Ed Izchak viene dal venire da Beer laChai Roì ma egli risiede nella Terra del Neghev. Ed uscì Izchak a parlare nel Campo sul far della sera, ed alzò i suoi occhi e vide ed ecco che vengono dei cammelli.” (Genesi XXIV, 62-63)
Come noto Izchak “sparisce” dal testo biblico a seguito della Legatura (cosiddetto “sacrificio”) per riapparire solo nel nostro verso. Nel frattempo sua madre Sarà è morta e sepolta ed Eliezer è di ritorno dalla sua missione in Mesopotamia. Per quanto il Midrash proponga diverse letture per la sparizione di Izchak, tra cui il fatto che fosse andato a studiare, i Saggi si chiedono nello specifico cosa ci facesse a Beer laChai Roì. Rashì afferma che Izchak era andato a Beer laChai Roì per prendere Hagar e ricondurla da Avraham perché la sposasse (Bereshit Rabbà LX, 14). In questa visione Izchak si preoccupa per il padre Avraham ed è colui che in qualche modo ricompone i rapporti anche perché, pochi versi dopo, al funerale di Avraham avverrà anche la ricomposizione con Ishmael, che accetta la supremazia spirituale di Izchak.
Secondo Rabbì Ovadià Sforno, Izchak si reca deliberatamente a Beer laChai Roì per pregare nel luogo in cui è stata ascoltata la preghiera di Hagar ed anche il Ramban sostiene che quel punto era caro ad Izchak per la rivelazione dell’angelo ad Hagar.
Questo è molto strano. Lo stesso Izchak che ha sperimentato in proprio esperienze spirituali, inclusa la visione di angeli nel momento della Akedà, come mai va a pregare proprio sul luogo dove è stata ascoltata la preghiera di Hagar?
Rav Dessler in Michtav MeEliahu (V, 266) spiega che Hagar ha avuto un percorso spirituale a fasi alterne. In un primo momento ha lasciato la reggia del Faraone per attaccarsi ad Avraham e studiare presso Sarà, ma poi si è insuperbita, ed addirittura ribellata e fuggita da Sarà. L’episodio originale in Beer laChai Roì avviene quando Hagar si sente al minimo della propria spiritualità. Nel momento più difficile per lei. In un momento nel quale credeva di non essere al livello di poter vedere alcun angelo. Tant’è che Hagar mette questo nome al luogo della rivelazione dell’angelo dicendo “anche qui ho visto dopo aver veduto”, che i Saggi interpretano come a dire “vedevo angeli in casa di Avraham ma non pensavo ne avrei visti anche qui”.
Secondo il Rav Dessler la rivelazione dell’angelo ad Hagar è un chiaro esempio della Siyata DeShmaya, dell’aiuto Divino. Hagar non merita di avere alcuna rivelazione ma Iddio nonostante ciò la aiuta. Izchak rappresenta la misura della giustizia ed il suo servizio Divino si basa proprio su questo attributo. Ebbene, il rischio della middat hadin è proprio quello di essere troppo critici con se stessi e di pensare di non meritare mai nulla, di non avere meriti. Per questo Izchak va a pregare nel luogo per eccellenza del chesed, della bontà, della rivelazione gratuita di D. a chi non lo meritava. Ed è lì che, ancor prima di pregare, viene esaudita la richiesta di Izchak giacché Rivkà che impersonifica la misura del chesed, bontà, è sulla strada pronta ad incontrarlo.
Da qui dovremmo imparare, secondo il Rav Dessler, l’importanza della Provvidenza Divina. Anche quando crediamo di non aver meriti. Anche quando non ci sentiamo particolarmente in forma, spiritualmente parlando. In ogni momento Iddio è pronto ad ascoltare la nostra preghiera se rivolta con sincerità e concentrazione.
Rav Mordechai Elon shlita spiega così il senso del verso con cui introduciamo la Amidà: “Oh Signore dischiudi le mie labbra sicché la mia bocca narri la Tua lode”. Ciò significa che se il Signore non dischiude le nostre labbra noi non siamo capaci nemmeno di pronunciare una preghiera. La nostra stessa capacità verbale è un dono Divino ed è il segno di quanto il nostro servizio è gradito a prescindere dal giudizio oggettivo del nostro operato. Attenzione, ciò non significa affatto che il nostro comportamento non è preso in considerazione, tutt’altro. Significa però che non dobbiamo nemmeno pensare che tutto funzioni secondo un giudizio ferreo. E così insegnano i Saggi che Iddio dice ad Israele: “aprite per Me una porta della grandezza dell’apertura di un ago, ed Io aprirò per voi un’apertura grande quanto la porta del vestibolo [del Santuario].”
Anche in quest’epoca di grandi turbamenti e nei momenti più difficili delle nostre vite dobbiamo sempre ricordare che l’aiuto Divino non viene mai meno, anche quando non ce l’aspettiamo.
È proprio nel momento in cui Izchak rivaluta Hagar ed il suo servizio Divino, riconducendola ad Avraham, che merita di vedere esaudita la sua personale preghiera e trova Rivkà. Questo ci insegna anche che se la Provvidenza Divina ha aiutato Hagar in un momento di difficoltà, allo stesso tempo noi siamo tenuti ad aiutare il prossimo nello stato in cui si trova, senza stare a guardare se lo merita oppure no.
Hagar non sarà mai Sarà, né Ishmael potrà essere Izchak ma è proprio da questa comprensione che scaturisce il loro personale ruolo nella creazione al quale dobbiamo rispetto e considerazione.
Lo Zohar ci dice che quei regali che Avraham assegna ai figli di Hagar (Ismaeliti) sono scintille di Santità che verranno a galla alla fine dei tempi quando tutte le genti proclameranno l’unicità di D. e giungerà il redentore a Sion.