I nemici del popolo ebraico, in ogni generazione, ci hanno attaccati sempre negli stessi punti.

Shabbat, Kasherut, ma soprattutto la milà. La milà simbolo definitivo del patto tra Israel ed il Santo benedetto Egli sia è emblematica anche di un modello di sessualità basata sulla sacralità. Questo modello viene strenuamente combattuto dal male in ogni sua manifestazione.

“Io Sono Iddio Shaddai, procedi davanti a Me e sii integro.” (Genesi XVII, 1).

Questo verso racchiude il programma intero dell’esperienza abramitica. Iddio chiede ad Avram, prima che diventi Avraham, di perseguire la perfezione. Ma come si diviene perfetti? Rashì ci dice:

‘Procedi dinanzi a Me: secondo il suo Targum [la traduzione aramaica di Onkelos], attaccati al Mio servizio. E sii perfetto: anche questo è un ordine che segue un ordine. Sii integro in tutte le Mie prove. E secondo il suo Midrash: procedi dinanzi a me con la mizvà della milà e con ciò sarai perfetto, poiché per tutto il tempo in cui hai il prepuzio, tu sei imperfetto dinanzi a Me...’

Ed in effetti al nostro verso segue il precetto della milà, precetto strettamente connesso con l’altro macro-tema della nostra Parashà: il possesso di Erez Israel già annunciato nel primo verso di questa

“E disse il Signore ad Avram ‘Vai per te dalla tua terra, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso la terra che ti mostrerò.’” (Genesi XII, 1).

Il precetto della milà è infatti strettamente legato all’ereditarietà della Terra: è solo dopo essersi circoncisi che gli ebrei entrano in Erez Israel uscendo dall’Egitto.

Paradossalmente la milà è anche la fonte delle rivendicazioni di Ishmael sulla Terra.

Lo Zohar HaKodesh (Shemot, Vaerà) dice:

‘Rabbì Iosì e Rabbì Chjà andavano per la strada. Disse Rabì Iosì a Rabbi Chjà: Perché stai zitto? Ecco che la strada non è fatta altro che per le parole della Torà! Sospirò RabbìChjà e pianse. Iniziò a dire ‘E fu Sarà sterile, non aveva figlio’. Ohi a quel tempo in cui partorì Hagar Ishmael e poi fu circonciso Ishmael ed è entrato nel patto santo, prima che Izchak venisse al mondo! Ohi a quel tempo in cui è venuto Ishmael al mondo ed è stato circonciso! Che cosa ha fatto il Santo Benedetto Egli Sia? Ha allontanato i figli di Ishmael dall’attaccamento superiore e gli ha dato parte in basso nella Terra Santa per merito della milà che è in loro. E sono destinati i figli di Ishmael di dominare la Terra Santa molto tempo, quando questa sarà vuota dal tutto, così come la loro è vuota e non completa. E questi ostacoleranno il ritorno dei figli di Israele al loro posto, fino a che non si completerà il merito dei figli di Ishmael.’

In queste profetiche righe dello Zohar emerge un altro elemento per noi importante. In Erez Israel, lo abbiamo visto in passato, esiste un contatto particolare tra Cielo e terra, tra il mondo dello spirito e quello materiale. La milà è il punto di contatto tra questi ma non sancisce, a priori, quale sia l’equilibrio, tant’è che Ishmael viene espulso dall’attaccamento superiore.

C’è allora un filo molto chiaro che lega tutti questi elementi ed è nella profonda richiesta che ci viene fatta come ebrei con la milà: non accettare il mondo per quello che è e, forse ancora di più, non accettare noi stessi per quelli che siamo. La milà viene a dirci che l’opera creatrice del Signore è volontariamente inconclusa fintanto che l’uomo non viene a riparare quanto c’è ancora da fare.

Avraham, e l’ebreo con lui, deve imparare questa lezione, deve imparare a cambiarsi per cambiare il mondo.

“E lo fece uscire fuori [ad Abramo] e gli disse ‘Guarda per favore il cielo e conta le stelle, se puoi contarle.’ E gli disse ‘Così sarà la tua discendenza’. Ed ebbe fiducia nel Signore ed [Egli] lo considerò [un atto] di giustizia.” (Genesi XV, 5-6).
‘Secondo il senso semplice del verso, lo fece uscire fuori dalla tenda. E secondo il midrash gli disse ‘Esci fuori dalle tue credenze astrologiche, poiché hai visto negli astri che non sei destinato a generare un figlio: Avram non ha un figlio. Avraham ha un figlio. Così anche Sarai non partorirà, ma Sarà partorirà. Io vi chiamo con un altro nome e la sorte cambierà.” (Rashì in loco).

