Come noto la mitzvà della Peà impone al proprietario di un campo di non raccoglierne interamente il prodotto, ma di lasciarne una parte ai poveri.
È una delle espressioni più concrete della giustizia sociale nella Torà. Il povero non deve chiedere al proprietario di ricevere qualcosa: una parte del raccolto viene lasciata perché possa prenderla.
La Mishnà, proprio nel trattato di Peà aggiunge un dettaglio sorprendente:
פֵּאָה אֵין קוֹצְרִין אוֹתָהּ בְּמַגָּלוֹת, וְאֵין עוֹקְרִין אוֹתָהּ בְּקַרְדֻּמּוֹת, כְּדֵי שֶׁלֹּא יַכּוּ אִישׁ אֶת רֵעֵהוּ.
«La Peà non si raccoglie con falci e non si sradica con strumenti da taglio, affinché gli uomini non arrivino a colpirsi l’un l’altro.»
Mishnà Peà 4:4
La preoccupazione della Mishnà è estremamente concreta. Nel momento in cui più poveri si precipitano contemporaneamente sulla parte del raccolto lasciata per loro, gli strumenti utilizzati per raccoglierla possono trasformarsi in armi. Una mitzvà nata per aiutare i più deboli rischia così di mettere i più deboli gli uni contro gli altri.
È difficile non vedere qui un principio più generale.
Non basta destinare risorse a chi ha bisogno. Bisogna interrogarsi anche sul meccanismo attraverso il quale quelle risorse vengono distribuite. Un sistema pensato per produrre maggiore giustizia può, se costruito male, generare competizione proprio tra coloro che intende aiutare.
La Mishnà sembra conoscere perfettamente ciò che oggi chiameremmo una guerra tra poveri.
E non la considera una conseguenza inevitabile.
La Torà ha già imposto al proprietario di rinunciare a una parte del proprio raccolto. La Mishnà compie però un passo ulteriore: si preoccupa che l’accesso a quella risorsa non trasformi la vulnerabilità in conflitto.
C’è qualcosa di profondamente moderno in questa attenzione. La giustizia sociale non si misura soltanto da quanto viene redistribuito, ma anche dalle relazioni che il sistema di redistribuzione produce.
Se per aiutare i poveri li costringiamo a combattersi tra loro, qualcosa non ha funzionato.
Perché anche il modo in cui si fa giustizia è una questione di giustizia.