“E si rincorrevano i figli dentro di lei e disse: ‘Se è così, perché sono proprio io?’, ed andò ad interrogare il Signore.” (Genesi XXV, 22)

All’inizio della nostra Parashà è narrata la travagliata gravidanza di nostra madre Rivkà. Dopo aver tanto pregato, tanto lei che Izchak, per superare la sua sterilità, la gravidanza arriva ma le cose diventano più complesse di quanto auspicabile. Rivkà non capisce cosa le stia accadendo. Non sa di essere incinta di due gemelli e soprattutto non sa che la loro sorte è in qualche modo già tracciata. Jacov ed Esav si rincorrono nel ventre, si acciuffano, potremmo dire, causandole una crisi esistenziale. אִם־כֵּן לָמָּה זֶּה אָנֹכִי, “Se è così, perché sono proprio io?”. Questo momento di crisi provoca in Rivkà uno smarrimento. Non sa più qual è il suo ruolo. Non sa più chi è.

Come ognuno di noi nei momenti di crisi, Rivkà va alla ricerca del Signore. Rashì commenta in loco:

ותלך לדרש. לְבֵית מִדְרָשׁוֹ שֶׁל שֵׁם.

“Andò al Bet Midrash di Shem.”

Rashì fa riferimento al Midrash Rabbà in loco:

וַתֵּלֶךְ לִדְרֹשׁ אֶת ה׳, וְכִי בָּתֵּי כְנֵסִיּוֹת וּבָתֵּי מִדְרָשׁוֹת הָיוּ בְּאוֹתָן הַיָּמִים, וַהֲלֹא לֹא הָלְכָה אֶלָּא לְמִדְרָשׁוֹ שֶׁל שֵׁם וָעֵבֶר, אֶלָּא לְלַמֶּדְךָ שֶׁכָּל מִי שֶׁהוּא מַקְבִּיל פְּנֵי זָקֵן כְּמַקְבִּיל פְּנֵי שְׁכִינָה.

C’erano forse Batè Knesiot e Batè Midrashot in quell’epoca? Ed ecco che non andò altro che al Midrash di Shem ed Ever, per insegnarti che chiunque va ad incontrare un Saggio è come se incontrasse la Presenza Divina.

Rivkà va al Bet Midrash di Shem (ed Ever). Si tratta dello stesso luogo nel quale per la tradizione studiò Avraham. Izchak passò lì gli anni successivi alla Akedà e Jacov vi si fermerà a lungo prima di proseguire per Charan. Una Accademia che ha così segnato i nostri padri (e le nostre Madri) era certamente un luogo importante, un luogo di contatto con il Divino. Non sappiamo esattamente come funzionasse questa Accademia o cosa si studiasse, ma sappiamo certamente che lì Rivkà trovò le risposte che cercava.

“Ed il Signore le disse: Due genti sono nel tuo ventre, e due nazioni si dirameranno dalle tue viscere…” (ivi, 23)

Ciò che accomuna tutti i contatti dei nostri padri e madri con l’Accademia di Shem è una profonda solitudine. Avraham è per definizione quello che sta da una parte e tutto il mondo dall’altra ed è pertanto chiamato ha-Ivrì. Izchak, dopo il trauma della Legatura, si va ad isolare all’Accademia di Shem e scompare per un po’ dal radar mentre Avraham torna a ricongiungersi con i suoi ragazzi. Jacov va a studiare all’Accademia di Shem quando scappa da Esav ed è solo, senza più una casa e senza proprietà alcuna.

Rivkà, secondo il Maharal di Praga, va lì perché non se la sente di confrontarsi né con Avraham né con Izchak. Lei pensa che il problema dipenda da lei e non vuole rischiare di compromettere il proprio rapporto di coppia. È nella solitudine di un problema che non vuole affrontare con il marito o con il suocero che Rivkà va da Shem. Il modello di Shem, degno figlio di Noach, è il modello del giusto per conto proprio.

Avraham incontra Malkizedek, re di Shallem, dopo il riscatto di Lot e, secondo la tradizione, si tratta di Shem. Ed egli era Sacerdote del D. Eccelso.

Il Chatam Sofer, in un suo monumentale insegnamento, riconosce che esistevano persone con un livello di contatto con il Divino superiore a quello di Avraham. Su tutti Chanoch, che era talmente spirituale da ascendere direttamente in Cielo.

“Ma Avraham nostro padre, sia la pace con lui, veramente non è arrivato a questo livello di profezia, perché non aveva tempo di isolarsi nei suoi pensieri e di legare il suo pensiero a questi livelli di profezia perché era sempre occupato dall’insegnamento ai suoi alunni e la sua mente era mischiata con quella delle creature per portarle sotto le Ali della Presenza Divina.”

Il modello del contatto con il sacro di Shem è un modello legittimo. È stato persino importante in alcuni passaggi chiave della vita dei nostri padri, ma non è il modello della Torà. Non è il Bet Midrash come lo intende la Torà.

