare una casa da affittare: tutti vogliono un riparo e si preoccupano per tempo. Per questo motivo non si può sfrattare un inquilino da Succot fino a Pesach, perché non troverebbe un’altra casa da affittare.

La stessa Mishnà di Bavà Mezià ci insegna che esistono dei cicli che vanno oltre le stagioni: i negozi vengono infatti affittati per dodici mesi. Il motivo è, secondo Rashì in loco, il fatto che il commerciante ha un giro: delle uscite che rientreranno con il tempo. In ebraico hachenvanì mekif hakafot. Il negoziante fa delle hakafot. È per rispetto all’esigenza del ciclo economico del negoziante che questi ha dodici mesi. Altrimenti non potrebbe compiere il suo ciclo.

In questi giorni di hakafot, nei quali prima compiamo i giri attorno alla tevà con il lulav e poi con la Torà stessa a Simchà Torà, è curioso trovare questo stesso termine. Ebbene, la hakafà è quindi anche un ciclo, un processo e non solo un giro fisico attorno ad un oggetto.

Ed allora, se il ciclo commerciale è di dodici mesi, anche il ciclo della professione per eccellenza del popolo d’Israele, lo studio della Torà, è di dodici mesi.

La nostra Mishnà si conclude con l’opinione di Rabban Shimon ben Gamliel, secondo il quale i forni del pane e le tintorie sono delle eccezioni e hanno diritto a tre anni di preavviso prima dello sfratto. Il motivo, secondo la Ghemarà, è che hekefan merubè. Hanno un giro grande.

Rashì spiega che queste attività hanno un ciclo del denaro più lungo. Il Meiri spiega invece che sono queste delle attività difficilmente trasportabili perché necessitano di spazio per i forni e sorgenti d’acqua per le macine. L’hekef merubè sarebbe la difficoltà di trasporto.

È curioso che anche per la Torà esiste un ciclo di tre anni. Il ciclo di dodici mesi che noi utilizziamo era originariamente usato dalle Comunità babilonesi. In Erez Israel — e secondo alcuni così si faceva in epoca antichissima anche a Roma — si completava il ciclo della lettura della Torà in tre anni.

Anche se quest’uso è ormai scomparso, l’idea è che, anche se noi siamo generalmente portati a pensare che tutto vada di anno in anno, in realtà esistono anche dei cicli più lunghi. Hekefan merubè.

Ci sono dei percorsi nello studio della Torà più lunghi del “nostro” ciclo annuale. Pensiamo al Daf Yomì, al ciclo con il quale si studia il Talmud intero in sette anni. Pensiamo a quanto dicono i Maestri: ci sono cose il cui senso profondo lo si capisce solo dopo quaranta anni di studio.

Questo ci deve portare a capire l’importanza delle nostre azioni e del nostro studio. Ciò che noi pianteremo in questo inverno avrà ripercussioni non solo nelle prossime stagioni e nemmeno solo in quest’anno.

L’eco di una mizvà è infinito.