כְּלָל אָמְרוּ בַּפֵּאָה. כָּל שֶׁהוּא אֹכֶל, וְנִשְׁמָר, וְגִדּוּלָיו מִן הָאָרֶץ, וּלְקִיטָתוֹ כְאַחַת, וּמַכְנִיסוֹ לְקִיּוּם, חַיָּב בַּפֵּאָה. וְהַתְּבוּאָה וְהַקִּטְנִיּוֹת בַּכְּלָל הַזֶּה.
Una regola generale è stata stabilita per la Peà: tutto ciò che è cibo, è custodito, cresce dalla terra, viene raccolto in una volta sola e può essere conservato, è soggetto alla Peà. I cereali e i legumi rientrano in questa regola.
Che cosa sta dicendo la Mishnà?
Dopo aver stabilito quanto lasciare come Peà e dove lasciarla, la Mishnà affronta una domanda ancora precedente: quali prodotti sono soggetti alla mitzvà?
Non tutto ciò che cresce in un campo è obbligato nella Peà.
La Mishnà formula una regola generale, כְּלָל אָמְרוּ בַּפֵּאָה, e stabilisce cinque condizioni. Devono essere presenti tutte.
La prima è:
כָּל שֶׁהוּא אֹכֶל
«Tutto ciò che è cibo».
Il Bertinoro spiega che devono essere prodotti normalmente destinati all’alimentazione. Esclude, per esempio, piante che possono essere mangiate soltanto in condizioni particolari e che per questo non vengono propriamente considerate cibo.
Il Rambam porta come esempio alcune piante utilizzate per produrre coloranti.
Il punto nasce dal linguaggio stesso della Torah:
וּבְקֻצְרְכֶם
«Quando mieterete» (Vayikrà 19,9).
La parola קציר, mietitura, viene qui riferita a qualcosa che viene normalmente raccolto per essere mangiato.
La seconda condizione è:
וְנִשְׁמָר
«Ed è custodito».
Questo esclude ciò che è già hefker, privo di proprietario.
Il Bertinoro lo ricava dalle parole:
לֶעָנִי וְלַגֵּר תַּעֲזֹב אֹתָם
«Li lascerai al povero e al forestiero» (Vayikrà 19,10).
La Torah ordina al proprietario di lasciare una parte del proprio raccolto. Se qualcosa è già stato abbandonato ed è liberamente disponibile a tutti, non c’è più ciò che la mitzvà gli chiede di lasciare.
La terza condizione:
וְגִדּוּלָיו מִן הָאָרֶץ
«La sua crescita proviene dalla terra».
Il Bertinoro esclude per questo כְּמֵהִין וּפִטְרִיּוֹת, tartufi e funghi, che nella classificazione dei Chachamim non hanno radici nella terra e traggono la loro crescita dall’aria.
Anche qui il riferimento è al versetto:
קְצִיר אַרְצְכֶם
«Il raccolto della vostra terra».
Poi:
וּלְקִיטָתוֹ כְאַחַת
«Viene raccolto in una volta sola».
Non significa necessariamente che tutto debba essere raccolto nello stesso momento, ma che si tratti di una coltura che giunge normalmente a maturazione insieme e può quindi essere raccolta come un unico raccolto.
L’esempio del Bertinoro è il fico.
I fichi maturano progressivamente: si raccoglie oggi ciò che è maturo oggi, poi si torna sull’albero per i frutti maturati successivamente. Non esiste un unico momento nel quale l’intero raccolto viene raccolto.
Ancora una volta il modello è la parola קציר, una mietitura nella quale una quantità significativa del prodotto viene raccolta insieme.
L’ultima condizione è:
וּמַכְנִיסוֹ לְקִיּוּם
«Può essere conservato».
Il Rambam spiega:
אֶפְשָׁר בּוֹ לִהְיוֹת אָצוּר וְכָמוּס בַּאֲסָמִים
«È possibile immagazzinarlo e conservarlo nei granai».
Questo esclude, secondo il Bertinoro e il Rambam, le verdure che si deteriorano rapidamente e non vengono normalmente conservate a lungo.
La Mishnà conclude con due categorie che rappresentano bene tutte queste caratteristiche:
וְהַתְּבוּאָה וְהַקִּטְנִיּוֹת בַּכְּלָל הַזֶּה
«I cereali e i legumi rientrano in questa regola».
Per תְּבוּאָה, cereali, il Bertinoro intende i cinque cereali: frumento, orzo, spelta, avena e segale. Per קִטְנִיּוֹת porta invece esempi come fave, piselli e lenticchie.
La Mishnà sta dunque costruendo una definizione molto precisa di ciò che viene chiamato raccolto ai fini della Peà.
Non basta che qualcosa cresca.
Deve essere cibo, appartenere a qualcuno, provenire dalla terra, avere un momento riconoscibile di raccolta e poter essere conservato.
È interessante quanto spesso, nelle spiegazioni del Bertinoro e del Rambam, ritorni la stessa parola della Torah: קציר, raccolto.
La Peà nasce infatti proprio nel momento del raccolto: quando ciò che è cresciuto nella terra viene raccolto, portato dentro e conservato dal proprietario.
È precisamente allora che la Torah gli dice che una parte di quel raccolto non può essere portata nel suo granaio: deve essere lasciata nel campo per i poveri.
C’è forse anche un insegnamento più generale in questa definizione. La Peà non riguarda semplicemente ciò che cresce, ma proprio ciò che l’uomo raccoglie, possiede e può conservare nel tempo. È nel momento in cui il raccolto diventa una risorsa stabile, qualcosa che posso mettere da parte per il mio futuro, che la Torah introduce il diritto dell’altro.
Non ci viene chiesto soltanto di condividere ciò che avanza o ciò che rischierebbe comunque di andare perduto. Proprio ciò che ha valore, ciò che può essere custodito e conservato, deve lasciare spazio anche a chi non possiede.
Forse è una delle lezioni più semplici della Peà: la sicurezza che costruiamo per noi stessi non può essere completamente separata dalla responsabilità che abbiamo verso gli altri.