Quando Yalta dichiarò a suo marito Rav Nachman che
«tutto ciò che la Torà ci ha proibito, ci ha anche permesso qualcosa di simile» (Chullin 109b),
elencò una serie di esempi: «Ci ha proibito il sangue, ma ci ha permesso il fegato».
Yalta stava affermando un importante principio filosofico: ciò che D. proibisce non è un particolare sapore o una particolare sensazione in sé, ma una determinata azione o un determinato alimento dal quale dobbiamo astenerci (cfr. Maharshà).
Come spiegò Rav Dr. Norman Lamm in una derashà del 1968, intitolata Orthodoxy and Fundamentalism:
«In senso ultimo, tutti gli issurim — tutti i divieti della Bibbia — riguardano il gavra, la persona, piuttosto che il cheftza, l’oggetto».
Rav Lamm richiama quindi la nostra Ghemarà:
«Per esempio, per citare alcuni degli esempi riportati da Yalta, la Torà ha proibito il consumo del sangue, eppure ha permesso di mangiare il fegato, un organo talmente pieno di sangue che non può mai esserne completamente svuotato; oppure la Torà ha proibito di mangiare la carne del chazir, il maiale, ma ci ha permesso di mangiare il mocha de-shivuta, il cervello di un certo pesce, che ha lo stesso sapore della carne di maiale; oppure la Torà ha proibito basar be-chalav, mangiare carne e latte insieme, eppure ci ha permesso di mangiare il kechal, la mammella della mucca, anche se cotta insieme al latte che contiene.
In tutti questi casi vediamo che la Torà non attribuisce una ripugnanza intrinseca a un determinato oggetto o al suo sapore, ma rivolge le proprie parole all’uomo, all’ebreo, alla sua risposta soggettiva al comando divino. Nessun oggetto al mondo è assolutamente ripugnante. Non vi è alcun tabù o elemento magico di cui la Torà si occupi. È l’essere umano che deve sottomettersi alla volontà di D.
L’ebreo non dovrebbe ritrarsi con orrore davanti a un oggetto proibito dalla Torà; dovrebbe piuttosto preoccuparsi della propria debolezza quando comincia a perdere il controllo di sé».
Ora che abbiamo appena iniziato il mese di Elul, questo insegnamento assume un valore particolare: se vogliamo rafforzare la nostra osservanza delle mizvot, dobbiamo rafforzare innanzitutto la nostra identità di persone che osservano le mizvot.