Ai suoi occhi (di Agar) io ero disprezzata. Che il Signore giudichi tra me e te” (Lech-Lechà XVI, 5).

La nostra tradizione biblica e rabbinica sembra vivere in un paradosso tra l’universale ed il particolare, i nostri obblighi rispetto all’intero mondo, ed i nostri obblighi verso la nostra stessa nazione e famiglia. Esiste una soluzione definitiva alla tensione tra questi due poli?

Questo paradosso è evidente sin dall’inizio: “Al principio il Signore creò il cielo e la terra” (Bereshit I, 1) sono le parole con cui inizia la Torà e chiaramente queste parole riecheggiano nel messaggio finale del codice universale.

Ma qui il commento di apertura di Rashì rivolta il verso da capo a piedi, dicendoci in effetti che la ragione per cui la Torà inizia con la creazione non ha nulla a che fare con una visione universale ma molto con lo stabilire i nostri diritti su Israele. Dopo tutto, dice il midrash, quotato da Rashì, poiché il Signore ha creato il mondo, può concedere parti del mondo a chiunque è giusto ai Suoi occhi.

Il midrash coglie magnificamente questo paradosso nella vita di Abraham, il suo interesse per il mondo e per l’opinione del mondo, quando il patriarca ha l’incarico di portare la benedizione a tutte le famiglie della terra (Lech-Lechà XII, 3) come pure quando il suo compito è quello di fondatore della famiglia, nazione. Il popolo d’Israele nella terra d’Israele (Lech-Lechà XII, 1) è la sua interpretazione dell’apparizione del Signore ad Abramo dopo la sua circoncisione nei campi degli alberi di quercia di Mamrè (Vayerà XVIII, 1).

Perché sottolineare questa particolare località e citare anche il proprietario del luogo, Mamrè? Il midrash spiega che quando il Signore comandò ad Abramo di circoncidersi, Abramo andò a cercare il consiglio dei suoi tre alleati, Aner, Eshkol e Mamrè; “Ora Aner gli disse: intendi dire che a cento anni di età tu vuoi mutilare te stesso in un simile modo? Eshkol gli disse: come puoi far questo? Renderesti te stesso unico ed identificabile, diverso dalle altre nazioni del mondo.” Mamrè, tuttavia, disse ad Abramo: “come puoi rifiutare di fare ciò che il Signore ti chiede? Dopotutto il Signore ha salvato tutte le 248 membra del tuo corpo quando eri nella fornace ardente di Nimrod. Se ora il Signore ti chiede di sacrificare solo una piccola parte di un membro del tuo corpo, come puoi rifiutare?”

“Poiché Mamrè fu l’unica persona che gli diede un consiglio positivo, il Signore scelse di apparire ad Abramo presso la quercia di Mamrè” (Bereshit Rabbà 42).

Ciò che a mio parere è veramente rilevante di questo midrash è il fatto che il midrash descrive Abramo “che verifica” con i suoi tre amici ed alleati, non ebrei, l’opportunità della circoncisione e che vuol rendersi conto della loro sorpresa per questo segno unico e nazionalistico nella sua carne.

Il paradosso dell’includere l’intero universo ed escludere la propria nazione crea la più seria minaccia all’equanimità di Abramo per quanto riguarda i suoi rapporti con Sara.

Dobbiamo ricordarci che la loro è una unione di amore e di cooperazione genuina. Essi “riuniscono anime” o assieme fanno proseliti (Lech-Lechà XII, 5). C’è tuttavia un esempio significativo di una rilevante divergenza di opinione tra il patriarca e la matriarca. Sara è sterile per molti anni e perciò chiede ad Abramo di avere un figlio con la sua ancella Agar. Abramo acconsente ed Agar partorisce Ishmael; ma l’ancella agisce con disprezzo nei riguardi di Sara ed Ishmael serve da cattivo esempio ad Isacco (nato miracolosamente all’ottantenne Sara), a causa del suo desiderio di gratificazione immediata. Sara non vuole compromessi: Agar e suo figlio devono essere banditi.

Ora, poiché la visione di Abramo è di abbracciare l’umanità tutta, come può vedere che la sua stessa carne ed il suo sangue vengano esiliati nel deserto? Una estensione di questo tema ed un’espressione quintessenziale del paradosso, come pure la sua risoluzione, possono esser trovati nella Toseftà del Trattato Sotà (capitolo 5). I nostri saggi citano la lamentela di Sara ad Abramo per quanto riguarda l’arroganza di Agar.

La Toseftà cita le parole di Sara:

“Vedo Ishmael mentre sta costruendo un altare, mentre sta catturando delle cavallette e le sacrifica ad idoli. Se insegna questa idolatria a mio figlio Isacco, il nome del cielo verrà profanato”. Abramo risponde: “Dopo aver concesso tali benefici ad Agar, come posso destituirla? Ora che abbiamo fatto di lei una signora (della casa), come possiamo mandarla via? Che cosa dirà di noi la gente?”

La posizione di Sara è chiara e cristallina: è più che desiderosa di lavorare assieme ad Abramo per salvare il mondo, di convertire le donne mentre Abramo converte gli uomini, ma non a spese della sua stessa famiglia.

C’è posto per preoccuparsi del mondo ma non al prezzo di perdere il proprio erede ed il proprio destino. La nostra identità come popolo unico deve esser prima forgiata ed assicurata, il dialogo con le nazioni e la loro redenzione seguiranno a tempo debito.

Ed il Signore insegna ad Abramo che Sara ha ragione: “Qualsiasi cosa Sara ti dica, ascolta la sua voce, perché il tuo seme verrà chiamato tramite Isacco” (Vayerà XXI, 12). Devono venire prima la famiglia e la nazione poi il mondo nel suo complesso.

Ed invero, è persino possibile che il successivo sacrificio di Isacco avvenga in non piccola misura per insegnare ad Abramo ad apprezzare Isacco in modo appropriato - ed esser veramente legato ad Isacco - che alla fine è la vera fonte, non soltanto del futuro di Abramo e di Sara, ma anche della redenzione del mondo.


Questa derashà è tratta dal libro del Rav Shlomo Riskin, rabbino capo di Efrat e fondatore della Ohr Torah Stone Colleges and Graduate Programs, intitolato “Commenti alle Parashot della Torà”.

Nel 2007 Raffaele Levi z”l, lo tradusse e lo pubblicò con il permesso del Rav che lo incitò a diffondere quanto più possibile le sue derashot.

Il libro, dedicato da Raffaele Levi “ai suoi figli, nipoti e pronipoti, presenti e futuri”, è purtroppo esaurito da tempo.

Torah.it, con l’appoggio dei figli di Raffaele Levi, Gavriel, Michael e Laura ripropone settimanalmente on-line, in questo 5783, le relative derashot e si prepara, al termine del ciclo annuale della lettura della Torà, a lanciare una nuova edizione cartacea dell’apprezzatissimo libro.