Il daf di oggi (Chullin 129a-b) ricava un bellissimo insegnamento da un versetto della Torà.

Vayikrà 11:34 afferma:

«Quanto a ogni cibo che può essere mangiato (מִכָּל הָאֹכֶל אֲשֶׁר יֵאָכֵל), diventerà impuro se è venuto a contatto con l’acqua».

Da queste parole impariamo che:

אוֹכֶל שֶׁאַתָּה יָכוֹל לְהַאֲכִילוֹ לַאֲחֵרִים קָרוּי אוֹכֶל
«Il cibo che puoi dare da mangiare agli altri è chiamato cibo»,

mentre:

אוֹכֶל שֶׁאִי אַתָּה יָכוֹל לְהַאֲכִילוֹ לַאֲחֵרִים אֵין קָרוּי אוֹכֶל
«Il cibo che non puoi dare da mangiare agli altri non è chiamato cibo».

Da qui impariamo che il modo in cui definiamo ciò che possediamo dipende da ciò che possiamo condividere con gli altri. Questa idea mi ricorda una storia raccontata da Rabbì Sacks in Celebrating Life:

«C’è una bellissima storia sul grande ebreo anglo-vittoriano Sir Moses Montefiore. Montefiore fu una delle figure più importanti del XIX secolo. Intimo amico della regina Vittoria, che lo nominò cavaliere, divenne il primo ebreo a ricoprire un’alta carica nella City di Londra. In seguito divenne presidente del Board of Deputies of British Jews, di fatto la guida laica della comunità ebraica, ruolo che ricoprì con distinzione per molti decenni.

Uomo ricco, si ritirò all’età di quarant’anni e dedicò il resto della sua lunga vita – visse fino a 101 anni – al servizio del popolo ebraico in tutto il mondo come diplomatico internazionale e filantropo. Costruì le prime case per i poveri a Jerushalaim e il mulino che domina la Città Vecchia. Sono ancora lì oggi. Yemin Moshe, il quartiere degli artisti di Jerushalaim, porta il suo nome.

Una volta qualcuno gli chiese: “Sir Moses, quanto vale?”

Moses rifletté per un momento e indicò una cifra.

L’altro rispose: “Non può essere giusto. È una somma considerevole, ma non abbastanza grande. Secondo i miei calcoli, lei deve valere dieci volte tanto”.

La risposta di Sir Moses fu commovente e saggia:

“Lei non mi ha chiesto quanto possiedo. Mi ha chiesto quanto valgo. Così ho calcolato quanto ho dato in beneficenza quest’anno, ed è questa la cifra che le ho indicato. Vede, noi valiamo quanto siamo disposti a condividere con gli altri”».

Naturalmente, questa è una storia potente e significativa durante tutto l’anno, ma lo è ancora di più quando manca meno di una settimana a Rosh Hashanà.

E così, proprio come Rabbì Sacks conclude questa storia affermando che «la felicità non nasce da ciò che possediamo, ma da ciò che condividiamo», mentre ci avviciniamo al momento in cui Dio stabilisce il nostro budget per l’anno che viene, il nostro compito è guardare avanti e programmare come e che cosa intendiamo dare agli altri.

Perché è ciò che condividiamo a definire ciò che abbiamo.