“E disse il Signore ad Avram ‘Vai per te dalla tua terra, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso la terra che ti mostrerò.’” (Genesi XII,1)
Rav Shlomo Goren zz’l, già Rabbino Capo d’Israele, dedica il primo capitolo del suo Torat Hamedinà, l’opera nella quale affronta questioni halachiche legate al rinnovato Stato d’Israele, al concetto di Alià - la salita verso Erez Israel.
Rav Goren si occupa in particolare delle modalità della prima delle aliot, quella di Avraham nostro padre. La Torà e così anche il resto della Bibbia, sottolinea spesso come la salita di Avraham verso Erez Israel avvenga in ottemperanza del precetto Divino ‘lech lechà’, vai per te. (Jeoshua XXIV,2 ; Nechemià VIII,7). Iddio ordina, Avraham esegue e lascia Ur per Erez Israel. Nella realtà non è tutto così semplice.
Alla fine della parashà di Noach abbiamo visto che il promotore del viaggio verso Erez Israel è Terach. Terach prende Avram, Sarai e Lot ed inizia il viaggio verso la terra di Kenaan. Questo viaggio non viene però completato ed essi si fermano a Charan. Perchè Terach inizia questo viaggio? Il Ramban sostiene che Terach vuole allontanarsi e soprattutto allontanare Avram da Nimrod, dopo gli spiacevoli eventi che li avevano resi protagonisti. Rav Goren non abbraccia l’idea del Ramban ma prova piuttosto a dimostrare l’esattezza di altre opinioni che ritengono che Terach voleva esercitare il suo diritto su Erez Kenaan che gli scaturiva dalla divisione che Noach aveva fatto del mondo, contro quindi l’usurpazione di Kenaan. In un senso o nell’altro Terach non ha la forza di completare questa impresa e si ferma definitivamente a Charan.
I Maestri sono discordi su dove vada collocato l’ordine che Iddio impartisce ad Avraham. C’è chi sostiene che Avraham viene comandato ad Ur (prima che il viaggio di Terach iniziasse) e chi invece pensa che l’ordine venga dato a Charan e che quindi il Signore lo inviti a completare l’opera di Terach. C’è una certa dualità in questo ordine, che è espressa anche dalla ripetizione lech lechà (che può essere letto come vai, vai) ed infatti nel Midrash Rabbà (Lech Lechà 39) Rabbì Jeudà commenta che le due volte si riferiscono ad Aram Naaraim ed Aram Nachor (Aram Zovà), a sottolineare le tappe del viaggio di Avraham. Rabbì Nechemià pensa invece che la prima tappa sia Aram Naaraim ed Aram Nachor (Aram Zovà) e la seconda sia il Brit ben HaBetarim, l’episodio del patto che Iddio stipula con Avraham in cui gli assegna Erez Israel e che compare nell’ultima parte della nostra Parashà.
Mentre Rabbì Jeudà sostiene la visione che chiameremo lineare del percorso di Avraham l’opinione di Rabbì Nechemià, che dobbiamo capire meglio, ha le sue basi nel Midrash Seder Olam. Il Midrash Seder Olam è un testo antichissimo, attribuito al Tannà Rabbì Josè ben Chalaftà (uno dei principali discepoli di Rabbì Akivà) e che quindi è stato scritto prima della Mishnà ed ha dunque una grande autorità halachica. Il Midrash Seder Olam è una delle fonti principali per quanto concerne la cronologia degli avvenimenti biblici.
Secondo il Seder Olam, Avraham aveva settanta anni al momento del Brit ben HaBetarim. Questo lo si impara sulla base del verso che dice che la durata della schiavitù in Egitto che viene annunciata proprio durante questo evento è quattrocentotrenta anni. (Esodo XII,41). Ora la Torà dice espressamente che l’ordine di Lech Lechà viene dato quando Avraham aveva settantacinque anni. Dobbiamo allora dire che il Brit ben HaBetarim precede di cinque anni l’ordine del Lech Lechà e l’alià di Avraham. Questo andrebbe anche bene se riuscissimo a collocare il Brit ben HaBetarim fuori da Erez Israel, ma ciò è impossibile perché dai versi è chiaro che Iddio gli sta promettendo la Terra d’Israele nella quale si trova in quel momento. Ne risulta necessariamente che Avraham ha fatto due volte la alià: una prima volta a settanta anni ed è tornato indietro per motivi non noti a Charan e poi è nuovamente andato in Israele quando Iddio gli ha comandato Lech Lechà.
Questa rivoluzionaria visione è supportata anche dalle Tosafot su Berachot (7b). Secondo questa lettura anche la guerra dei re avviene durante la prima venuta di Avraham e forse anche la lite con i pastori di Lot. Le Tosafot sottolineano il noto principio per cui “en mukdam umeuchar baTorà”, non c’è un prima e un dopo nella Torà. Ossia gli eventi non seguono necessariamente l’ordine del Testo.