Avraham deve cambiare mentalità. Deve cambiare il suo rapporto con le idee imperanti in un mondo corrotto, deve accettare l’idea che si deve saper guardare al mondo con occhi diversi.

Lo scorso anno abbiamo visto nel pensiero dello Shem MiShmuel come ‘Vai per te dalla tua terra’ si riferisca alla tua terra. Al tuo essere terra. Vattene da una mentalità nella quale si cresce per negazione, ci si rinsalda nell’oppressione. Vattene dalla mentalità diasporica nella quale sei cresciuto.

Avraham deve cambiare sè stesso e la milà non è che il sintomo esteriore di un processo profondo che deve avvenire dentro l’ebreo.

I nostri Saggi dicono che il verso ‘Mì Iaalè Lanu Ashamaima’, chi salirà per noi in cielo [a prendere la Torà], ha le iniziali della parola Milà. Ed in passato abbiamo visto nel commento a Shelach Lechà che persino se il Signore ci dicesse di costruire delle scale e salire in Cielo non potremmo farcela!

In questa piccola espressione “Io Sono Iddio Shaddai, procedi davanti a Me e sii integro” non è contenuta solo la mizvà della milà ma anche l’approccio concettuale con la quale dobbiamo capirla: procedi davanti a Me. Iddio ci chiama a fare un passo avanti, ad osare, a staccarci dal cordone che ci lega ad Iddio Benedetto stesso. Se serve, dobbiamo essere pronti a trovare una scala per salire in Cielo, ma anche, se è invece il caso, a restare ben saldi in terra. C’è in questo verso la premessa che permette a Rabbì Jeoshua di glissare sull’intervento diretto del Signore nella disputa Halachica in TB Bavà Mezià 59b e dire che la Torà, ‘essa non è in Cielo’.

Il senso ultimo di questa costante tensione tra Cielo e Terra è che il soggetto dell’opera è l’uomo con il suo comportamento.

“Se non fosse stato per il mio patto con il giorno e la notte, le regole del Cielo e della Terra non avrei posto.”

dice Geremia (XXXIII, 25) ed i nostri Saggi hanno inteso questo verso come la totale dipendenza del creato dalla Torà.

La milà, nelle sue diverse fasi di milà e perià, lo abbiamo visto in passato, è il nostro modo per sbucciare noi stessi ed il mondo dalla buccia dell’occlusione che ci ricopre. È il nostro modo per tirar fuori ciò che di sacro c’è in noi. E dobbiamo ricordare che Avraham riceve questo precetto in età molto avanzata.

Avraham vecchio ma al contempo avanguardia. Un Avraham che deve uscire, rivelare. Deve uscire dalla terra natia, dalla tenda, ma anche dalle idee e dalla mentalità. E questo è anche il senso di Erez Israel nella quale invece deve entrare e prendere possesso. Un luogo nel quale andare oltre, una condizione esistenziale di procedi dianzi a Me, che non significa totale indipendenza ma piuttosto consapevole ruolo di avanguardia per lo stesso Signore del Mondo. Noi non procediamo davanti perché presi da manie di onnipotenza o perché facciamo della centralità dell’uomo idolatria. Noi procediamo dinanzi perché sappiamo chi viene dietro a noi. Perché capiamo che se camminiamo davanti è perché Iddio possa penetrare in ogni lembo del Creato.

La milà, simbolo di tutto ciò, viene a santificare la sfera sessuale che forse più di ogni altra l’indole umana vorrebbe sconnessa dal sacro, dalle regole, dalla disciplina. C’è chi ancora oggi pensa che questa richiesta sia improponibile. O che sia una bella idea, ma da qui andare al mikve tutti i mesi...

In TB Sanedrhin (37a) un Sadduceo chiede a Rav Kaana come sia possibile che la Torà, che vieta all’ebreo di restare da solo in una stanza con una donna a lui proibita, non lo abbia richiesto per marito e moglie nel periodo in cui la donna è niddà e pertanto proibita al marito. È impossibile che se avvicini il fuoco a del lino questo non bruci. Rav Kaana risponde che la Torà stessa testimonia per noi nel Cantico dei Cantici ‘circondata dalle rose’: la barriera che ci separa dalla trasgressione è valicabile, siamo noi che scegliamo di non trasgredire. Il Rabbì di Sochatchotv spiega ancora più profondamente: la Torá testimonia per noi. Il mondo è il risultato del guardare di D. nella Torá. Se la Torá in questo caso non ci pone divieto di ychud, vuol dire che abbiamo la forza di superare l’istinto.

La milà che è in chi salirà per noi in Cielo, ci viene a dire che noi possiamo farcela proprio perché essa non è in Cielo. E con l’aiuto di D. noi

‘saliremo salendo e la prenderemo in possesso, poiché possiamo farcela!’