Uno dei momenti più toccanti del matrimonio secondo la tradizione consolidata a Roma è senza dubbio la berachà che viene impartita dal Rav celebrante e dai genitori e nonni degli sposi. Il testo prevede l’invocazione della benedizione Divina sulla coppia come benedisse il Signore Adam e Chavvà e poi le altre coppie Avraham e Sarà, Izchak e Rivkà e Jacov e Rachel e Leà. In antico c’era una strofa di più: Mordechai il giusto ed Ester la regina secondo l’idea riportata in TB Meghillà 13a per la quale questi erano marito e moglie.

A ciò segue il testo della bircat Cohanim, che paradossalmente però non era parte del rito ed è subentrata, forse per influenza spagnola. Si usava infatti fino ad epoca relativamente recente un’altra formula di benedizione che il mio Maestro Rav Chajm Della Rocca shlita ha mantenuto viva, soprattutto durante le sheva berachot che seguono i pasti della settimana del matrimonio. Questa formula, accompagnata da una musica molto solenne, recita:

אֵל שַׁדַּי יְבָרֶכְכֶם וְיַפְרְכֶם וְיַרְבְּכֶם וְיִתֵּן לָכֶם אֶת בִּרְכַּת אֲבוֹתֵיכֶם, לָכֶם וּלְזַרְעֲכֶם אִתְּכֶם וְכֵן יְהִי רָצוֹן וְנֹאמַר אָמֵן
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El Shaddai, Rav Chajm Vittorio Della Rocca
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Questa formula è la trasformazione al plurale dei versi che compaiono alla fine della Parashà di Toledot (Genesi XXVIII, 3-4) quando Izchak benedice Jacov inviandolo a Padan Aram.

וְאֵל שַׁדַּי יְבָרֵךְ אֹתְךָ וְיַפְרְךָ וְיַרְבֶּךָ וְהָיִיתָ לִקְהַל עַמִּים׃
וְיִתֶּן לְךָ אֶת בִּרְכַּת אַבְרָהָם לְךָ וּלְזַרְעֲךָ אִתָּךְ לְרִשְׁתְּךָ אֶת אֶרֶץ מְגֻרֶיךָ אֲשֶׁר נָתַן אֱלֹהִים לְאַבְרָהָם׃
“Ed il D. Onnipotente ti benedirà, ti renderà prolifico e ti aumenterà e sarai una comunità di popoli. E darà a te la benedizione di Avraham, a te ed alla discendenza tua con te in eredità la terra delle tue peregrinazioni che Iddio ha dato ad Avraham.”

Il nesso immediato è che in questo momento Jacov sta uscendo dalla Terra d’Israele per prendere moglie e quindi la benedizione calza con il matrimonio. In realtà in questa benedizione c’è molto di più.

Per il Rambam, in Hilchot Melachim, questo è il momento nel quale in buona sostanza nasce il popolo d’Israele. La milà infatti viene comandata ad Avraham ed alla sua discendenza, ma la discendenza non è tutta la sua discendenza. Quando Iddio gli dice “Poiché in Izchak verrà chiamata la tua discendenza” ciò esclude ipso facto Ishmael e la sua discendenza dalla mizvà della milà. Lo stesso avviene, per l’ultima volta, con l’esclusione di Esav dalla discendenza di Izchak proprio attraverso il nostro verso: “e darà a te la benedizione di Avraham, a te ed alla discendenza tua”. Con questo verso viene escluso Esav dalla discendenza e nasce Jacov come erede universale della benedizione della casa di Avraham.

Mishnè Torà, Hilchot Melachim uMilchamot 10:7

הַמִּילָה נִצְטַוָּה בָּהּ אַבְרָהָם וְזַרְעוֹ בִּלְבַד. שֶׁנֶּאֱמַר (בראשית יז, ט) "אַתָּה וְזַרְעֲךָ אַחֲרֶיךָ". יָצָא זַרְעוֹ שֶׁל יִשְׁמָעֵאל שֶׁנֶּאֱמַר (בראשית כא, יב) "כִּי בְיִצְחָק יִקָּרֵא לְךָ זָרַע". וְיָצָא עֵשָׂו שֶׁהֲרֵי יִצְחָק אָמַר לְיַעֲקֹב (בראשית כח, ד) "וְיִתֶּן לְךָ אֶת בִּרְכַּת אַבְרָהָם לְךָ וּלְזַרְעֲךָ".

