Studiando in questi giorni, nel ciclo del Rambam Yomi, le Hilchot Qiddush HaChodesh, si ha a tratti l’impressione di essere entrati dentro un gigantesco calcolatore astronomico medievale.
Il Rambam vuole spiegare come si stabilisce il nuovo mese e, per farlo, dedica capitoli interi al movimento del Sole e della Luna. Gradi, minuti, longitudini, velocità, distanze, correzioni. Bisogna sapere dove si trovava la Luna, quanto si è spostata, quale distanza la separa dal Sole e, alla fine, se quella sottilissima falce di luna avrebbe potuto essere vista nel cielo di Eretz Israel.
Naturalmente siamo nel XII secolo e il cielo del Rambam è quello della scienza del suo tempo. Siamo in piena astronomia tolemaica: la Terra al centro, i corpi celesti che le ruotano intorno, un sistema di sfere e movimenti che oggi non utilizzeremmo certo per descrivere l’universo.
L’hardware, insomma, è decisamente invecchiato. Il software molto meno. Perché quel complicatissimo modello matematico permetteva di prevedere con una precisione sorprendente ciò che effettivamente sarebbe apparso nel cielo. È una cosa che, studiandolo, continua a lasciare stupiti: si può avere una rappresentazione fisica sbagliata dell’universo e costruirci sopra una macchina matematica capace di dirci con enorme precisione dove guardare e che cosa vedremo.
Ma la cosa che trovo più sorprendente nelle Hilchot Qiddush HaChodesh arriva prima ancora di tutta questa astronomia.
Perché il Rambam, dopo averci spiegato che il Bet Din deve calcolare se la Luna sarà visibile, interrogare i testimoni e stabilire il nuovo mese, aggiunge:
אֵין מְחַשְּׁבִין וְקוֹבְעִין חֳדָשִׁים וּמְעַבְּרִין שָׁנִים אֶלָּא בְּאֶרֶץ יִשְׂרָאֵל
«Non si calcolano e non si stabiliscono i mesi e non si rendono embolismici gli anni se non in Eretz Israel» (Hilchot Qiddush HaChodesh 1,8).
E porta come fonte:
כִּי מִצִּיּוֹן תֵּצֵא תוֹרָה וּדְבַר ה׳ מִירוּשָׁלָ͏ִם
«Perché da Zion uscirà la Torà e la parola del Signore da Gerusalemme».
Questo cambia completamente la prospettiva.
Possiamo conoscere perfettamente il moto della Luna. Possiamo avere davanti tutti i calcoli del Rambam. Possiamo sapere quando avverrà la congiunzione e stabilire matematicamente quando la Luna tornerà visibile.
Eppure non basta. Sapere esattamente che cosa accade nel cielo non significa avere l’autorità per stabilire l’inizio del mese. La Ghemarà racconta una storia che rende molto bene quanto questa distinzione fosse presa sul serio.
Chananià, nipote di Rabbì Yehoshua, era sceso in Babilonia e lì aveva cominciato a stabilire i mesi e gli anni. In un periodo nel quale il centro della vita ebraica in Eretz Israel era in gravissima difficoltà, aveva senso che una grande autorità della Diaspora svolgesse quella funzione.
Poi però i Maestri di Eretz Israel tornarono a essere in grado di farlo.
E gli mandarono due studiosi con un messaggio tutt’altro che diplomatico.
La vicenda, raccontata in Berachot 63a e con ulteriori particolari nel Talmud Yerushalmi, diventa quasi una battaglia istituzionale. Chananià continua a fissare il calendario; gli inviati da Eretz Israel contestano le sue decisioni. Quando lui dichiara una cosa pura, loro la dichiarano impura; quando proibisce, loro permettono.
La gente domanda inevitabilmente che cosa stia succedendo. E allora arriva il punto.
Chananià prova a difendere l’autorità della sua scuola. Ma gli inviati gli ricordano che adesso in Eretz Israel ci sono nuovamente Maestri in grado di assumere quella funzione. Il Yerushalmi conserva una frase durissima rivolta a chi continuava a seguire il calendario babilonese:
אֵלֶּה מוֹעֲדֵי ה׳
Questi sono «i tempi stabiliti dal Signore».
