Secondo il Pirkè DeRabbì Eliezer Avraham nostro padre ha fatto la sua milà nel giorno di Kippur, come è scritto ‘beetzem hajom hazè’, in questo stesso giorno, tanto per Avraham che per Kippur.

Lo Sfat Emet spiega che ci sono 365 nervi nel corpo paralleli ai 365 giorni dell’anno solare ed ai 356 divieti della Torà. Ogni giorno è associato ad un nervo diverso ed il giorno di Kippur è associato al nervo della milà. Il giorno di Kippur è un giorno unico. Secondo il Midrash corrisponde al primo giorno della creazione. È un giorno particolare rispetto a tutti i giorni dell’anno, un’anticipazione del mondo futuro. È anche il giorno nel quale il Satan, l’accusatore d’Israele non ha diritto di parola. Non c’è. (ed infatti il valore numerico della parola HaSatan è 364, c’è un giorno in cui il Satan è tagliato fuori).

Così come il Satan è rimosso da questa giornata, così anche nella milà, siamo stati comandati di rimuovere la orlà, il prepuzio, che rappresenta l’occlusione del rapporto con il Divino.

“e l’allusione...è che c’è in esso la rivelazione della luce interiore ed il prepuzio viene rimosso da questo giorno e da questo luogo. E perciò questo giorno e luogo illumina tutti i giorni. Ed allo stesso modo il nervo della milà racchiude tutti i nervi e tutto l’uomo, e fa salire tutto, come hanno detto ‘Mì Iaalè Lanu Ashamaima’ Chi salirà per noi [in cielo a prendere la Torà, forma le iniziali della parola Milà]. E così questo giorno innalza tutti i giorni, ‘ed una cosa che era parte del generale, ed è uscita dal generale per insegnare, per insegnare su tutto il generale è uscita’, ed è stato dato questo giorno ai figli d’Israele come testimonianza che sono pronti per il mondo futuro...”

Il precetto della milà rappresenta la sacralità della vita sessuale dell’ebreo. Ebbene Yom Kippur è allora il giorno della prima e più importante milà, quella di Avraham. Kippur è il giorno dell’educazione sessuale. In questa giornata infatti i rapporti coniugali sono strettamente proibiti, esattamente come mangiare e bere, e veniamo piuttosto chiamati a riflettere su quale dovrebbe essere il rapporto tra l’ebreo e la sessualità.

La trama della sessualità permea infatti ogni aspetto di questa giornata perché l’origine stessa del Kippur è legata ad essa. Infatti il primo Kippur della storia segnala il perdono per il peccato del Vitello. I nostri Saggi hanno detto che Israele non ha peccato con il Vitello altro che per permettersi pubblicamente i rapporti proibiti: ‘lehatir araiot befaresia’. Kippur nasce per sanare un errata concezione della sessualità, come parabola di ogni forma di trasgressione.

Il Sommo Sacerdote inizia il percorso di preparazione per il Kippur proprio separandosi per sette giorni da sua moglie.

Anche nella liturgia della giornata troviamo forti riferimenti in tal senso: la Parashà che leggiamo a Minchà di Kippur parla proprio di questo: le araiot, i rapporti proibiti. Nell’ebraismo il rapporto coniugale è il santo dei santi, e come tale viene trattato e regolato, con la stessa attenzione. Quanto distanti siamo dalla (a)morale imperante oggi! Dall’infedeltà, dalla promiscuità, dalla totale assenza di pudore.

Per il rapporto coniugale la Torà usa la radice daat, conoscenza. ‘Ed Adam conobbe Chavvà sua moglie...’. È il più profondo livello di conoscenza reciproca e comunione tra un uomo e sua moglie. Questa conoscenza necessita però di purità rituale e purità spirituale. Di pudicizia, di rispetto e di garanzia del rapporto di coppia attraverso la Chuppà ed i Kiddushin.

Oggi, proclamare l’etica sessuale della Torà nella nostra società, purtroppo anche in quella ebraica, è un'impresa ciclopica. Ma se c’è un messaggio nella giornata di Kippur è che noi non ci dobbiamo arrendere. Non ci dobbiamo arrendere al nostro yezzer harà, e non ci dobbiamo arrendere alle mode ed all’etica da quattro soldi che ci viene propinata.

