Recentemente stavo leggendo The Achievement Habit di Bernard Roth e, nel capitolo intitolato Watch Your Language, l’autore riflette sul rapporto tra le parole e il loro contesto e su come, quando il contesto manca, sia facile fraintendere ciò che viene detto.
Per spiegare il concetto, Roth racconta un episodio molto comune:
«Mia moglie ed io stavamo uscendo da una festa allo Stanford Faculty Club. Appena varcata la porta, Ruth mi disse: “Meno male che siamo usciti da lì”. Ron, il direttore del mio dipartimento e padrone di casa, era proprio dietro di noi e sentì la frase. Le disse: “Ruth, non è stata così terribile, vero?”. Lei dovette allora spiegargli che le scarpe le stavano facendo malissimo e che non vedeva l’ora di arrivare alla macchina per togliersele. Gli assicurò che la festa le era piaciuta molto. Ed era vero. Ancora oggi non sono sicuro che Ron le abbia creduto.»
Come spiega Roth, «sebbene le cause dei fraintendimenti siano molte, una delle più importanti è il contesto nel quale avviene la comunicazione».
Questo ci porta al daf di oggi (Chullin 102b), dove Rava insegna:
זֶה לְפִי מַחְשַׁבְתּוֹ, וְזֶה לְפִי מַחְשַׁבְתּוֹ
«Questo secondo il suo pensiero, e quello secondo il suo pensiero».
Nel contesto della sughià, Rava esamina la possibilità che il livello di proibizione di un alimento consumato possa essere determinato dall’intenzione e dal pensiero della persona che lo mangia.
Ma, accanto alla specifica discussione halachica, dalle parole di Rava emerge con chiarezza un principio: due persone possono pensare cose completamente diverse a proposito della stessa cosa.
Così, tornando alla festa, Ruth stava parlando dei suoi piedi doloranti; Ron era convinto che stesse parlando della festa.
Roth riassume il concetto con un’osservazione particolarmente efficace: «Nella comunicazione verbale contano sia le parole sia la musica, ma spesso le persone non attribuiscono alla musica abbastanza importanza».
Per capire davvero ciò che qualcuno ci sta dicendo, dunque, non basta ascoltare le sue parole. Dobbiamo cercare di comprenderne il contesto, l’intenzione e le emozioni: ascoltare, in qualche modo, anche la musica che accompagna le parole.
È qualcosa su cui tutti possiamo lavorare. E forse è anche un buon esercizio con cui avvicinarci al mese di Elul.