Il daf di oggi (Chullin 126b) riporta una legge affascinante: un osso contenente midollo, finché è sigillato, non trasmette tumà (impurità spirituale), mentre, una volta perforato, la trasmette.
Questo porta Rav Oshaya a chiedere: qual è la halachà nel caso in cui una persona abbia intenzione di perforare l’osso, ma non lo abbia ancora fatto? L’osso, che tecnicamente è ancora integro, viene considerato come se mancasse ancora l’azione necessaria per trasmettere tumà e mantiene quindi lo status di un osso sigillato? Oppure, dal momento che la persona ha già deciso di perforarlo, viene considerato come se la perforazione fosse già avvenuta?
Rav Oshaya risponde che non si considera che all’osso manchi ancora l’azione necessaria. Dal momento in cui la persona ha intenzione di perforarlo, esso acquisisce immediatamente lo status di un osso perforato e può trasmettere tumà.
La Ghemarà sembra quindi suggerire che, almeno in questo contesto, l’intenzione di fare qualcosa possa essere considerata come se l’avessimo già fatta.
Il Rambam, tuttavia, stabilisce diversamente (Hilchot Sha’ar Avot HaTum’ot 2:12):
«Quando una persona ha pensato di perforare un osso contenente midollo, ma non lo ha ancora fatto, chi lo tocca contrae un’impurità di status dubbio. Rimane infatti irrisolta la questione se il fatto che non abbia ancora perforato l’osso debba essere considerato come la mancanza di un’azione significativa oppure no».
In altre parole, per il Rambam la questione rimane irrisolta. L’intenzione può essere o meno equivalente all’azione.
Rabbì Eliyahu Touger spiega:
«Il Kessef Mishneh osserva che il testo standard pubblicato di Chullin 126b non lascia questa domanda senza risposta e stabilisce che l’osso viene considerato come se fosse già stato perforato. Egli suggerisce che il Rambam avesse una diversa versione del testo. Rav Yosef Corcus afferma che, poiché il Talmud discute una questione simile in un’altra fonte, sembra che non fosse stata raggiunta una decisione definitiva sull’argomento».
Portando questa discussione nella nostra vita quotidiana, facciamo continuamente promesse a noi stessi su ciò che faremo. Abbiamo intenzione di fare più esercizio fisico, chiamare un amico, scrivere quel libro, studiare quel testo, cambiare quell’abitudine. A volte passiamo all’azione. A volte no.
La Ghemarà presenta la possibilità radicale che l’intenzione stessa possa avere lo status di un’azione. Il Rambam, tuttavia, ci ricorda che un’intenzione senza azione può rimanere proprio questo: un’intenzione.
In definitiva, come scrive James Clear in Atomic Habits:
«Le tue azioni rivelano quanto realmente desideri qualcosa. Se continui a dire che qualcosa è una priorità ma non agisci mai di conseguenza, allora non la vuoi davvero. È il momento di avere una conversazione onesta con te stesso. Le tue azioni rivelano le tue vere motivazioni».
Così, mentre le nostre intenzioni ci dicono ciò che speriamo di fare, le nostre azioni ci dicono chi siamo veramente.