“E queste sono le discendenze di Izchak figlio di Avraham, Avraham generò Izchak.”
(Genesi XXV,19)
Per spiegare la ripetitività del primo verso della nostra Parashà, Rashì cita il Midrash Tanchumà in loco. Gli schernitori della generazione deridevano appunto l’ipotesi che Avraham potesse avere un figlio alla sua età e dicevano che certamente Sarà era rimasta incinta di Avimelech. Per questo Iddio dispose che i connotati del volto di Izchak fossero identici a quelli di Avraham, in modo che tutti dicessero: questo è il figlio di Avraham.
Il Bet Hallevì si chiede che senso ci sia nello scherno. Fino a questo punto Avraham si è dimostrato fertile mentre è Sarà ad essere sterile. Per questo e per altri motivi che cita in loco, anche secondo la loro tesi si tratta di un miracolo. Da lì evince il Bet Hallevì che questa è proprio la natura dello scherno. Mettere in discussione, senza gli strumenti o addirittura la volontà di dimostrare qualcosa. Lo scherno per il gusto dello scherno.
Nella versione “femminile” dello stesso Midrash, sempre riportata in loco dal Tanchumà, le mogli dei vari ministri filistei invitati allo svezzamento di Izchak si presentano con prole al seguito ma senza balie. Quando questi iniziano a piangere affamati è Sarà che li allatta. E questo dimostra la sua effettiva maternità.
Interessante notare che sono i filistei e le filistee gli schernitori della generazione ed in particolare i loro politici.
Il Gaon di Vilna, nel suo commento al terzo capitolo di Habacuk spiega uno dei versi della profezia di Bilam circa il re Messia e la sua distruzione di ciò che rimane nella città, e dice:
“questi sono i filistei, che tutto ciò che cercano è impedire la sovranità ed il governo d’Israele.”
I filistei che scherniscono Avraham e Sarà e che spunteranno in ogni momento fondamentale della nostra storia non hanno pretesa di tesi autonome. Non hanno proprio tesi. Vogliono impedire la nostra di tesi.
Così, in maniera stupenda il Midrash Tanchumà associa al nostro primo verso, ed alla sua interpretazione che abbiamo riportato, un famoso verso di Isaia (LIV):
“Ogni strumento creato contro di te non riuscirà ed ogni lingua che sorga contro di te in giudizio verrà condannata, questa è l’eredità dei servi del Signore e la loro giustizia proviene da Me...”
Si tratta per altro del verso con cui molti riti concludono le preghiere del giorno di Kippur. E così dice il Midrash:
“Ecco che tu trovi che Israele dicono dinanzi al Santo Benedetto Egli Sia, ‘Padrone dei Mondi, guarda come le genti ci schiavizzano, non hanno altro mestiere che sedersi e complottare contro di noi..’.”
Ed il Midrash passa in rassegna tutti i nemici del popolo d’Israele dal Faraone ad Aman passando per Balak. Nulla possono i complotti dei nostri nemici dinanzi alla Volontà del Santo Benedetto Egli Sia.
Ed è allora straordinaria la conversazione tra Adriano il malvagio e Rabbì Jeoshua. Il primo, in un apparente raro momento di ammirazione del popolo d’Israele dice:
“È grande la pecora che se ne sta tra settanta lupi”.
Invece, spiega l’Ez Josef, Adriano è retorico e c’è un punto interrogativo alla fine della frase. Come a dire che Israele è una pecora senza forza e che sopravvive solo per la “bontà” dei settanta lupi, le settanta nazioni, che non la sbranano.
Gli risponde Rabbì Jeoshua:
“È grande il Pastore che la salva e la custodisce e li spezza davanti a lei”.
Ossia che colui che è grande è il Santo Benedetto Egli Sia che salva Israele e distrugge i suoi nemici davanti a lui.
Sono due i punti che dobbiamo imparare allora da questo primo verso della nostra Parashà. Il primo è la fiducia completa nell’assistenza del Santo Benedetto Egli Sia che ci custodisce come un pastore con il proprio gregge e non consente agli ipocriti di turno di schernirci o peggio. Il secondo punto riguarda noi.
Il Santo Benedetto Egli Sia può anche darci i connotati dei nostri padri, ma poi sta a noi essere veramente come loro. Izchak non è solo somigliante fisicamente ad Avraham ma anche spiritualmente affonda le proprie radici nelle acque profonde della Torà dell’Amore di Avraham.
Così spiega anche lo Sfat Emet che la Torà del timore di Izchak è sublime solo in quanto basata sulla Torà dell’amore di Avraham. Per questo la Torà ripete “Avraham generò Izchak”.
Ecco allora Izchak scavare i pozzi di Avraham che i filistei avevano ostruito. Questo è il compito della nostra generazione, scavare i pozzi ostruiti, tornare alle radici dei nostri padri, tornare alla Terra dei nostri padri e ancor più al loro comportamento ed al loro servizio del Signore certi che il Pastore, che è veramente Grande, ci redimerà presto in mezzo ai settanta lupi e ci farà pascolare sereni sulle colline d’Israele.