Non, gli dicono, i tempi stabiliti da Chananià.
E quando qualcuno prova provocatoriamente a dire: «Da Babilonia uscirà la Torà», la risposta è il versetto che conosciamo:
כִּי מִצִּיּוֹן תֵּצֵא תוֹרָה.
Da Zion uscirà la Torà.
Il Rambam trasforma questa storia in Halachà. Se un grande Maestro, ordinato in Eretz Israel, si trova all’estero e in Eretz Israel non è rimasto nessuno al suo livello, può stabilire il calendario da lì. Ma dal momento in cui esiste nuovamente in Eretz Israel qualcuno pari a lui — a maggior ragione superiore — non può più farlo. E se continua a farlo, scrive il Rambam, לֹא עָשָׂה כְּלוּם: ciò che ha fatto non vale nulla.
Ma il Rambam va ancora oltre. Perché si potrebbe pensare che tutto questo appartenga all’antico sistema, quando due testimoni arrivavano davanti al Bet Din dicendo di aver visto la luna nuova. Oggi abbiamo un calendario. Possiamo calcolarlo a Gerusalemme, Roma, New York o Sydney. Il risultato è identico. Non c’è bisogno di aspettare due testimoni e nessuno deve guardare il cielo.
Eppure il Rambam scrive:
זֶה שֶׁאָנוּ מְחַשְּׁבִין בַּזְּמַן הַזֶּה כָּל אֶחָד וְאֶחָד בְּעִירוֹ... לֹא בְּחֶשְׁבּוֹן שֶׁלָּנוּ אָנוּ קוֹבְעִין וְלֹא עָלָיו אָנוּ סוֹמְכִין
Il fatto che oggi ciascuno di noi possa fare i calcoli nella propria città e sapere quale giorno sarà Rosh Chodesh non significa, dice il Rambam, che sia il nostro calcolo a stabilirlo.
וְאֵין אָנוּ סוֹמְכִין אֶלָּא עַל חֶשְׁבּוֹן בְּנֵי אֶרֶץ יִשְׂרָאֵל וּקְבִיעָתָם
«Noi ci basiamo soltanto sul calcolo degli abitanti di Eretz Israel e sulla loro determinazione».
Il nostro calcolo, continua, serve soltanto לְגַלּוֹת הַדָּבָר, a conoscere quale giorno abbiano stabilito gli abitanti di Eretz Israel. È la loro determinazione a renderlo Rosh Chodesh o Yom Tov, non il calcolo che facciamo noi (Hilchot Qiddush HaChodesh 5,13).
È difficile non rimanere colpiti dal contrasto.
Il Rambam ha appena costruito una macchina astronomica formidabile. Ha bisogno della matematica e dell’osservazione. Non gli basta che qualcuno dica di aver visto la Luna: se i calcoli dimostrano che quella sera non poteva essere visibile, quei testimoni non possono avere visto ciò che sostengono di aver visto.
La scienza conta. Conta moltissimo. Ma non è la scienza a fare Rosh Chodesh. Il cielo produce un fenomeno. L’astronomia lo descrive. La matematica lo prevede.
Poi serve qualcuno che abbia l’autorità di dire: oggi.
Forse è questo il particolare più affascinante di tutte le Hilchot Qiddush HaChodesh. Dopo pagine e pagine di numeri si scopre che il calendario ebraico non è soltanto un modo sofisticato di misurare il tempo.
È un modo di santificarlo.
Il Sole e la Luna possono continuare a muoversi con assoluta precisione. Possiamo prevederne il movimento con Tolomeo, con il Rambam o con strumenti infinitamente più precisi di quelli che entrambi avrebbero potuto immaginare.
Ma per il Rambam tutto questo, da solo, non stabilisce neppure quando comincia il mese.
Per quello, bisogna ancora guardare verso Eretz Israel.