Il daf di oggi (Chullin 107b) solleva il caso di due fratelli che mangiano allo stesso tavolo, uno un pasto di carne e l’altro un pasto di latte.
In generale, si presume che, proprio perché sono familiari stretti, due fratelli siano soliti condividere il cibo. Per questo, se uno mangia carne e l’altro latticini, devono mettere sul tavolo un segno distintivo, un heker, che ricordi loro di non prendere cibo l’uno dall’altro.
Rav Yaimar bar Sheleima pone però ad Abaye un caso particolare: cosa accade se tra i due fratelli vi è un tale attrito che ciascuno si opporrebbe a condividere il proprio cibo con l’altro? Anche in questo caso devono mettere un segno distintivo sul tavolo?
Abaye risponde che sì, è comunque necessario. Si presume infatti che tra fratelli vi sia normalmente un rapporto abbastanza stretto da consentire loro di condividere il cibo. Chi osservasse questi due fratelli senza conoscere il dissidio che li divide penserebbe dunque che anche nel loro caso sia così.
Questa sera ricorre il 91° Yahrzeit di Rav Kook, che ha insegnato l’importanza di rafforzare i legami di fratellanza all’interno del popolo ebraico, nonostante le differenze che lo attraversano.
Rav Kook non insegnava certo ad abbandonare principi e valori in nome dell’unità ebraica. Insegnava piuttosto che riconoscere nell’altro ebreo un fratello o una sorella non soltanto è coerente con i principi e i valori dell’ebraismo, ma costituisce esso stesso un principio e un valore fondamentale dell’ebraismo.
E così, mentre iniziamo il mese di Elul e il nostro percorso personale e collettivo di teshuvà, siamo chiamati a domandarci se ci siamo allontanati dalla capacità di riconoscere nell’altro ebreo un fratello o una sorella. E, se scopriamo che è così, a fare quanto possiamo per ricostruire e rafforzare quei legami di fratellanza all’interno del popolo ebraico.