Gran parte del daf di oggi (Chullin 112b) e di quello di domani si concentra sull’obbligo di salare la carne per estrarre il sangue dalla sua superficie.

È interessante notare che la parola ebraica per sale è מלח (melach), mentre il termine halachico per la salatura è מליחה (melichà). Eppure, altrove nel Talmud incontriamo una variante di questa parola che sembra avere un significato del tutto diverso.

Parlando di un bambino particolarmente dotato, capace di trarre sapienza dagli insegnamenti e dai testi della Torà, la Ghemarà in Kiddushin 29b lo definisce ממולח (memulach).

Ma qual è il legame tra il sale e lo studio della Torà?

La risposta è che chi studia la Torà nel modo ideale non si limita a «ricevere» la sapienza della Torà. Deve invece trarre sapienza dalla Torà, proprio come il sale estrae il sangue da un pezzo di carne.

Ma se la parola ממולח può certamente descrivere il modo ideale di studiare la Torà, credo che possa essere utilizzata anche in senso più ampio, per descrivere il modo ideale di vivere.

Dal momento che il dono più grande è la vita, il nostro obiettivo più grande dovrebbe essere quello di sfruttare al massimo ogni opportunità che incontriamo e di trarre tutto ciò che possiamo da ogni esperienza.