La nostra Parashà si apre con la rivelazione Divina ad Avraham nostro padre, nella quale gli viene annunciata la nascita di Izchak. La rivelazione avviene mentre Avraham è degente per la milà appena fatta: da qui si impara che il Santo Benedetto Egli Sia, visita gli ammalati. Avviene nel querceto di Mamrè e Rashì in loco ci dice che per aver consigliato Avraham circa la milà, Mamrè merita che la rivelazione Divina avvenga nella sua proprietà. Rashì si riferisce ad un noto Midrash che figura tra l’altro nel Tanchumà (Vajerà III). Secondo il Midrash Avraham sarebbe andato a consigliarsi circa l’adempimento del precetto della circoncisione con Aner, Eshkol e Mamrè, tre fratelli amici ed alleati di Avraham presso i quali risiedeva, secondo il principio che l’uomo deve sempre cercare di risiedere in mezzo a gente onesta e che lo ama. Aner ed Eshkol scoraggiano Avraham: il primo lo mette in guardia dal pericolo politico del suo gesto, divenire un facile bersaglio che non può nemmeno scappare, il secondo è piuttosto preoccupato delle condizioni di salute di Avraham, come noto già in età avanzata.

Al contrario Mamrè, con uno stupendo ragionamento a fortiori, “convince” Avraham a compiere la milà dicendo che Iddio ha già salvato le sue 248 membra dalla morte nella fornace di Nimrod, non sarà certo un problema salvare un solo suo arto. Ma facendo attenzione al testo del Midrash Mamrè sostiene “possibile che su questa cosa tu chiedi consiglio”. Mamrè ha capito il nocciolo della questione: quando c’è un precetto di mezzo non ha senso chiedere in giro, men che mai a dei goim. I Saggi si interrogano infatti come sia possibile che Avraham metta in discussione il precetto e si consigli con i suoi alleati. L’Anaf Josef sostiene che questa è una prova alla quale Avraham sottopone i suoi alleati. Vuole vedere come reagiscono, vuole vedere quale di loro è veramente meritevole della sua compagnia e a quale si deve invece applicare il principio della Torà, “non ti attaccare al malvagio”. Il Rav Dessler in una lettera al figlio, spiega invece che non dobbiamo dimenticare che la milà è una prova per Avraham. Come tale comporta un conflitto interiore. È possibile che Avraham non si sia effettivamente consigliato con i suoi amici, ma ne abbia solo parlato scatenando le loro reazioni. In ogni modo il Midrash vorrebbe in qualche modo palesare il conflitto interiore presente in Avraham.

Una linea diversa e per certi versi profondamente attuale è quella dello Sfat Emet. Il precetto della milà pone Avraham dinanzi ad un dilemma enorme: la separazione dai suoi amici ed alleati. Fino ad ora Avraham era un Ben Noach come loro, da questo momento in poi è discriminato halachicamente, è un diverso. Andare a consigliarsi con i suoi alleati vuol dire parlare loro e quanto meno metterli al corrente di quello che sta accadendo. Aner ed Eshkol cercano di evitare questa spaccatura. Solo Mamrè capisce che non c’è modo di impedire la spaccatura, se questa è la volontà di D. e paradossalmente accettando la diversità e la distanza è colui che merita di restare vicino ad Avraham ed ospitare una delle maggiori rivelazioni Divine.

Mi sembra che questa sia un importante lezione nei rapporti tra Israele e le genti. Proprio quando un gentile capisce che non è necessario né richiesto che lui sia un Israel, ed anzi accetta il ruolo di Israele senza per questo sentirsi a disagio, è proprio quello il momento in cui riesce ad avvicinarsi in qualche modo ad Israele ed al Suo D.

Ma la lezione dello Sfat Emet è indirizzata propriamente all’interno del popolo di Israele ed anche qui è di incredibile attualità.

“E questo insegna ad ogni uomo d’Israele che l’uomo non può fare nulla senza sottomersi alla collettività d’Israele e deve chiarirsi nella sua mente che se l’onore di D. sarà maggiore attraverso i suoi compagni lui deve annullare se stesso, e tutto quanto possiede, e per mezzo di ciò potrà trovare sempre uno spazio. E questo è quanto è detto ‘chi diminuisce il proprio onore, ed aumenta l’onore del Cielo, l’onore del Cielo si aumenta etc....’”

Una delle piaghe della nostra epoca, è la mania di protagonismo. La lezione che ci dà lo Sfat Emet è che dovremmo cominciare a pensare in funzione di cosa porta a maggior gloria Divina: la collettività d’Israele. Se questa risulta migliore attraverso l’opera dei nostri compagni, lasciamoli lavorare. Ogni ebreo ha un valore incredibile come parte della collettività d’Israele. Persino Moshè nostro maestro non ha ricevuto la Torà se non per la collettività d’Israele.

E così anche Avraham nostro padre, nel separarsi per sempre dai suoi amici divenendo il primo ebreo, ha spiegato loro come trovare il loro posto nel rispetto della differenza. Mamrè ha trovato il suo posto, ed il Signore ha deciso di rivelarsi in casa di colui che ha lasciato spazio ad Avraham per fondare Israele.