Ghedalià ben Achikam fu il leader ebreo nominato da Nevuchadnetzar per governare Yehudà dopo la distruzione del Primo Tempio. Il suo breve governo offrì al popolo ebraico un barlume di speranza: nonostante la devastazione, sarebbe forse stato ancora possibile rimanere nella Terra d’Israele e conservare una certa misura di autogoverno.

Yishmael ben Netanyà, tuttavia, si opponeva sia al dominio babilonese sia alla leadership di Ghedalià. Complottò quindi per assassinarlo e porre fine a questo fragile periodo di stabilità ebraica.

Come racconta il capitolo 40 del Sefer Yirmiyahu (Geremia), Ghedalià fu avvertito da Yochanan ben Kare’ach che Yishmael stava progettando di ucciderlo. Ma Ghedalià si rifiutò di credere che un altro ebreo potesse nutrire nei suoi confronti intenzioni così omicide.

Come spiega Rabbì Moshe Chaim Luzzatto in Mesillat Yesharim (cap. 20):

«A causa della sua grande devozione, Ghedalià rifiutò di accettare lashon harà su Yishmael. Ciò portò alla morte di Ghedalià e alla dispersione di ciò che restava d’Israele. Il Talmud considera Ghedalià responsabile di questa calamità, quasi come se ne fosse egli stesso colpevole, perché si rifiutò di prestare attenzione all’avvertimento».

Come spiega Rabbì Avigdor Nebenzahl (Yerushalayim BeMoadeha: Bein HaMetzarim, pp. 84–85), sebbene sia proibito accettare la lashon harà come un fatto accertato, la Ghemarà (Niddah 61a) ci insegna che «bisogna comunque tenerne conto». Ghedalià avrebbe quindi dovuto prendere sul serio l’avvertimento e adottare le precauzioni appropriate.

Ma, a causa del suo rigore riguardo al divieto di lashon harà, Ghedalià respinse completamente la notizia, trattandola come una pura invenzione. E poiché si rifiutò di attribuire qualsiasi credibilità all’avvertimento, non prese alcuna precauzione.

Il risultato fu tragico: Ghedalià venne assassinato e la popolazione ebraica rimasta si disperse.

C’è qui una lezione profonda. Preoccupazioni serie e avvertimenti seri devono essere presi sul serio. La devozione religiosa non significa chiudere gli occhi davanti al pericolo. Anzi, sostenere che ignorare avvertimenti credibili sia di per sé una virtù religiosa rappresenta una pericolosa distorsione della devozione.

È vero: come afferma la Ghemarà in Niddah, non tutto ciò che viene detto deve essere automaticamente «accettato». Ma le cose serie che vengono riferite devono certamente essere prese sul serio perché, per citare il daf di oggi (Chullin 137b), «ci sono ebrei con molti velli» – espressione che possiamo interpretare nel senso che le apparenze possono spesso ingannare.

Purtroppo, proprio come Ghedalià, vi sono persone nelle nostre comunità la cui «devota» osservanza delle leggi della lashon harà le porta a ignorare serie preoccupazioni e seri avvertimenti riguardo ad abusatori o ad altri criminali presenti nelle nostre comunità. E, come Ghedalià, questo le rende in qualche misura responsabili per non aver prestato sufficiente attenzione a quelle preoccupazioni e a quegli avvertimenti.

E così, appena iniziato il nuovo anno, Tzom Ghedalià ci insegna non soltanto qualcosa sugli errori del passato, ma anche sulla nostra responsabilità nel presente: quando ci troviamo di fronte a preoccupazioni serie e ad avvertimenti seri, dobbiamo prenderli sul serio.