Nel mese di Elul si richiama spesso il versetto:
«לוּלֵא הֶאֱמַנְתִּי לִרְאוֹת בְּטוּב ה׳»
«Se non avessi creduto di vedere la bontà del Signore».
Non a caso, le lettere della parola לולא (lulè) formano il nome אלול Elul. (Salmi 27,13)
Il fatto stesso che io possa fare teshuvà dipende dalla mia fede che D-o mi tende la mano, che non sono costretto a rimanere quello che sono, che esiste una possibilità di riparazione.
Devo credere che una possibilità esiste, ed è proprio questa fede che mi rende capace di fare teshuvà. Anzitutto bisogna «credere nella bontà del Signore», credere che c'è una via d'uscita, e questo è ciò che ripetiamo continuamente durante il mese di Elul.
Posso trovare una via d'uscita dai miei peccati proprio perché so che una via d'uscita esiste. Ci sono persone che cadono nel fango e vi sprofondano sempre di più; quando cercano di uscirne, finiscono per affondare ancora più profondamente. Ma una strada per uscire c'è: c'è Qualcuno che mi tira fuori.
Come diciamo nella Ne'ilà di Yom Kippur: «Tu tendi la mano ai peccatori.» Quando una persona tende la mano e nessuno gliela afferra, è un'umiliazione; ma quando è il Santo Benedetto Egli sia a tendere la mano, allora siamo tenuti a fare ogni sforzo per tenderGli la nostra.