È uso nella Comunità di Roma, se nella settimana è nato un maschio, salutarne la nascita il venerdì sera con un piut, che si canta immediatamente prima di barechù.

Si tratta del Maskil Miktam, un componimento del rabbino romano del XVII secolo Mordechai Lattes. L’uso è che il pubblico che si alza per il barechù, sentendo l’annuncio torna a sedere mentre resta in piedi il solo papà del bambino che riceve così gli auguri degli oranti. Questa micro-cerimonia è chiamata la “shurà”, letteralmente la fila, forse ad indicare che il festeggiato si mette in prima fila o forse un riferimento a una cerimonia più complessa che si faceva per matrimoni e funerali che ha come comune denominatore la partecipazione del pubblico ad un evento gioioso o triste del singolo.

Tracce di queste cerimonie di “shurà” le troviamo nel registro degli usi della Scola di rito Italiano di Firenze ed anche nella Tefillat HaChodesh in uso nelle comunità sefardite, nella quale è annunciata la “shurà” con delle varianti da aggiungere all’introduzione al Nishmat del Sabato mattina Todot El Chai.

Il testo del Maskil Miktam recita:

מַשְׂכִּיל מִכְתָּם שִׁירוּ רֵעִים, לִכְבוֹד אִישׁ תָּם (טוב) וּתְמִים דֵעִים. גַּם אִמְרוּ מַה־טּוֹב וּמַה־נָּעִים, יֶלֶד הַנִּמּוֹל לִשְׁמוֹנָה. אָשִׁיר הַיּוֹם לִבְרִית מִילָה, זִמְרָה שִׁגָּיוֹן וּתְהִלָּה תּוֹדוֹת אַקְרִיב כִּדְמוּת עוֹלָה, וּכְמוֹ תוֹרִים וּבְנֵי יוֹנָה.
“Maskil, Mictam, cantate oh amici in onore di un uomo integro (buono) e di integri intenti, dite anche come è bene e come è piacevole un bambino circonciso ad otto giorni. Canterò oggi per il patto della milà un canto, un inno ed un salmo, offrirò ringraziamenti simili ad un olà e come tortore e colombe.”

Per capirne fino in fondo il senso dobbiamo partire da un aspetto apparentemente secondario della milà: la partecipazione del pubblico. Il padre del bambino ha infatti l’obbligo di organizzare un pasto festivo ed il pubblico ha l’obbligo di prendervi parte.

Per lo Shibolè Haleqet (Hilcot Milà, siman 9) la fonte di questo obbligo si trova nella nostra parashà nei versi che descrivono la nascita e la circoncisione di Izchak.

וַיִּגְדַּל הַיֶּלֶד וַיִּגָּמַל וַיַּעַשׂ אַבְרָהָם מִשְׁתֶּה גָדוֹל בְּיוֹם הִגָּמֵל אֶת־יִצְחָק׃

“E crebbe il bambino e fu svezzato, ed Avraham fece un grande banchetto nel giorno dello svezzamento di Izchak.”

Questo verso, che apparentemente parla dello svezzamento a 24 mesi di Izchak viene completamente rovesciato dal Midrash che legge הִגָּמֵל higamel come ה׳ ג׳ מל. Hei ha il valore di 5, ghimel è 3, quindi otto. Circonciso ad otto giorni. La festa non è fatta per lo svezzamento a 24 mesi ma all’ottavo giorno, il giorno della milà. Il midrash è poi ripreso dal Daat Zkenim, da Rabbenu Bechajè e da altri commentatori. Rashì dice che la grandezza del banchetto è data dalla presenza delle persone importanti dell’epoca: Shem, Ever ed Avimelech ai quali il Midrash aggiunge anche Og.

Sempre lo Shibbolè Haleqet cita la Ghemarà in TB Shabbat 130a per la quale ogni mizvà che Israele ha ricevuto con gioia come la milà, continua ad essere fatta con gioia. E così anche chi presenta il figlio alla milà è come se presentasse una minchà sull’altare e da qui l’obbligo del banchetto.

Così codifica anche lo Shulchan Aruch in Yorè Deà 265,12 ed il Ramà in loco aggiunge l’uso delle comunità ashkenazite di andare a trovare il neonato e la famiglia nella sera di Shabbat, quello che oggi è chiamato lo “Shalom Zachar”.

Con ciò in mente possiamo capire meglio il testo del piut che gioca su una lettura a più livelli. Ad un primo livello questo parla del padre del bambino che si festeggia ma in realtà c’è dell’altro.

