Questo Shabbat è Shabbat Mevarchim, quando annunciamo l’imminente nuovo mese di Elul, e nelle comunità di Spinka e Munkatch è consuetudine aggiungere l’espressione «e per una teshuvà completa» (u’leteshuvah sheleima) alla preghiera Yechadshehu. Recitano quindi:
«Possa il Santo, benedetto Egli sia, rinnovare questo nuovo mese per noi e per tutto il Suo popolo, la Casa d’Israele, ovunque si trovino, per il bene e per la benedizione, per la gioia e la letizia, per la salvezza e la consolazione, per un buon sostentamento e nutrimento, per una buona vita e la pace, per buone notizie e lieti annunci, per una guarigione completa, per una teshuvà completa e per una pronta redenzione. E diciamo: Amen!»
Naturalmente, il significato della richiesta di una guarigione completa (refuà shelemà) è facilmente comprensibile: preghiamo affinché tutti coloro che non stanno bene, sia nella nostra comunità sia nel mondo intero, possano guarire e recuperare la salute. Ma qual è il significato dell’aggiunta della richiesta di una «teshuvà completa» (teshuvà shelemà)?
Rav Kook z”l utilizza l’espressione teshuvà shelemà («teshuvà completa») in Orot HaTeshuvà (5:3), dove scrive:
«Il mondo è destinato ad arrivare a una teshuvà completa.»
Ma che cosa significa esattamente «teshuvà completa», e che cosa dobbiamo fare per raggiungere questo obiettivo?
Rabbì Ze’ev Sultanovich spiega il significato dell’affermazione di Rav Kook nel suo commento a Orot HaTeshuvà:
«A prima vista, se il mondo è in continuo sviluppo, sembrerebbe che non possa mai arrivare a una teshuvà completa – vale a dire, alla perfezione. Possiamo raggiungere risultati straordinari e conseguire obiettivi elevati, ma se c’è sempre la possibilità di progredire ulteriormente e qualcosa che può essere migliorato, allora la teshuvà non potrà mai essere veramente completa. Rav Kook spiega che è proprio questo processo a costituire la “teshuvà completa”. Se la nostra aspirazione fosse semplicemente quella di raggiungere uno stato perfetto dell’esistenza, prima o poi il movimento verso questo obiettivo giungerebbe alla sua conclusione. La teshuvà, invece, per sua stessa natura, non è una condizione fissa o definita. È piuttosto un movimento dinamico. Da un lato, è sempre legata alla realtà presente, nella quale rimane qualcosa da riparare e migliorare. Dall’altro, è sempre rivolta verso l’infinita perfezione di D-o, che non ha limiti e quindi non ha un punto d’arrivo. L’ascesa spirituale senza fine è essa stessa l’aspirazione. Pertanto, la “teshuvà completa” è una crescita continua.»
In altre parole, la teshuvà non è una destinazione. È invece un impegno continuo alla crescita personale e spirituale e un’espressione della nostra volontà di rimodellare le nostre vite in modo da rafforzare sia il nostro rapporto con D-o sia quello con gli altri.
Eppure, come tutti sappiamo, la natura umana fa sì che spesso ci aggrappiamo a ciò che ci è familiare.
Per questo motivo, l’uso delle comunità di Spinka e Munkatch è particolarmente bello perché, inserendo la richiesta di una «teshuvà completa» tra quella di una «guarigione completa» e quella di una «pronta redenzione», ci viene ricordato che la teshuvà è sia una forma di guarigione sia una fonte di redenzione. E quindi, se desideriamo la guarigione, e se desideriamo la redenzione, dovremmo desiderare anche la teshuvà.