“E disse il Signore ad Avram ‘Vai per te dalla tua terra, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso la terra che ti mostrerò.’” (Genesi XII,1)
La nostra Parashà, e con essa la storia del popolo ebraico, si apre con l’ordine dato ad Avraham nostro padre di lasciare la propria casa e seguire la chiamata del Signore.
Rashì, e con lui molti altri esegeti, si interroga sulla complessità di un verso che avrebbe potuto essere molto meno dettagliato. Perché era necessario dirgli “dalla tua terra, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre”? E poi:
“Ma non era forse già uscito di lì con suo padre ed era giunto sino a Charan? Allora così ha detto a lui ‘allontanati ancora di lì ed esci dalla casa di tuo padre verso la terra che ti mostrerò’; non gli ha rivelato la terra subito, per farla piacere ai suoi occhi e dargli il premio per ogni parlata e parlata.” (Rashì in loco)
Lo Shem MiShmuel obietta: Rashì ha fatto una domanda e non ha risposto! La premessa è perfetta. Avraham aveva già lasciato la propria terra e la propria patria. Era già in viaggio con il padre ed erano ora a Charan. Bastava dire dalla casa di tuo padre, che poi è quello che per Rashì sembra essere il senso del verso. Perché dirgli di fare qualcosa che già ha fatto?
Per spiegarlo il Rabbi di Sochatchov parte... da Bereshit, dalla Genesi.
Secondo l’Or HaChajm HaKadosh la forma sferica della Terra ha un motivo profondamente spirituale. La terra è circondata dall’atmosfera, il cielo, nel linguaggio dei nostri Maestri. Anzi, visto che il cielo avvolge perfettamente la terra, possiamo dire che la terra è sospesa nel cielo, e che la distanza tra cielo e terra è la medesima. Terra e cielo sono equidistanti. L’Or HaChajm lo spiega sulla base del Midrash Rabbà (Bereshit Rabbà V) sostenendo che la radice eretz, terra, viene dalla parola merotz, corsa. La terra vuole fare la volontà (ratzon) del Signore e si vuole avvicinare a quanto di spirituale c’è nel mondo: il cielo. Tutta la terra anela ad attaccarsi alla spiritualità e pertanto questa sua corsa verso la spiritualità è equamente distribuita in maniera centrifuga, e l’unica forma geometrica che soddisfa questa condizione è la sfera.
Ora è chiaro che questa non è una descrizione della fisica del Creato quanto piuttosto della radice spirituale di fenomeni che certamente hanno le loro regole matematiche e fisiche. La terra tende verso il cielo ed il cielo spirituale non ne può sopportare la materialità e pertanto la respinge. La terra tende verso il cielo in maniera sferica e centrifuga, il cielo la respinge in maniera centripeta, e la terra se ne sta lì sospesa in equilibrio.
Queste due idee sembrano essere in contraddizione ma lo Shem MiShmuel le concilia: è noto che quando si desidera una cosa e questa ci viene preclusa, il desiderio aumenta. Così è per la terra. Il fatto di essere respinta dal cielo non fa che aumentare il suo desiderio di avvicinarsi. Allora il fatto che lo spirito respinge la materia è funzionale alla crescita della materia ed al rinsaldare il suo desiderio di avvicinarsi allo spirito.
Fin qui nel caso, e così è in generale, che la materia, la terra, non abbia abbastanza desiderio innato di avvicinarsi al cielo. Allora il cielo la respinge per generare il desiderio. Esiste però una modalità nella quale la terra non ha bisogno di stimoli ulteriori. Già da sola tende verso il cielo: la dimensione di Erez Israel.
La Terra d’Israele si trova in una modalità completamente differente rispetto al resto del mondo. È la Terra della Vita, la terra nella quale la vitalità che viene dal Signore scorre perennemente. Essa ha per lo Shem MiShmuel una ishtokekut atzmit, un desiderio intrinseco. E proprio perché non ne ha bisogno, il cielo non la respinge ed essa è chiamata Achot Ketannà. È una piccola sorella per il cielo.
Questo schema ci permette di capire la profondità del comandamento Divino ad Avraham.
L’Avnè Nezer, il padre dello Shem MiShmuel, commenta la Ghemerà in Sotà 11a che legge la Valle di Chevron da cui parte Josef e da cui comincia l’esilio, come dal consiglio profondo del Giusto sepolto a Chevron. Avraham in qualche modo chiede l’esilio come opzione.