L’espressione Ish tov compare in un verso dei Proverbi

מִדְּרָכָיו יִשְׂבַּע סוּג לֵב וּמֵעָלָיו אִישׁ טוֹב (משלי יד, יד)

che il Midrash Bereshit Rabbà usa per descrivere il fatto che Avraham ha imparato da solo la Torà. Un autodidatta. Avraham non aveva nessuno che gli insegnasse e allora, dice il Midrash, i suoi reni sono diventati due secchi d’acqua che riversano Torà. וּמֵעָלָיו אִישׁ טוֹב, da se stesso l’uomo buono, è Avraham che ha imparato da solo. Anche la versione alternativa della strofa in cui si festeggia Ish tam, l’uomo integro è un riferimento allo stesso midrash. Nell’antichissimo Seder Avodà del Musaf di Kippur di rito italiano di Rabbì Jochannan HaCoen, troviamo la strofa “טוב למד מאליו איש תם” “Bene ha appreso da solo l’uomo integro” come riferito ad Avraham.

Interessante notare che c’è un parallelo femminile di questa scena. In TB Bavà Mezià 87b è ricordato che la gente chiacchierava circa le circostanze della nascita di un figlio a questa coppia di anziani e così il Signore, per provare la maternità di Sarà, gli diede tanto latte che potè allattare i figli dei nobili venuti al banchetto. Per la Ghemarà i capezzoli di Sarà sgorgano latte con quasi la stessa espressione dei reni di Avraham che sgorgano Torà.

Anche l’espressione temim deim, di integri intenti, è un riferimento ad Avraham. Il Midrash Tehillim intende così un verso molto criptico di Giobbe che recita

הֲתֵדַע עַל־מִפְלְשֵׂי־עָב מִפְלְאוֹת תְּמִים דֵּעִים (איוב לז, טז)

e che viene letto come a dire che tutto ciò che manda il Santo Benedetto Egli Sia, persino le piogge (il peso delle nuvole) viene per merito di coloro che procedono con integrità i temimè darech, da qui che temim deim, è un riferimento agli integri e chi più di Avraham al quale Iddio comanda la milà dicendo lui veeiè tamim, e sii integro.

Ad un terzo livello di lettura tutta la strofa si riferisce al Santo Benedetto Egli Sia. Il termine Ish è usato dal midrash proprio per descrivere - paradossalmente - Iddio. HaShem Ish Milchamà. Il Signore è un Uomo da Guerra, un soldato. Tov, è un riferimento alla Torà, come diciamo nel Trattato di Avot, non c’è altro bene (tov) che la Torà. Così anche temim deim è più generalmente usato come uno degli appellativi del Signore che è l’unico vero integro di intenti.

Il Chidà propone un quarto livello di lettura. come è bene e come è piacevole, espressione presa dai Salmi si riferisce a Moshè (bene) che ci ha dato la Torà (chiamata tov, bene) ed Aron (piacevole) che mettendo pace tra gli uomini e tra le coppie aumentava la neimut del mondo. Interessante che Moshè ed Aron si incontrano di nuovo dopo tanti anni proprio subito dopo la milà di Eliezer figlio di Moshè fatta da Zipporà.

La seconda strofa ha al suo centro il ringraziamento che si deve per la milà che viene comparato a dei sacrifici. Il riferimento è ad una Ghemarà in Sanedrhin 89b.

א"ר יוחנן משום רבי יוסי בן זימרא אחר דבריו של שטן דכתיב (בראשית כא, ח) ויגדל הילד ויגמל וגו' אמר שטן לפני הקב"ה רבונו של עולם זקן זה חננתו למאה שנה פרי בטן מכל סעודה שעשה לא היה לו תור אחד או גוזל אחד להקריב לפניך אמר לו כלום עשה אלא בשביל בנו אם אני אומר לו זבח את בנך לפני מיד זובחו מיד והאלהים נסה את אברהם.

La Legatura di Isacco, viene causata per la Ghemarà da un commento del Satan proprio sul banchetto in questione. Di tutto il banchetto che ha fatto non aveva una tortora o una colomba da sacrificarti? Ha detto lui “non ha fatto altro che per suo figlio ma se Io gli dico sacrifica tuo figlio dinanzi a me, lo sacrifica subito” ed immediatamente “ed Iddio mise alla prova Avraham”.

Il gozal della Ghemarà è per Ibn Ezrà proprio la colomba. Anche qui torna una lettura parallela femminile perché questi animali sono proprio l’offerta della partoriente che è accompagnata stranamente da un olà. In passato abbiamo visto come per il Meshech Chochmà, Rabbì Meir Simchà HaCoen di Dvinsk (Tazria), si tratti di un’offerta parallela alla olà che porta l’uomo in occasione delle tre feste di pellegrinaggio, l’olat reià. Il tempo della donna è scandito dal suo ciclo biologico e non dal calendario come per l’uomo.

Il piut che festeggia la shurà, la partecipazione della società alla milà, viene allora a ricordare l’origine di quest’idea nel banchetto di Avraham. Ma viene anche a sanare la frattura della akedà scaturita dall’assenza di korban, תּוֹדוֹת אַקְרִיב כִּדְמוּת עוֹלָה, וּכְמוֹ תוֹרִים וּבְנֵי יוֹנָה.

Non è certo un caso che nella mishmarà della milà noi ricordiamo proprio la legatura di Izchak e questo perchè la tradizione lega fortemente questi due eventi.