“Hanno insegnato i Maestri [in una Baraità]: ‘Come [è stato] l’ordine [della consegna] della Mishnà (la Torà orale)? Moshè l’ha studiata dalla bocca della Forza (appellativo di D.). Entrava Aron [nella tenda di Moshè sedendogli di fronte] e Moshè gli insegnava (shanà - lett. ripetuto) il suo passo. Si spostava Aron e si sedeva alla destra di Moshè. Entravano i suoi figli (di Aron) e Moshè gli insegnava il loro passo. Si spostavano i suoi figli, Elazar sedeva alla destra di Moshè ed Itamar alla sinistra di Aron.’ Rabbì Jeudà dice: ‘Aron torna sempre alla destra di Moshè.’ Entravano i [settanta] anziani e Moshè gli insegnava il loro passo. Gli anziani si spostavano ed entrava tutto il popolo (secondo il Rambam tutti coloro che ricercano il Signore e non tutti i 600.000 ebrei) e Moshè gli insegnava il loro passo. Aron aveva [assistito a] quattro ripetizioni, i suoi figli a tre, gli anziani a due ed il popolo ad una. Moshè se ne andava ed Aron insegnava loro il suo passo. Aron se ne andava ed i suoi figli gli insegnavano il loro passo. I suoi figli se ne andavano e gli anziani gli insegnavano il loro passo. Tutti avevano [assistito] a quattro [ripetizioni].’” (TB Eruvin 54b)

Il mondo del Bet Midrash è un mondo collegiale. È fondato sulla discussione. Sulla condivisione e sulla ripetizione. La Presenza Divina si posa su coloro che studiano in gruppo e sì, c’è il caso limite anche di colui che studia da solo, ma la norma deve essere lo studio di gruppo.

Il mondo di Shem è una versione ebraica dell’oracolo del mondo pagano. Ci si interroga e, se va bene, si trovano le risposte. Può andare anche bene, ma la Torà è un’altra cosa.

In questo senso è paradigmatico il ruolo di Jeudà. La storia di Jeudà e Tamar è introdotta dal distaccarsi di Jeudà dai fratelli. Dallo scendere. Secondo i Maestri Jeudà viene isolato per non aver saputo usare la sua leadership per impedire la vendita di Josef. Jeudà resta solo.

Tamar è per la tradizione la figlia (o una discendente) di Shem. Con questo contatto con il mondo di Shem, Jeudà restò ancora più solo perdendo la moglie e poi i figli. Poi c’è l’episodio di Tamar ed è proprio il tribunale di Shem che la condanna a morte secondo la regola della “figlia del Cohen” che ha rapporti proibiti.

Notoriamente Jeudà sospende l’esecuzione quando capisce e riconosce le proprie responsabilità. Jeudà, potremmo dire, è colui che annulla l’autorità del tribunale di Shem. Jeudà, di più, è colui che supera il modello dell’Accademia di Shem.

È infatti con la ricomposizione dei fratelli, dopo la rivelazione di Josef, che Jacov può assegnare a Jeudà il più importante ruolo di leadership che l’ebraismo concepisce. Lo studio come progetto collettivo.

“E Jeudà lo mandò davanti a sé verso Josef per disporre (insegnare) dinanzi a lui in Goshen, e giunsero nella terra di Goshen” (Genesi XLVI, 26-28).
“Dinanzi a lui”: prima che giunga lì. Ed il Midrash Aggadà, “per disporre (insegnare) dinanzi a lui”, per stabilire per lui un Bet Talmud (casa di studio) dalla quale esca l’insegnamento.” (Rashì in loco)

Ed allora possiamo tornare al Midrash Rabbà:

וַיִּתְרֹצֲצוּ הַבָּנִים בְּקִרְבָּהּ, בְּשָׁעָה שֶׁהָיְתָה עוֹמֶדֶת עַל בָּתֵּי כְנֵסִיּוֹת וּבָתֵּי מִדְרָשׁוֹת יַעֲקֹב מְפַרְכֵּס לָצֵאת, הֲדָא הוּא דִכְתִיב: בְּטֶרֶם אֶצָּרְךָ בַבֶּטֶן יְדַעְתִּיךָ, וּבְשָׁעָה שֶׁהָיְתָה עוֹבֶרֶת עַל בָּתֵּי עֲבוֹדַת כּוֹכָבִים עֵשָׂו רָץ וּמְפַרְכֵּס לָצֵאת, הֲדָא הוּא דִכְתִיב: זֹרוּ רְשָׁעִים מֵרָחֶם.

Quando passava davanti ai Batè Knesiot e Batè Midrashot Jacov voleva uscire. Quando passava davanti ai luoghi di Avodà Zarà, Esav voleva uscire.

Ma se tra un istante lo stesso Midrash dirà che non c’erano Batè Knesiot e Batè Midrashot!?

Rivkà porta dentro di sé la nascita del concetto stesso di Bet Midrash che Jacov contiene, ma questo comporta anche i rischi del modello Esav. Sono due facce della stessa medaglia. All’Accademia di Shem l’unica risposta possibile è nella solitudine dei due modelli che si separeranno irreversibilmente. È una buona risposta. La dà il Signore stesso. Forse è una risposta ineluttabile però, se fosse possibile dirlo, non è una risposta ebraica.

Il modello gemellare di Peretz e Zarach, che nascono da Jeudà e Tamar e che segna la nascita del Mashiach, è un modello di convergenza nella differenza. È la grande lezione della casa di Jacov e dei dodici figli, enormemente diversi, che devono imparare a dialogare attorno alla Torà. La prima cosa che devono fare, ed è il compito di Jeudà, è aprire un’Accademia.

Il dramma di Jacov ed Esav è ineluttabile finché il sacro è nella dimensione di Shem. La redenzione che nasce con Peretz e Zarach non può che svilupparsi nel Bet Midrash di Jacov, dove tanto queste che queste sono parole del D. vivente.