Alla fine della nostra Parashà vengono elencate le discendenze di Esav e le loro rispettive dinastie regali. L’ultimo verso della Parashà recita:

אַלּוּף מַגְדִּיאֵל אַלּוּף עִירָם אֵלֶּה ׀ אַלּוּפֵי אֱדוֹם לְמֹשְׁבֹתָם בְּאֶרֶץ אֲחֻזָּתָם הוּא עֵשָׂו אֲבִי אֱדוֹם׃

Bereshit XXXVI, 43

Shadal in loco sottolinea che tutti i traduttori intendono la parola aluf come una carica, ministro o governatore. In maniera molto interessante dice Shadal: «anche io traducevo così fino a che revisionando le bozze della traduzione da mandare in stampa a Padova, non ho capito che era più corretto famiglia o tribù». Ed in effetti Shadal traduce aluf come tribù.

«Tribù di Magdièl, tribù di Iràm. Sono queste le tribù di Edòm, divise in varie sedi, nel paese di loro possessione. Quest’è (quanto concerne) Esav, il padre degl’Idumei».

Rashì commenta il nostro verso dicendo: «Magdiel, è Roma». La fonte di Rashì è il Midrash in Pirkè deRabbì Eliezer 38. Il Midrash affronta la divisione dell’eredità di Izchak. Esav propone a Jacov: dividiamo tutto in due parti e io scelgo perché sono primogenito. Jacov divide tutto in due ma in maniera diversa rispetto a come voleva fare Esav: da una parte Erez Israel, dall’altra tutto il resto. Esav si consiglia con il figlio di Ishmael che gli dice che a causa degli Emorei e dei Cananei non è possibile conquistare Erez Israel, checché ne pensi Jacov. Prenditi il resto e lascia Jacov senza niente.

E così fece Esav.

«Esav prese le sue mogli, i suoi figli, le sue figlie, e tutte le persone di sua casa; le sue gregge, e tutto il suo bestiame; e tutti gli averi che aveva ammassato nel paese di Cànaan: e andò in altra terra, a cagione di Giacobbe suo fratello. Poiché le loro facoltà erano troppe per poter abitare insieme; e la terra della loro dimora non poteva comportarli, in causa delle loro gregge. Esav abitò nel monte di Seìr; Esav, cioè (la nazione di) Edòm».

Il Midrash è però generoso nei confronti di Esav.

בשכר שפינה את כליו מפני יעקב אחיו נתן לו מאה מדינות משעיר ועד מגדיאל, ומגדיאל זו רומי שנאמר אלוף מגדיאל אלוף עירם.

Pirkè deRabbì Eliezer 38

L’aver accettato, seppur obtorto collo ed alla fine, di lasciare Erez Israel a Jacov viene premiato con cento altre terre, da Seir – residenza originaria di Esav – fino a Magdiel, che è Roma. E da qui quanto dice Rashì.

Il Maharal di Praga, in Gur Ariè, analizza quanto dice Rashì soprattutto in contrapposizione alle perplessità del Ramban sull’identificazione di Magdiel come Roma.

Il Ramban evidenzia che Roma è un grande regno che comprende tanti popoli, come si fa a dire aluf Magdiel, Roma? In un grande esempio di comprensione storica il Ramban evidenzia che il fenomeno Roma è qualcosa di diverso rispetto agli stati «nazionali» o legati a un popolo specifico. Egli legge dunque aluf un po’ come Shadal. Per questo, dice il Maharal, dobbiamo leggere il nome Magdiel secondo il suo significato che comprende la radice di ingrandire. Anche la parola romi, verrebbe allora dalla radice rum, innalzato. Il senso generale è che la faccenda non è più una questione di identità tribale ma un superamento della tribù, una federazione di identità che diviene poi l’impero romano. E così Roma-Magdiel è l’apice dei cento regni che Esav riceve come premio per aver lasciato Erez Israel a Jacov.

