È opinione comune che abitiamo nelle sukkot per sette giorni in ricordo di come i Benè Israel vissero nelle sukkot dopo essere usciti dalla terra d’Egitto e durante i quarant’anni trascorsi nel deserto (cfr. Vayikrà 23:43).
Secondo Rabbì Yehudà HeChasid (commento a Vayikrà 23:43), tuttavia, abitiamo nelle sukkot per ricordare le sukkot nelle quali vissero i nostri padri durante l’ultimo anno dei quarant’anni nel deserto, quando conquistarono le terre di Sichon e Og.
Rabbì Elazar di Worms (Sefer Rokeach 219) sviluppa ulteriormente la tesi del suo maestro e suggerisce che un’altra ragione per cui sediamo nelle sukkot è ricordare il periodo successivo all’ingresso in Erez Israel, quando i Benè Israel conquistarono le città fortificate della Terra di Canaan.
Nel complesso, come spiega il Rokeach, le sukkot rappresentano una condizione di vita provvisoria, quando siamo impegnati a combattere per la Terra e non viviamo ancora pienamente in pace nella Terra.
A prima vista, l’affermazione di Rabbì Yehudà HeChasid presenta una difficoltà, perché sembra contraddetta da un versetto esplicito, nel quale ci viene insegnato che abitiamo nelle sukkot affinché:
«Le generazioni future sappiano che feci abitare i Benè Israel nelle sukkot quando li feci uscire dalla terra d’Egitto» (Vayikrà 23:43).
Questo sembrerebbe implicare che abitiamo nelle sukkot per ricordare gli eventi immediatamente successivi a Jeziat Mizraim.
Rabbì Yehudà HeChasid affronta direttamente questa difficoltà e risponde facendo riferimento a Devarim 4:46, dove si parla della guerra contro Sichon e Og e si afferma che essa avvenne «quando uscirono dall’Egitto». Da qui dimostra che questa espressione può riferirsi anche a un evento avvenuto quarant’anni dopo l’Esodo!
E da dove ricava il Rokeach che sediamo nelle sukkot per ricordare il periodo in cui i Benè Israel conquistarono le città fortificate della Terra di Canaan? La sua prova viene da 2Shemuel 11:11, dove è scritto:
«L’Arca, Israel e Yehudà dimorano nelle sukkot.»
Fa inoltre riferimento a Nechemià 8:17, che descrive il periodo di Shivat Zion:
«Tutta la comunità di coloro che erano tornati dalla cattività costruì sukkot e abitò in quelle sukkot, cosa che i Benè Israel non avevano fatto dai giorni di Yehoshua bin Nun fino a quel giorno.»
Ma se le sukkot devono ricordare il viaggio dei Benè Israel nel deserto dopo l’uscita dalla terra d’Egitto, ci saremmo aspettati che questo versetto facesse riferimento a Moshè, piuttosto che a Yehoshua! Il Rokeach spiega che viene menzionato Yehoshua perché i Benè Israel abitarono nelle sukkot anche dopo essere entrati in Erez Israel, mentre conquistavano le città fortificate della Terra di Canaan.
È interessante notare che il Chayei Adam (Klal 146) cita l’opinione di Rabbì Yehudà HeChasid, scrivendo che abitiamo nelle sukkot sia per ricordare le nubi della gloria (Ananè HaKavod), sia per ricordare le vere e proprie sukkot (Sukkot Mamash) nelle quali vissero i Benè Israel:
«Quando assediavano le città durante le guerre contro Sichon e Og.»
Aggiunge inoltre:
«Questa mizvà fu comandata in Tishrì piuttosto che in Nissan, che è il mese dell’uscita dall’Egitto, perché durante l’estate lo scopo della mizvà non sarebbe evidente, essendo consuetudine sedere nelle sukkot per proteggersi dal caldo. In Tishrì, invece, quando è già arrivata la stagione delle piogge, è chiaro che sedere nella Sukkà viene fatto per adempiere alla mizvà.»
A prima vista, il legame tra le guerre d’Israel e il momento dell’anno in cui cade la festa di Succot non è evidente. Tuttavia, come osserva Rabbì Chaim Lichtenstein in Avnei Nachal, il Midrash (Bemidbar Rabbà 19:32, basandosi su Devarim 16:7) afferma che i Benè Israel combatterono la guerra contro Sichon nel mese di Elul; celebrarono poi la festa di Succot in Tishrì; e dopo Succot combatterono la guerra contro Og.
Questo spiegherebbe perché Succot viene celebrata proprio in questo periodo: perché fu allora che i Benè Israel conquistarono le terre di Sichon e Og.
Torniamo dunque al Rokeach: le sukkot rappresentano una condizione di vita provvisoria, quando siamo impegnati a combattere per la Terra e non viviamo ancora pienamente in pace nella Terra.
Questo suggerisce che ci troviamo ancora in una condizione di sukkot. E forse spiega anche perché nella Tefillà quotidiana di Arvit chiediamo a Dio di:
«Stendere su di noi la Sukkà della pace.»
Perché, dopo aver conosciuto le Sukkot della guerra, speriamo e preghiamo per le Sukkot della pace.