Fermo restando che come abbiamo visto quest’idea della doppia alià non è universalmente accettata, è pur vero che è un’autorevole alternativa alla cronologia ‘lineare’ degli eventi.
Ma perché Avraham torna a Charan? Per Rav Goren zz’l resta un mistero.
Vorrei umilmente provare a proporre una spiegazione.
In passato abbiamo visto che nella nostra Parashà (XV,15) Iddio assicura ad Avraham che ‘verrà in pace ai suoi padri’ e Rashì lo intende come l’annuncio ad Avraham che Terach suo padre aveva fatto teshuvà prima di morire. L’annuncio è importante perché si basa sul fatto che è noto (lo dice anche Rashì e su questo non c’è alcuna disputa) che Terach sopravvive almeno sessanta anni dopo che Avraham lascia Charan nonostante il Testo ne narri la morte alla fine della Parashà di Noach (per lo stesso principio che non c’è un prima e un dopo nella Torà). Dunque senza l’annuncio Divino, Avraham non può sapere che ha fatto suo padre negli ultimi sessanta anni, perché non era con lui.
Il Midrash (Midrash Hagadà Vajkrà V) va oltre e dice che Avraham salvò Terach. Ossia che il merito dei figli può salvare i genitori. Dice espressamente il Ramban, alla fine della Parashà di Noach, che forse Terach ha un posto nel Mondo futuro per merito di suo figlio (TB Sanedrhin 104a) e paragona la cosa al fatto che la vite e l’olivo non possono essere usate per alimentare la fiamma dell’altare, giacché il vino e l’olio vengono versati sull’altare (Vajkrà Rabbà VII, TB Tamid 29 a-b). Ossia se si tagliassero le viti e gli ulivi non ci sarebbero olio e vino da versare sull’altare: i figli salvano i padri. Spiega il Rav Dessler (Mictav MeEliau IV,157) che il Mondo futuro è la dimensione della rivelazione, nella quale tutti vedranno la concatenazione delle azioni e delle anime. Ed i figli sono la continuazione dei padri perché imparano e vengono formati da essi. Ed anche se un padre non ha inciso sulla spiritualità di suo figlio, quantomeno ha dato ad esso la vita e lo ha assistito nel suo sviluppo materiale. Avraham, che insegna l’unione con il prossimo, unisce tra le generazioni e salva suo padre. E questo è il senso profondo del kaddish che si recita nell’anno di lutto e dello studio in memoria di un caro, legare le nostre mizvot al loro insegnamento testimoniando così in loro favore. Capiamo allora che Avraham non si disinteressa affatto di Terach!
Possiamo allora proporre che Avraham era andato a trovare Terach. Dopo essere venuto in Erez Israel ed avervi ricevuto la rivelazione Divina cosa c’è di più naturale che Avraham cercasse di renderne partecipe suo padre, e forse cercasse di convincerlo a fare la alià? Quella stessa alià che proprio Terach aveva intuito ma che non era riuscito ad eseguire? Forse questa visita (che può essere durata anche cinque anni!) ha veramente influito su Terach e ciò che Avraham ha seminato in quegli anni ha portato, dopo la sua partenza, alla teshuvà completa di Terach. Non lo sappiamo.
Personalmente trovo questa lettura di un Avraham lacerato tra Erez Israel ed il progetto Divino e gli affetti e la famiglia che ha lasciato a Charan di una straordinaria modernità. L’alià è un processo complesso. E quanto più ti rafforzi nella grandiosità di Erez Israel, della sua Torà e della sua Kedushà, tanto più vorresti che anche chi ancora non è qui ne beneficiasse e prendesse parte al progetto Divino. Terach fa teshuvà ma non la alià. Ma non per questo Avraham desiste e riuscirà a portare in Israel almeno sua nipote Rivkà, e così farà Jacov con Rachel e Leà.
Se seguiamo la lezione del Seder Olam c’è un’altra grande lezione che si impara allora dall’ordine di Lech Lechà: il voler coinvolgere Terach ed il resto della famiglia non può e non deve impedire il tuo personale sviluppo. Arriva anche un momento nel quale si deve saper andare ed è forse anche quella partenza che lascia agli altri lo spazio necessario per crescere e fare la propria teshuvà.
Molte volte mi sono chiesto se il primo capitolo di Torat HaMedinà non stonasse con il resto del testo che si occupa di questioni molto pratiche tra cui lo status halachico della Giudea e della Samaria, il sistema elettorale alla luce della halachà, come vada stabilita la linea di povertà e quale sia lo status delle azioni e della borsa valori.
Oggi capisco che forse Rav Goren zz’l voleva spiegarci che l’alià che è alla base del moderno Stato d’Israele è una cosa complessa e che i Saggi sapevano bene che anche per Avraham nostro padre non è stato proprio come comprare un biglietto di sola andata.
Avraham nostro padre è allora anche il padre di tutti coloro che salgono in Erez Israel in ogni generazione e ci insegna che c’è un momento nel quale si deve saper tagliare i ponti ed ascoltare la Voce del Signore.