Nel daf di oggi (Chullin 86a) apprendiamo, a nome di Ravin bar Abba — o, secondo un'altra versione, di Rabbi Avin bar Sheva — che:

«Quando i [giusti ebrei] della Diaspora salirono in Eretz Israel [durante un periodo di declino spirituale del Secondo Tempio, accompagnato da varie calamità naturali], cessarono le meteore, i terremoti, i venti impetuosi e i tuoni. Il vino della Terra d'Israele non si guastava e il lino non veniva colpito dalle infestazioni.»

Fare Aliyah non è quasi mai semplice. Farla quando Israele attraversa un momento difficile rappresenta un'espressione ancora più intensa dell'Ahavat Eretz Israel, l'amore per la Terra d'Israele.

In questo episodio, un gruppo di ebrei fece Aliyah proprio mentre la situazione nel Paese era particolarmente difficile. Il Talmud ci insegna che quando persone giuste scelgono di trasferirsi in Eretz Israel — soprattutto, ma non solo, nei momenti di difficoltà — esse portano con sé meriti e benedizioni che ricadono sull'intera Terra d'Israele.

Naturalmente vi sono olim il cui contributo alla società israeliana è evidente e ben conosciuto. Tuttavia, da questo passo impariamo che anche coloro che rimangono nell'anonimato apportano un enorme merito e una grande benedizione al Paese, perché la loro stessa scelta di vivere in Eretz Israel costituisce un beneficio per tutta la nazione.