La precedente Parashà (Toledot) ci ha introdotto nel mondo che noi conosciamo: il mondo di Jacov ed Esaù. Ossia il mondo dell’ebreo e del goi. La Parashà di Toledot descrive i due personaggi in maniera chiarissima: Esaù, l’uomo del campo e della caccia e Jacov l’uomo semplice, l’uomo dello studio della Torà (l’uomo che siede nelle tende).
La storia è nota e termina, in questa Parashà, con Jacov che deve fuggire verso Haran per evitare l’ira del fratello. Il primo verso della nostra Parashà recita:
“E Jacov uscì da Beer Sheva e si recò a Haran.”
Rashì commenta che l’uscita di uno zaddik da un luogo fa sempre impressione. Strano se si pensa che la Torà non ci descrive Jacov come un benefattore (come Abramo) né come un uomo d’affari di successo (come Isacco). Per questo Rashì ci dice che nonostante Jacov non avesse molti rapporti con gli altri ed avesse passato i suoi primi 63 anni di vita a studiare Torà presso il padre Isacco, la sua partenza da Beer Sheva fa impressione tra la gente.
Jacov sta scappando. Scappando sul serio perché il Midrash ci dice che Esaù ordina al figlio di uccidere Jacov. Che cosa fa allora Jacov? Si ferma. Fa una piccola pausa nel suo viaggio (quattordici anni) e va a studiare Torà presso la Yeshivà di Shem ed Ever.
Superato lo stupore iniziale il nostro compito è quello di capire che cosa sta succedendo. Succede che Jacov è pienamente conscio che la sopravvivenza materiale non è l’unica cosa che conta. Jacov sa che se lui non riesce a sopravvivere come un buon “ebreo” non ha senso che lui sopravviva. Si potrebbe obbiettare che lui ha già studiato 63 anni. E non con un maestro qualsiasi. Con Isacco, il secondo dei patriarchi. Che bisogno ha Jacov di studiare per altri quattordici anni e con un altro Maestro?
Ne ha bisogno. Ever possiede una Torà diversa che Isacco non è in grado di insegnare: la Torà dell’esilio. Isacco non è mai uscito dalla Terra d’Israele, può insegnare tante belle cose ma non come sopravvivere spiritualmente in un ambiente ostile. Ever lo sa! Per questo motivo Jacov si ferma per quattordici anni prima di andare a Haran.
Da questi quattordici anni si impara un altro principio fondamentale.
“Lo studio della Torà è più importante dell’onore che si deve a padre e madre”.
Da che si impara? Sottraendo dal numero di anni durante i quali Jacov è separato dai genitori, il numero di anni nei quali sarà separato, come punizione per questo, da Giuseppe. Avanzano quattordici anni. Visto quindi che Jacov viene punito per tutti gli anni ma non per quelli in cui ha studiato Torà, possiamo capire che lo studio della Torà è più importante dell’onore dovuto ai i genitori.
E a noi cosa importa? A noi importa. L’onore verso i genitori era in pratica l’unica mizvà cara ad Esaù. L’unica per la quale era addirittura superiore a Jacov. Nel fuggire dal fratello Jacov, fermandosi a studiare, mette le cose in chiaro. Lo studio della Torà è superiore all’onorare padre e madre, perciò Jacov sarà sempre più meritevole di Esaù.
Sicuro di meritare, seppur dopo tante tribolazioni, la vittoria finale, Jacov può proseguire il suo viaggio che lo porterà a formare il popolo ebraico.La precedente Parashà (Toledot) ci ha introdotto nel mondo che noi conosciamo: il mondo di Jacov ed Esaù. Ossia il mondo dell’ebreo e del goi.
La Parashà di Toledot descrive i due personaggi in maniera chiarissima: Esaù, l’uomo del campo e della caccia e Jacov l’uomo semplice, l’uomo dello studio della Torà (l’uomo che siede nelle tende).
La storia è nota e termina, in questa Parashà, con Jacov che deve fuggire verso Haran per evitare l’ira del fratello.
“E Jacov uscì da Beer Sheva e si recò a Haran.”
Rashì commenta che l’uscita di uno zaddik da un luogo fa sempre impressione. Strano se si pensa che la Torà non ci descrive Jacov come un benefattore (come Abramo) né come un uomo d’affari di successo (come Isacco). Per questo Rashì ci dice che nonostante Jacov non avesse molti rapporti con gli altri ed avesse passato i suoi primi 63 anni di vita a studiare Torà presso il padre Isacco, la sua partenza da Beer Sheva fa impressione tra la gente.
Jacov sta scappando. Scappando sul serio perché il Midrash ci dice che Esaù ordina al figlio di uccidere Jacov. Che cosa fa allora Jacov? Si ferma. Fa una piccola pausa nel suo viaggio (quattordici anni) e va a studiare Torà presso la Yeshivà di Shem ed Ever.
Superato lo stupore iniziale il nostro compito è quello di capire che cosa sta succedendo.
Succede che Jacov è pienamente conscio che la sopravvivenza materiale non è l’unica cosa che conta. Jacov sa che se lui non riesce a sopravvivere come un buon “ebreo” non ha senso che lui sopravviva. Si potrebbe obbiettare che lui ha già studiato 63 anni. E non con un maestro qualsiasi. Con Isacco, il secondo dei patriarchi. Che bisogno ha Jacov di studiare per altri quattordici anni e con un altro Maestro?
Ne ha bisogno. Ever possiede una Torà diversa che Isacco non è in grado di insegnare: la Torà dell’esilio. Isacco non è mai uscito dalla Terra d’Israele, può insegnare tante belle cose ma non come sopravvivere spiritualmente in un ambiente ostile. Ever lo sa!
Per questo motivo Jacov si ferma per quattordici anni prima di andare a Haran.
Da questi quattordici anni si impara un altro principio fondamentale.
“Lo studio della Torà è più importante dell’onore che si deve a padre e madre”.
Da che si impara? Sottraendo dal numero di anni durante i quali Jacov è separato dai genitori, il numero di anni nei quali sarà separato, come punizione per questo, da Giuseppe. Avanzano quattordici anni. Visto quindi che Jacov viene punito per tutti gli anni ma non per quelli in cui ha studiato Torà, possiamo capire che lo studio della Torà è più importante dell’onore dovuto ai genitori.
E a noi cosa importa? A noi importa. L’onore verso i genitori era in pratica l’unica mizvà cara ad Esaù. L’unica per la quale era addirittura superiore a Jacov.
Nel fuggire dal fratello Jacov, fermandosi a studiare, mette le cose in chiaro. Lo studio della Torà è superiore all’onorare padre e madre, perciò Jacov sarà sempre più meritevole di Esaù.
Sicuro di meritare, seppur dopo tante tribolazioni, la vittoria finale, Jacov può proseguire il suo viaggio che lo porterà a formare il popolo ebraico.