Avraham nasce immerso nell’idolatria. Nel male. Tutto il suo avvicinamento al Signore parte dal ripudio della società che lo circonda. Egli arriva al Signore per negazione di tutti gli altri pseudo-valori che sono per lui chiaramente immondi. Avraham sperimenta anche l’opposizione, la persecuzione. Anzi potremmo dire che è proprio l’opposizione del mondo che lo circonda che fa crescere in lui il desiderio di vicinanza con il Creatore. Avraham ha allora paura che le generazioni successive, che nasceranno in un ambiente ebraico puro, non sperimenteranno le difficoltà che per lui erano state funzionali alla crescita sicché il loro servizio si sarebbe pian piano raffreddato.
Avraham allora chiederebbe l’esilio come opzione per ravvivare il fuoco del desiderio di kedushà, santità. E ancora, aggiunge lo Shem MiShmuel, generalmente le persone cercano di instradare i figli sulla base della propria esperienza, anche nel servizio Divino. Avraham che è cresciuto proprio attraverso le avversità, reputa l’esilio l’opzione migliore laddove la fiamma dell’ebraismo comincia a spegnersi. Ed infatti da quanto dice la Torà in Devarim (cap. 28) si capisce chiaramente che l’esilio è una risposta alla mancanza di entusiasmo nel servizio di D.. ‘Per non aver servito il Signore tuo D. con gioia’. Non è una punizione ma piuttosto un modo per tornare alla gioia.
Eppure, questo non è il solo modello.
Esiste uno scenario nel quale la fiamma non si raffredda. È possibile una modalità nella quale ogni giorno si cresce nel servizio del Signore: beato l’uomo che non ha bisogno che venga risvegliato in lui il desiderio attraverso la negazione e l’essere respinto, dice il Rabbi di Sochatchov.
La chiave è quella di crescere giorno dopo giorno: nelle parole di Rabbì Jakov Itzchak di Pshischa, lo Jeudì HaKadosh, il Santo Ebreo, bisognerebbe raffrontare ieri con oggi, come si confronta un goi con un ebreo. Ogni giorno posso essere tanto ebreo da far sembrare un goi l’ebreo che sono stato ieri. (E così mio nonno Marcello Di Nepi z’’l chiamava il periodo precedente al suo rafforzamento nelle mizvot - ‘quando eravamo gnarelli’, incirconscisi, goim).
Ebbene questa è la dimensione di Eretz Israel. Dove si può essere ebrei per propria scelta e convinzione e non per ripudio di un mondo corrotto.
‘Vai per te dalla tua terra’ si riferisce allora alla tua terra. Al tuo essere terra. Vattene da una mentalità nella quale si cresce per negazione, ci si rinsalda nell’oppressione. Vattene. Questa è la modalità dell’esilio, del chutz laHaretz, di quello che paradossalmente è chiamato il chutz laHaretz, il fuori dalla terra. E mi sembra si possa dire che il senso è che se quello è il modello, il modello terra, alla fine si è fuori anche da quella terra, quella materialità che si cerca di elevare per contrasto verso il cielo.
Paradossalmente è nella terra per eccellenza, Erez Israel, che la terra non ha bisogno che il cielo le neghi il contatto per desiderare il cielo. Non abbiamo bisogno dell’antisemita di turno per tornare al Signore, ma possiamo farlo come condizione esistenziale.
Questo avviene anche a livello individuale ogni Shabbat. All’ingresso dello Shabbat, la sera, la sua osservanza ed il suo innalzamento avviene come contrapposizione alla materialità dei giorni feriali appena conclusi. È solo la mattina dopo, nel giorno dello Shabbat, che il ricordo dello Shabbat può arrivare ad un livello di esaltazione intrinseca dello Shabbat senza paragoni e senza bisogno di passare per i giorni feriali.
Ed allora capiamo perché Iddio ha comandato ad Avraham dalla tua terra, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, perché Avraham deve uscire da quello stesso approccio che per lui era stato estremamente benefico, l’approccio diasporico con tutto quanto rappresenta.
Verso la terra che ti mostrerò, sempre, dice lo Shem MiShmuel. Arekkà, significa che ti mostrerò sempre. Perché in Eretz Israel, e solo in Eretz Israel, ‘ti mostrerò sempre e perennemente grandi comprensioni (cioè raggiungerai grandi successi nello studio) e per mezzo di queste crescerà il tuo desiderio da solo, giorno dopo giorno’.
Un desiderio che cresce non perché qualcuno mi opprime o mi discrimina, ma cresce sulla base di quanto studiato ed appreso ieri, in una scalata del sapere e del servire.
E già hanno detto i nostri Maestri.
‘Avirà DeEretz Israel Machkim’. L’aria di Eretz Israel rende saggi.