“E rimase solo, Jacov…”
Genesi XXXII, 25
“E rimase Jacov: dimenticò delle piccole giare e tornò a cercarle, da qui che i giusti si preoccupano dei loro beni, che non mandano le loro mani su quanto è rubato.”
Rashì in loco
Molte culture, nell’enfatizzare lo spirito, dimenticano la materia. In alcuni casi questa è vista in maniera negativa e di conseguenza la ricchezza va sfuggita per vivere una vita frugale. L’ebraismo è lontano anni luce da questa concezione. I nostri padri erano ricchi. Molto ricchi. Erano ricchi oggettivamente ma ancor più lo erano soggettivamente e qui risiede la grande lezione che la Torà ci dà relativamente alle nostre finanze. Chi ha il Santo Benedetto dalla sua ha sempre tutto. Essere contenti di ciò che si ha e ringraziare D. per ciò che si ha non significa che non si debba ricercare l’aumento dei propri beni materiali.
Jacov nostro padre incontra il suo alter ego, il genio del proprio fratello gemello, nella notte in cui rimane solo. Rimane solo, secondo Rashì che cita il Talmud in Chulin, perché va a recuperare oggetti di poco valore rimasti indietro. E da qui si impara quanto i beni siano importanti per i giusti giacché li hanno guadagnati onestamente e con fatica. Solo chi si è affaticato per il proprio sostentamento capisce il valore delle cose e non spreca nulla. Possiamo dire che in questo certamente Jacov nostro padre adempiva al precetto del baal tashchit, il divieto, quanto mai importante nella società del consumo, di non distruggere e non gettare ciò che ha valore.
Mi pare suggestiva questa immagine per la quale la solitudine di Jacov diviene evidente nel suo rapporto con i propri beni. Jacov è solo perché è uomo d’affari di successo ma soprattutto onesto nonostante l’atmosfera non proprio cristallina che si respirava a casa di Lavan.
Secondo Rabbenu Bechaye le piccole giare contenevano acqua e non erano piccole giare ma le giare dei piccoli. Ossia erano le giare d’acqua dei suoi figli. Jacov si preoccupa allora, in mezzo alla notte, che i bambini avessero da bere. In questo senso la solitudine diviene il simbolo della responsabilità economica che Jacov sente nei confronti dei suoi figli. E qui troviamo un primo insegnamento: la ricchezza di Jacov non è fine a se stessa ma strumento per il sostentamento dei figli.
In Daat Zekenim troviamo invece che Jacov aveva dimenticato delle presse per l’olio e così anche nel Midrash Tanchumà su Ki Tissà troviamo che Jacov aveva dimenticato l’ampolla d’olio che aveva trovato miracolosamente ed utilizzato per ungere la stele che aveva eretto nel luogo del sogno nel suo viaggio da Erez Israel verso Charan. Secondo il Midrash Tanchumà su Ki Tissà questa ampolla non si esaurisce mai ed è l’ampolla che tornerà più volte nella narrazione biblica in occasione di altrettanti miracoli.
Ricordo di aver ascoltato da bambino un Midrash, di cui purtroppo non trovo la fonte, secondo il quale si trattava dell’olio che aveva spremuto Noach dal ramo della colomba ed è lo stesso olio del miracolo della festa di Chanukà, abbà alenu letovà.
Queste due ultime visioni mi pare siano sostanzialmente una. Abbiamo in passato visto come la radice di Chanukà sia il chinuch, l’educazione dei bambini. E così anche il Talmud ci dice che chi accende i lumi di Chanukà avrà dei figli Talmidè Chachamim. La luce di Chanukà è la luce dello studio della Torà dei bambini. Così anche la Torà è paragonata all’acqua e in questo senso dobbiamo certo leggere la ricerca di Jacov di acqua per i propri bambini.
Potremmo chiederci che c’entri questo con la parnassà, con gli alimenti. C’entra eccome, perché far studiare Torà ai bambini e crescerli costa. E lo sa bene chi lavora onestamente. Quant’è bello allora che proprio questo capitolo di spesa sia, secondo il Talmud, un vero e proprio rimborso spese.
Infatti il Talmud, nel trattato di Bezzà, ci insegna che gli alimenti dell’uomo sono stabiliti a Rosh Hashanà per tutto l’anno ma non comprendono le spese per lo Shabbat e quelle per l’educazione dei bambini. Su queste due voci di spesa, quello che si investe viene rimborsato.
Nella solitudine della responsabilità il Midrash ci insegna che Jacov è sì solo, ma, scusate il gioco di parole, non è il solo ad esser solo. È infatti scritto in Isaia II, 17 “e si esalterà il Signore da solo in quel giorno…” La solitudine di Jacov è paragonabile solo alla solitudine di D. e così anche la responsabilità di alimentare i propri figli in maniera onesta e decorosa.
La continuità della casa ebraica rappresentata dallo Shabbat e dallo studio dei bambini sono delle responsabilità condivise allora tra Jacov/Israel ed il Santo Benedetto Egli Sia.
Nell’accendere i lumi della Chanukà che rappresentano la nostra sopravvivenza spirituale nella solitudine del rapporto con le genti che ci vogliono fagocitare, ricorderemo ancora una volta il miracolo della piccola ampolla che è l’ampolla dei piccoli. Di quell’olio che Jacov nostro padre ha salvato in una notte di solitudine, e che è l’assicurazione per dei figli che siano un popolo di Talmidè Chachamim.