Per due volte nel daf di oggi (Chullin 105a) troviamo un Amorà che descrive sé stesso come «aceto, figlio del vino, rispetto a mio padre»: sia Mar Ukva che Shmuel sentivano cioè che, almeno sotto alcuni aspetti, non erano stati all’altezza dell’esempio dato dai rispettivi padri.
Oggi è il primo giorno di Rosh Chodesh Elul e, mentre iniziamo questo mese speciale, una delle nostre responsabilità è riflettere se stiamo continuando sulla strada dei nostri antenati o se, sotto alcuni aspetti, non siamo stati alla loro altezza.
È interessante che tra le diverse usanze di Elul e degli Asseret Yemei Teshuvà vi sia quella di visitare le tombe dei nostri antenati.
Forse qualcuno potrebbe pensare che lo si faccia per suscitare in noi la consapevolezza della nostra mortalità. Altri spiegano invece che questa pratica serve a ricordarci l’importanza di seguire le rette vie dei nostri antenati. In effetti, ricordando la storia degli esploratori, uno dei motivi per cui Kalev riuscì a conservare il suo atteggiamento positivo verso Eretz Israel fu la sua visita alla Ma’arat HaMachpelà, dove sono sepolti i nostri antenati, ciascuno dei quali amava Eretz Israel.
Naturalmente, non ci viene chiesto di riprodurre le vite dei nostri antenati. Ci viene però chiesto di sforzarci di rimanere fedeli alle vie di coloro che ci hanno preceduto.
E così, tra le domande che dovremmo porci durante questo mese, c’è questa: «Sto continuando sulla strada di coloro che sono venuti prima di me? E, se non è così, cosa posso fare per essere più fedele alle vie dei miei antenati?»