«E disse loro: "Mettete il vostro cuore su tutte le cose che io vi testimonio e che ordinerete ai vostri figli di osservare e fare, tutte le parole di questa Torà. Poiché Essa non è cosa vuota per voi, poiché Essa è la vostra vita e per mezzo di questa Cosa prolungherete i giorni sulla Terra per prendere possesso della quale state attraversando il Giordano."» (Deuteronomio 46:47)
«Mettete il vostro cuore: "L’uomo deve far sì che i suoi occhi, le sue orecchie ed il suo cuore siano indirizzati alle parole della Torà e così dice il Testo (Ezechiele XL, 4-5): 'Figlio di uomo, guarda con i tuoi occhi, con le tue orecchie ascolta e metti il tuo cuore ecc.'. Si tratta dunque di una questione 'a maggior ragione'. Se per la struttura del Bet HaMikdash che è visibile e misurabile con una canna da misura, l’uomo deve far sì che siano i suoi occhi, le sue orecchie ed il suo cuore indirizzati a capirla, per le parole di Torà, che sono come monti appesi ad un capello, tanto più e tanto più."» (Rashì in loco)
In passato, nella derashà per Shabbat Haazinu del 5760, abbiamo approfondito questo commento di Rashì sulla base della Ghemarà nel trattato di Chaggigà 10a:
«[Le regole] per l’annullamento dei voti fluttuano nell’aria e non hanno [una base Scritturale] su cui poggiarsi. Le regole dello Shabbat, delle offerte festive di Chaghigà e quelle della Meilà (profanazione di oggetti consacrati) sono come monti appesi ad un capello poiché ci sono pochi [riferimenti] di Testo e molte regole. Le regole economiche (danni, commercio ecc.), le regole del servizio [del Santuario], le regole della purità e dell’impurità e le regole sessuali hanno [riferimenti Scritturali] su cui poggiarsi e proprio questi sono i fondamenti della Torà.»
E spiega la Ghemarà più avanti (11b):
«Questi sono i fondamenti ed il resto no? Dì piuttosto: "Sia questi che questi sono fondamenti della Torà".»
Pur rimandando il lettore alla derashà in questione, ricorderemo che la caratteristica chiave dei fondamenti della Torà (o almeno di buona parte di essi) è proprio quella di aleggiare al di sopra dei versi stessi della Torà e di non aver spesso una base scritturale stabile. Ciò rinsalda la preponderanza dell’autorità rabbinica, che discende da Moshè nostro Maestro e da quanto questi ha appreso sul Sinai dalla Bocca della Presenza Divina.
Ciò è esemplare nelle regole dell’annullamento dei voti come abbiamo visto nella derashà di Shabbat Mattot-Massè 5763 nel commento del Kli Yakar, Rabbì Shlomo Efraim Lunshitz, il grande Maestro di Praga del diciassettesimo secolo.
«"Non profanerà la propria parola", come "lui non la profana, ma gli altri la profanano per lui". (TB Berachot 32a) Il senso dello scioglimento dei voti da parte del singolo esperto o da parte di tre chiamati Tribunale, noi lo impariamo dallo scioglimento del padre e del marito, giacché è come per il padre ed il marito i quali hanno il potere di annullare, dal momento che ogni donna è sotto la potestà del padre o del marito e non è in grado di fare cosa grande o piccola senza il loro consenso, ed è come se avessero posto come condizione nell’ora del voto, a condizione che siano d’accordo il padre o il marito; e quando questi non sono d’accordo allora è invano ed è nullo il voto in principio giacché ecco che lei ha fatto voto a condizione del loro consenso; così ogni uomo d’Israele è sotto la potestà del Tribunale ed è obbligato a fare tutto quanto gli ordini il Tribunale, ed ognuno che fa un voto è come se ponesse a condizione nell’ora del voto, a condizione che il Tribunale sia d’accordo con lui e quando questi non sono d’accordo il voto è rimosso dal suo principio...»
Pochi giorni fa abbiamo completato, nel ciclo di studio del Daf Yomì (il ciclo quotidiano dello studio del Talmud), il trattato di Shabbat, le cui stesse regole, lo abbiamo visto, vengono chiamate «monti appesi ad un capello». Ebbene il trattato si conclude con le regole dello scioglimento dei voti di Shabbat, in particolar modo relativamente all’annullamento che fa il Saggio di Shabbat qualora il voto impedisca il normale adempimento alle regole dello Shabbat.
Abbiamo già notato in passato che noi apriamo il nostro giorno del Kippur (il Sabato dei Sabati - Shabbat Shabaton) con uno scioglimento (peraltro controverso) di tutti i voti. Potremmo dire che ogni presenza di voto, e ancor più ogni mancanza di accettazione della potestà dei Saggi che hanno stabilito le regole dell’annullamento dei voti e che le amministrano, mina la corretta applicazione delle regole del Kippur e va quindi rimossa.
Rav Mordechai Elon shlita, nella sua derashà di quest’anno per lo Shabbat Teshuvà, richiama un insegnamento dello Zohar secondo il quale il Santo Benedetto Egli Sia si lamenterebbe con Moshè di non avere un Rav al quale rivolgersi per sciogliere i propri voti! Moshè coglie la sottile richiesta che gli viene rivolta dal Signore e scioglie il voto Divino. Rav Elon sottolinea che ciò è possibile solo perché Moshè rinuncia alla propria dimensione di singolo («cancellami dal Tuo Libro») e si annulla completamente divenendo totalmente Israele: rappresentante al 100% di Israele.