Non è un esercizio retorico. È Halachà. Infatti sempre il Rambam in Hilchot Nedarim dice:

Mishnè Torà, Hilchot Nedarim 9:21

נָדַר מִזֶּרַע אַבְרָהָם מֻתָּר בִּבְנֵי יִשְׁמָעֵאל וּבְנֵי עֵשָׂו וְאֵינוֹ אָסוּר אֶלָּא בְּיִשְׂרָאֵל. שֶׁנֶּאֱמַר (בראשית כא יב) "כִּי בְיִצְחָק יִקָּרֵא לְךָ זָרַע" וַהֲרֵי יִצְחָק אָמַר לְיַעֲקֹב (בראשית כח ד) "וְיִתֶּן לְךָ אֶת בִּרְכַּת אַבְרָהָם".

Se una persona fa voto di non beneficiare “dalla discendenza di Avraham” gli è permesso beneficiare da quella di Ishmael e di Esav mentre gli è proibito beneficiare della discendenza d’Israele. Solo Jacov-Israele è la discendenza di Avraham e lo spartiacque è proprio nel nostro verso.

Sia il Chizkuni che il Rashbam commentano il nostro verso dicendo che l’eredità della Terra arriva proprio come premio per l’adempimento dell’ordine “non prenderai una moglie tra le figlie di Kenaan”. Qui c’è il paradosso. Jacov lascia la terra per andare a sposarsi una donna che non sia della terra e proprio per via di ciò, riceve in eredità la terra. Questo è dunque il momento in cui scientemente Izchak conferma la benedizione che aveva dato erroneamente e rocambolescamente a Jacov.

Il Midrash Tanchumà usa il nostro verso costruendoci una diversa impalcatura:

Midrash Tanchumà, Vayishlach 10:3

שָׁאֲלָה מַטְרוֹנָא אֶת רַבִּי יוֹסֵי בֶּן חֲלַפְתָּא, לְכַמָּה יָמִים בָּרָא הַקָּדוֹשׁ בָּרוּךְ הוּא אֶת עוֹלָמוֹ. אָמַר לָהּ: לְשִׁשָּׁה יָמִים, דִּכְתִיב: כִּי שֵׁשֶׁת יָמִים עָשָׂה ה' אֶת הַשָּׁמַיִם (שמות כ, יא). אָמְרָה לוֹ: וּמִן אוֹתָהּ שָׁעָה עַד הַיּוֹם הַזֶּה מַה הוּא עוֹשֶׂה. אָמַר לָהּ: עוֹשֶׂה סֻלָּמוֹת, מַעֲלֶה לָזֶה מוֹרִיד לָזֶה, מַעֲשִׁיר לָזֶה מוֹרִישׁ לָזֶה...
“Una Matrona chiese a Rabbì Josè bar Chalaftà: ‘Per quanti giorni ha creato il Santo Benedetto Egli Sia il Suo mondo?’ Disse lei: ‘Per sei giorni, come è scritto (Esodo 20,11): “Poiché in sei giorni fece il Signore il cielo e la terra”. Disse lui: ‘E che cosa fa da quel momento fino ad ora?’ Disse lei: ‘Fa delle scale: innalza questo ed abbassa quello, fa arricchire questo e fa impoverire quello. Sappi che nell’ora in cui è uscito Jacov per Aram Naaraim è scritto di lui “poiché con il mio bastone ho passato (questo Giordano)” e non solo (ma anche) “e prese dalle pietre del luogo e le mise sotto la sua testa”. Se avesse avuto un cuscino o una sella vi avrebbe posato la testa. Quando entrò in casa di Lavan si arricchì come è detto “E si arricchì l’uomo moltissimo”. E da dove? Dalla forza delle benedizioni con cui lo benedisse il padre, come è detto “E darà a te la benedizione di Avraham”…’

La benedizione diventa il motivo per la ricchezza di Jacov che testimonia il dominio del Signore il quale, da che ha creato il mondo, si occupa di alzare ed abbassare gli uomini. Questo Midrash è riportato nel Midrash Rabbà in maniera leggermente diversa come variante della conversazione tra la Matrona e Rabbì Josè bar Chalaftà. Ma andiamo con ordine.