Noi dobbiamo avere il coraggio di dire ai nostri ragazzi fuori dai denti ciò che la Torà si aspetta da loro anche in questo contesto. Perché siamo giunti al punto nel quale loro sanno perfettamente ciò che la società si aspetta da loro, ma non hanno idea di quale sia il modello che propone loro la Torà.

Siamo arrivati al punto che per eccesso di pudicizia lasciamo i nostri giovani in balia del bombardamento mediatico con i suoi valori sballati.

Ed è per questo che la giornata di Kippur si concludeva, all’epoca in cui esisteva il Santuario, con una scena che è l’esaltazione della costruzione di famiglie ebraiche.

“Disse Rabban Shimon ben Gamliel: ‘Non ci furono per Israele dei giorni festivi come il 15 di Av e come il giorno di Kippur [tanto che] in essi le ragazze di Gerusalemme escono con dei vestiti bianchi presi in prestito per non svergognare chi non ha [bei vestiti da festa]. Tutti i vestiti necessitano Tevilà. E le ragazze di Gerusalemme escono e danzano nei vigneti. E cosa dicevano? 1. Ragazzo per favore alza i tuoi occhi e guarda quello che ti scegli. 2. Non guardare la bellezza ma guarda la famiglia. 3. “È falsa la grazia e vana la bellezza, una donna temente del Signore, lei va lodata.” (Proverbi XXXI, 30) Ed ancora “Dategli il frutto delle sue mani e lodate le sue gesta nelle Porte [delle Città]” (TB fine trattato Taanit)”

La Ghemarà spiega che le tre diverse categorie di donne che ballavano erano quelle belle (che dicevano che la donna è solo per la sua bellezza), quelle di buona famiglia (che la donna è solo per i figli) e quelle bruttine (che dicevano che la donna è per fare una mizvà, ma prendetevi l’impegno di abbellirla con monili d’oro).

La diversità, il riconoscimento della complessità è la chiave per il successo del progetto di formazioni di nuove famiglie ebraiche.

Lo Sfat Emet legge in queste tre categorie i tre gruppi d’Israele in giudizio in queste giornate. I giusti, i mediani ed i malvagi. Le belle, sono i giusti con le loro azioni. Le ragazze di buona famiglia sono i mediani che non hanno abbastanza meriti di loro e si attaccano a quelli dei padri e delle generazioni precedenti. E poi ci sono quelle bruttine, quelli che non hanno meriti, ma hanno il desiderio di essere leshem Shamaim, di attaccarsi al Signore.

Israele si compie di tutti assieme.

Le ragazze d’Israele ed i loro pretendenti diventano il modello per capire l’Israele popolo, e la sua vocazione.

In questo modo il Rabbi di Gur interpreta tutto il giudizio ed il perdono del Kippur attraverso la nostra capacità nazionale di formare famiglie. La cerimonia che avveniva nei vigneti appena fuori il Santuario la sera dell’uscita di Kippur simboleggia che la nostra capacità di restare uniti, di essere popolo ed avere il perdono Divino sta nella nostra stessa capacità di formare nuove famiglie.

Kippur coincide con la milà, perché è proprio attraverso l’unione sacra di due ebrei che può esistere il concetto stesso d’Israele senza il quale Kippur non ha senso.

Ed allora quel Kippur, che parte come introspezione, si conclude come proiezione nel futuro delle nuove generazioni d’Israele. Forse è per questo che siamo così gelosi del momento della Birkat Cohanim, di quel momento magico alle fine della sacra giornata in cui le generazioni si toccano.

Quanta maggiore attenzione dovremmo fare a mantenere la separazione tra i sessi, così necessaria per la sacralità delle nostre preghiere in questo momento!

Secondo Rabbì Akivà, nel giorno di Kippur Iddio stesso è il mikvè, il bagno purificatore nel quale Israele si immerge. Quel bagno che è il simbolo stesso della purità che accompagna la coppia d’Israele.

Immergiamoci allora in questa sacra giornata e scegliamo la strada della tarat hamishpachà, della purità della famiglia.