Rav Elon insegna allora che è questa operazione che noi dobbiamo fare all’inizio del Kippur e per questo ammettiamo nella congregazione i peccatori con una formula esplicita (Bishivà Shel Malla uViShivà shel mattà). All’inizio del Kippur diveniamo un tutt’uno sotto la guida dei Maestri, e possiamo non solo sciogliere i nostri voti ma soprattutto cercare di sciogliere quelli che impediscono al Santo Benedetto Egli Sia di accordarci un perdono completo, e redimerci presto ed ai nostri giorni.
Il profeta Ezechiele esprime i concetti sopra citati proprio mentre riceve, nel giorno di Kippur, la sua suprema profezia circa la redenzione finale e la costruzione del Terzo Santuario, possa essere presto costruito, che viene chiamato a misurare centimetro per centimetro.
Le dimensioni del Santuario divengono allora il metro per misurare la Torà ed il nostro comportamento giacché è proprio sulla base di quest’ultimo che il Santuario verrà edificato.
Completato il trattato di Shabbat, abbiamo iniziato lo studio del trattato di Eruvin, che si occupa, per la maggior parte, del divieto del trasporto di oggetti di Shabbat (ed anche di Kippur) tra i diversi tipi di proprietà.
Il trattato si apre con il caso del Mavoi Satum, del vicolo cieco. All’epoca del Talmud le case si affacciavano su un cortile interno, e questo a sua volta dava su un vicolo, spesso cieco, che connetteva più cortili alla strada principale. Il vicolo cieco è considerato dalla Torà reshut haJachid (proprietà privata) in quanto chiuso da questa per tre lati. I Saggi, per evitare che per errore si trasportasse dall’attigua strada principale (reshut haRabim - proprietà pubblica), hanno proibito il trasporto anche in esso. Questa proibizione può essere rimossa qualora venga installata una trave nel lato aperto del vicolo cieco che, facendo da architrave, «chiude» definitivamente il vicolo (facendo tra l’altro anche da segnale a prestare attenzione e non trasportare oltre quel punto).
I Saggi discutono con Rabbì Jeudà sulla altezza massima che deve avere questa trave e, secondo la visione di Rav, entrambe le parti derivano la loro misurazione rispettivamente dalle dimensioni del portone d’accesso all’Echal, il Santuario, e l’Ulam, la sua anticamera.
La porta di accesso al Santo rimane aperta per tutta la giornata per essere poi chiusa sul far della sera, quando il sole tocca la punta degli alberi, nell’ora che viene chiamata appunto la Neilat Shearim, la chiusura delle porte. I nostri Maestri hanno voluto sottolineare il momento della chiusura delle porte del Santuario nel giorno del Kippur in maniera particolare perché esse si chiudono non solo su quelle stanze che hanno visto il Sommo Sacerdote espiare per l’intero popolo, ma anche simbolicamente sull’intera giornata del perdono. Ecco allora che la preghiera quotidiana con la quale i Sacerdoti e gli astanti accompagnavano la chiusura delle porte trova ormai oggi spazio solo in una giornata dell’anno, divenendo se possibile il momento più alto di tutto questo santo giorno.
Ma se la porta si chiude alla sera, è perché durante tutta la giornata è stata aperta e nel giorno di Kippur, simbolicamente, particolarmente aperta.
La Torà va misurata come le dimensioni del Santuario, ci dice Ezechiele, ed in ogni particolare tecnico bisogna cercare le misure da applicare nel mondo dello spirito ed in particolare nel mondo delle middot, di quelle misure/attributi umani che è così difficile ed al contempo così importante migliorare in questi giorni.
Come non vedere nel Mavoi Satum delle prime pagine di Eruvin, la parabola della nostra condizione di trasgressori?! Noi deviamo continuamente dalla strada maestra, che è la strada della Torà e della Rashut HaRabbim, nel senso che ci allontaniamo da D-o e dal prossimo finendo spesso nel vicolo cieco della reshut haJachid, del nostro io, del nostro privato.
C’è una sola via d’uscita in un vicolo cieco ed è, come noto, alle nostre spalle. Bisogna tornare indietro, lashuv. Bisogna fare Teshuvà. Ma non basta neppure tornare semplicemente indietro, bisogna capire che è imperativo varcare la porta del Santo. Bisogna imparare a misurare ed a misurarsi sulla base delle dimensioni delle porte del Santuario. Solo così si può trovare il giusto rapporto tra il pubblico ed il privato, tra l’uomo ed il suo prossimo, tra l’uomo e D-o.
Quanto è straordinario allora il fatto che i Saggi insegnano che per sciogliere un voto serve un petach, una porta. Serve un errore di forma, una discrepanza tra l’intenzione di voto ed il voto effettivo, una via d’uscita, una porta, un petach.
Dice il Midrash Shir HaShirim che D-o chiederebbe ad Israele:
«Apritemi una porta come la capocchia di una spilla ed Io vi aprirò una porta come l’ingresso dell’Ulam».
Ossia basta poco da parte nostra, una spilla. Quella stessa spilla, la più piccola ed (in)significante delle cose che è proibito trasportare di Shabbat (Shabbat 11a). Basterebbe forse un po’ più di attenzione da parte nostra alle regole del tiltul, del trasporto di Shabbat, per portare alla ricostruzione del Santuario.
Potrebbe essere una porta (petach) delle dimensioni di una spilla ad aprire ed annullare per noi il voto di esilio del Signore, aprendo per noi le porte del Santuario ricostruito, presto ed ai nostri giorni.