Nel Midrash Rabbà (LXVIII, 3-4) vengono ricordate alcune “aperture” di importanti Amoraim (Maestri del Talmud) sulla Parashà di Vajezzè. Quando il Midrash dice che il tale Maestro “apriva” così, intende dire che iniziava così la sua derashà: che la citazione è per lui il cuore della Parashà in questione.

“Rabbì Jeudà bar Simon apriva [così]: ‘D-o fa risiedere in casa dei singoli’ (Salmi LXVIII, 7). Una matrona chiese a Rabbì Josè bar Chalaftà: ‘Per quanti giorni ha creato il Santo Benedetto Egli Sia il Suo mondo?’ Disse lei: ‘Per sei giorni, come è scritto (Esodo 20,11): “Poiché in sei giorni fece il Signore il cielo e la terra”. Disse lui: ‘Che cosa fa da quel momento fino ad ora?’ Disse lei: ‘Il Santo Benedetto Egli Sia siede ed accoppia le coppie: la figlia di questo a quello, la moglie di questo a quello, il denaro di questo a quello.’ Disse lui: ‘Questa è la sua professione? Anche io posso fare ciò! Quanti schiavi, quante schiave ho? In un facile momento posso accoppiarli!’ Disse lei: ‘Se è facile ai tuoi occhi, è difficile dinanzi al Santo Benedetto Egli Sia come l’apertura del Mar Rosso!’ Se ne andò Rabbì Josè bar Chalaftà e che cosa fece [la matrona]? Prese mille schiavi e mille schiave e li dispose in file. Disse: ‘Questo prenda questa e questa prenda questo’, e li accoppiò in una stessa notte. All’indomani vennero tutti: questo con la testa ferita, questo con l’occhio pesto e questo con la gamba rotta. Disse loro: ‘Che avete fatto?’ Questa disse: ‘Io non voglio questo’ e questo disse: ‘Io non voglio questa’. Subito mandò a prendere Rabbì Josè bar Chalaftà e disse lui: ‘Non c’è D-o come il vostro D-o, è vera la vostra Torà, è bella e lodevole, bene hai detto!’”

Ci sono senza dubbio tutti gli elementi per un buon Midrash. Compreso il lieto fine e la vittoria del Maestro. Se il Midrash fosse finito qui, nessuno avrebbe chiesto di più. Ma non è così, ed infatti prosegue il Midrash:

“Disse: ‘Non così ti ho detto?! Se è facile ai tuoi occhi è difficile dinanzi al Santo Benedetto Egli Sia come l’apertura del Mar Rosso. Che cosa fa il Santo Benedetto Egli Sia loro? Li accoppia loro malgrado non secondo il loro “bene” e questo è quanto è scritto (Salmi LXVIII,7): “D-o fa risiedere in casa i singoli, fa uscire i prigionieri bakosharot”…’”

La parola bakosharot è unica in tutta la Bibbia ed il suo senso non è chiaro. Il Midrash la legge come una sintesi di bechi (pianto) e shirot (canti): chi gli va bene dice un canto, chi non gli va bene piange.

“Ha detto Rabbì Berechià: Con questo linguaggio gli rispose Rabbì Josè bar Chalaftà: ‘Il Santo Benedetto Egli Sia siede e fa delle scale: umilia questo ed innalza quello, fa scendere questo e fa salire quello come è scritto: “D-o giudica: questo lo umilia e questo lo innalza…” (Salmi LXXV,8): c’è colui che va presso il suo accoppiamento e c’è colui il cui accoppiamento viene da lui: Izchak il suo accoppiamento viene da lui come è detto “Ed uscì Izchak a parlare nel campo” (Genesi XXIV,63) e Jacov andò presso il suo accoppiamento come è scritto “Ed uscì Jacov da Beer Sheva”.’”

La lettura del Signore che innalza e affligge — e che si posa per il Tanchumà sul nostro verso — diviene la variante, nel Midrash Rabbà, della formazione delle coppie che è l’occupazione principale del Signore.

Capiamo allora che dietro la benedizione El Shaddai che gli ebrei romani hanno tramandato c’è tutto il discorso del matrimonio come momento chiave nel quale si rinnova la generazione del popolo ebraico attraverso il rifiuto del matrimonio misto e per mezzo di questo l’eredità della Terra d’Israele. Ma anche il matrimonio come paradigma dell’immanenza Divina nel Creato attraverso la formazione delle coppie. Benedizione quindi molto più calzante per il matrimonio della generica bircat Cohanim.