Da questo Midrash, che per la verità poteva restare una nota di folclore abbastanza marginale, si scatena un’associazione che diventa basilare nella filosofia ebraica: Roma, l’Impero Romano, la Chiesa che eredita la guida del mondo occidentale, sono Edom, sono Esav. O come diciamo a Roma Gnesav.

Il Talmud in Ghittin 56b definisce Tito, distruttore del Santuario, nipote di Esav il malvagio. Seguiamo la logica: Esav lascia Erez Israel a Jacov e diventa Edom ereditando cento nazioni fino a divenire Roma, poi torna a distruggere Erez Israel ed il Santuario.

L’esternalizzazione della responsabilità però non piace ai nostri Maestri. Esav è un malvagio, non ci piove. Ma la responsabilità per la distruzione del Tempio è in primo luogo la nostra.

Il Talmud (TB Sanhedrin 21b) riporta che nell’ora in cui Salomone sposò la figlia del Faraone l’Angelo Gavriel volò e piantò una canna nel mare attorno alla quale crebbe un banco di sabbia sul quale fu poi costruita la città di Roma. Quella Roma che distruggerà il Tempio nasce nel momento in cui Salomone antepone la figlia del Faraone al Tempio stesso.

«Questo è quanto è scritto (Proverbi XXXI, 1): “Parole di Lemuel Re”. Perché è stato chiamato Salomone, Lemuel? Ha detto Rabbì Jshmael: nella stessa notte che Salomone ha completato la costruzione del Santuario, ha sposato Bitja, la figlia del Faraone, e c’era lì il giubilo della gioia del Santuario ed il giubilo della figlia del Faraone, e superò il giubilo della figlia del Faraone il giubilo del Santuario secondo quanto si dice, “tutti si ingraziano il re”. E per questo è chiamato Lemuel, che ha scaricato da sé il giogo del Regno del Cielo, come a dire: Lamma lo El, che se ne fa di D.? In quell’ora salì il pensiero dinanzi al Santo Benedetto Egli sia di distruggere Jerushalaim, e questo è quanto è scritto (Geremia XXXII, 31) “…per quanto riguarda la mia ira ed il mio furore…etc.”. I Saggi dicono: mille tipi di musica, ha fatto entrare davanti a lui la figlia del Faraone, ed aveva ordinato di suonare davanti a lui in quella notte e gli diceva, così si suona davanti a questa divinità, così si suona davanti a quella divinità etc. Cosa fece la figlia del Faraone? Stese sopra di lui un telo e vi fissò ogni tipo di pietra preziosa e di perla, che vi brillavano come stelle e costellazioni, ed ogni volta che Salomone si voleva alzare vedeva quelle stesse stelle e costellazioni cosicché dormì fino alla quarta ora. Ha detto Rabbì Levì: in quello stesso giorno il Tamid della mattina fu presentato nella quarta ora. E di quell’ora abbiamo imparato che è successo, che è stato presentato il Tamid della mattina alla quarta ora, ed erano Israele tristi giacché era il giorno dell’inaugurazione del Santuario e non potevano presentarlo perché Salomone dormiva, ed avevano paura di svegliarlo per via del timore del re. Andarono a dirlo a Bat Sheva sua madre, ed andò lei e lo svegliò e lo rimproverò».

Bemidbar Rabbà X, 14

Salomone dice Lamma lo El, che se ne fa di D.? Esav dice, Lamma li bechorà? Che me ne faccio della primogenitura.

Ci interessa fino ad un certo punto come Esav diventa Roma. Ci deve interessare molto di più come noi rischiamo di diventare Esav. Esav esce dalla discendenza di Izchak quando fa matrimonio misto. Jacov diventa discendenza di Izchak quando non fa matrimonio misto. Salomone diventa un po’ Esav quando si sposa la goià. È lì che nasce Roma. È lì che nasce la distruzione del Santuario, nello stesso giorno della sua inaugurazione.

Ed allo stesso modo, come è detto in TB Sanhedrin 98a, è alle porte di Roma che siede da allora il redentore che si rivelerà «oggi, se ascolterete la sua voce» (Salmi 95, 7).